Fiere, undici imprenditori per il rilancio
di Chiara Cabassa
Terminal One Spa si aggiudica l’asta per l’affitto: tra i soci Aleotti, Albarelli, Corghi, Fagioli, Paterlini, Bernardelli e Brevini
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REGGIO EMILIA. Ieri pomeriggio, davanti all’Istituto Vendite Giudiziarie dove di lì a poco si sarebbero aperte le buste con le offerte per l’affitto e la gestione delle Fiere, Stefano Aleotti è stato laconico: «Voglio vincere». E così è stato. Ma il vulcanico ideatore di Ruote da Sogno non ha vinto da solo. Dopo due anni di agonia e polemiche che hanno coinvolto anche gli enti pubblici locali, sarà una cordata di undici imprenditori reggiani a gestire per un anno (dal 1° gennaio al 31 dicembre 2018) gli spazi dell’Ente Fiera. Con un rilancio di 78mila euro (si era partiti da un’offerta base di 33mila euro) ad aggiudicarsi l’asta è stata la neo costituita Terminal One S.p.a. con una compagine sociale rappresentata da alcuni tra i più prestigiosi imprenditori di Reggio e non solo. Ecco chi sono: Giannicola Albarelli di Reggiana Riduttori; Stefano Aleotti di Ruote da Sogno; Pietro e Narco Bernardelli di Grissin Bon, Gianluigi Bertini della bresciana Guber; Renato Brevini di Brevini Riduttori;Ivano Corghi di Fin.Cor.; Carlo e Giovanni Fagioli di Snatt; Emanuele Malvolti, imprenditore modenese; Ivan Paterlini di Gestimm; Luciano, Vittorio e Dario Rabboni della Pregel; Maurizio e Marco Venturi della Ve-Ca. Le quote dei soci sono paritetiche e si aggirano sui 500mila euro.
Niente da fare, e a questo punto non poteva andare diversamente, per gli altri “concorrenti”: La Bussola , Roberto Meglioli e il geometra reggiano Alessandro Neri, ex magazziniere di Aliante.
A parlarci di Terminal One, della sua nascita e dei suoi obiettivi, è il presidente del Cda Guido Prati di Baldi Finance che, insieme a Paolo Chiussi di Lba, ha sviluppato l’idea lanciata da Stefano Aleotti.
Prati, quando nasce Terminal One e perché?
«In realtà si tratta di un’operazione che ha richiesto tempi molto stretti. Eravamo al Camer con Stefano (Aleotti ndr) che, osservando i capannoni della Fiere, ha riflettuto ad alta voce sul fatto che sarebbe stato un peccato chiudere quell’area. Da qui, l’idea di riunire un gruppo di imprenditori che avessero l’obiettivo comune di salvare le Fiere. Tutto ha avuto un’accelerazione quando il 19 settembre è uscito il bando. In poco tempo si è formata questa cordata di undici imprenditori che, ognuno con una quota che si aggira sui 500mila euro, hanno dato vita alla società Terminal One S.p.a. che si è ufficialmente costituita il 5 ottobre. Una cordata ancora aperta: c’è infatti tempo fino al 31 dicembre nel caso altri soci volessero unirsi».
Facendo due conti, parliamo di una società, la T1, da 5 milioni e mezzo di euro. Impossibile pensare che l’obiettivo sia gestire le fiere per un anno, pagare dodici mesi di affitto, poi si torna a casa.
«Presto per porsi obiettivi a lungo termine, ma è chiaro che l’affitto è uno strumento attraverso cui iniziare a lavorare per arrivare a diverse soluzioni»
Parlando invece di progetti a breve e lungo termine, dal 1° gennaio come dobbiamo immaginarci le Fiere?
