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Gli studenti chiedono un incontro con il sindaco

Gli studenti chiedono un incontro con il sindaco

Proseguono le proteste per la chiusura del punto nascite a Castelnovo Monti Nasce Montagna RE-Esiste. Rifondazione: «Mobilitazione in tutti i Comuni»

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CASTELNOVO MONTI. Si è creato un sostegno e una solidarietà diffusa in paese all’iniziativa annunciata per lunedì dagli studenti delle scuole superiori di Castelnovo, come forma di protesta contro la chiusura del punto nascite dell’ospedale Sant’Anna. I ragazzi sfileranno in corteo per le strade del paese fino ad arrivare in piazza Gramsci, davanti al municipio, dove hanno intenzione di chiedere un incontro agli amministratori per fare domande e ricevere chiarimenti in merito alla situazione dell’ospedale e in generale dei servizi in montagna.

Il programma prevede il ritrovo alle 8 nel piazzale dell'istituito Cattaneo-Dall'Aglio per poi incamminarsi verso piazza Gramsci, «dove manifesteremo il nostro dissenso e la nostra indignazione verso le ultime scelte riguardanti il punto nascite – spiegano gli studenti –. Seguiranno delle letture e delle attività proposte da alcuni ragazzi».

Dopo la mobilitazione delle Cicogne, quella degli studenti è la seconda sul tema del punto nascite, ma sicuramente non sarà l’ultima. Si è costituito infatti un nuovo gruppo di cittadini, che si è chiamato “Montagna RE-Esiste”, che appare infatti molto agguerrito e pronto a forme di protesta “forti”. Lo annunciano loro stessi con una nota: “Nasce un nuovo movimento deciso ad opporre una forte resistenza contro quella che, trasversalmente sull’intero territorio, viene vissuta come una decisione discriminante e antidemocratica. Il gruppo si è radunato attorno alla rabbia espressa da alcuni cittadini della montagna, concretizzandosi inizialmente su una pagina Facebook che nel giro di poco più di ventiquattr’ore è passata da 50 a 6000 iscrizioni. La rabbia di un intero territorio si stia concentrando e prendendo corpo. Non si tratta di un gruppo slegato dalla vita politica e civile collettiva, ma forse la vera novità politica degli ultimi anni. Noi ci schieriamo al fianco di altri comitati, come Salviamo le Cicogne, che da anni lottano per opporsi a questa deriva antidemocratica che baratta i diritti fondamentali dell’uomo con i bilanci dell’azienda-stato».

Conclude la nota: «Siamo pronti a mettere in campo le strategie di opposizione e di disobbedienza civile che riterremo più efficaci. Abbiamo ricevuto adesioni da più parti, compresa quella di alcuni avvocati che si sono detti disposti a seguirci. E al presidente