«È chiaro che ci vorrà tempo per creare nuovi scenari. Innanzitutto si tratta di fare rivivere l’ente fieristico con le attività espositive tradizionali che l’hanno caratterizzato. Dal Camer all’Ornitologica passando da Casa & Tavola. Ma è chiaro che la Terminal One si è costituita per obiettivi di più ampie vedute».
Per esempio?
«L’obiettivo è rilanciare le Fiere come luogo dove svolgere servizi a supporto della Stazione Mediopadana e più in generale dell’Area vasta. Chi arriva a Reggio deve vedere nelle Fiere un punto di riferimento. Un esempio? Perché non concentrare qui un servizio di navette o di noleggio che permettano di raggiungere facilmente la Mediopadana piuttosto che il Tecnopolo? E ancora le Fiere sarebbero il luogo ideale per organizzare attività di promozione delle eccellenze economiche, gastromomiche, culturali e sociali del territorio. Con una premessa: non è un’operazione speculativa. E ogni progetto andrà condiviso con Comune, Camera di commercio e chi vorrà collaborare per il rilancio dell’area».
Niente da fare, e a questo punto non poteva andare diversamente, per gli altri “concorrenti”: La Bussola , Roberto Meglioli e il geometra reggiano Alessandro Neri, ex magazziniere di Aliante.
A parlarci di Terminal One, della sua nascita e dei suoi obiettivi, è il presidente del Cda Guido Prati di Baldi Finance che, insieme a Paolo Chiussi di Lba, ha sviluppato l’idea lanciata da Stefano Aleotti.
Prati, quando nasce Terminal One e perché?
«In realtà si tratta di un’operazione che ha richiesto tempi molto stretti. Eravamo al Camer con Stefano (Aleotti ndr) che, osservando i capannoni della Fiere, ha riflettuto ad alta voce sul fatto che sarebbe stato un peccato chiudere quell’area. Da qui, l’idea di riunire un gruppo di imprenditori che avessero l’obiettivo comune di salvare le Fiere. Tutto ha avuto un’accelerazione quando il 19 settembre è uscito il bando. In poco tempo si è formata questa cordata di undici imprenditori che, ognuno con una quota che si aggira sui 500mila euro, hanno dato vita alla società Terminal One S.p.a. che si è ufficialmente costituita il 5 ottobre. Una cordata ancora aperta: c’è infatti tempo fino al 31 dicembre nel caso altri soci volessero unirsi».
Facendo due conti, parliamo di una società, la T1, da 5 milioni e mezzo di euro. Impossibile pensare che l’obiettivo sia gestire le fiere per un anno, pagare dodici mesi di affitto, poi si torna a casa.
«Presto per porsi obiettivi a lungo termine, ma è chiaro che l’affitto è uno strumento attraverso cui iniziare a lavorare per arrivare a diverse soluzioni»
Parlando invece di progetti a breve e lungo termine, dal 1° gennaio come dobbiamo immaginarci le Fiere?
«È chiaro che ci vorrà tempo per creare nuovi scenari. Innanzitutto si tratta di fare rivivere l’ente fieristico con le attività espositive tradizionali che l’hanno caratterizzato. Dal Camer all’Ornitologica passando da Casa & Tavola. Ma è chiaro che la Terminal One si è costituita per obiettivi di più ampie vedute».
Per esempio?
«L’obiettivo è rilanciare le Fiere come luogo dove svolgere servizi a supporto della Stazione Mediopadana e più in generale dell’Area vasta. Chi arriva a Reggio deve vedere nelle Fiere un punto di riferimento. Un esempio? Perché non concentrare qui un servizio di navette o di noleggio che permettano di raggiungere facilmente la Mediopadana piuttosto che il Tecnopolo? E ancora le Fiere sarebbero il luogo ideale per organizzare attività di promozione delle eccellenze economiche, gastromomiche, culturali e sociali del territorio. Con una premessa: non è un’operazione speculativa. E ogni progetto andrà condiviso con Comune, Camera di commercio e chi vorrà collaborare per il rilancio dell’area».
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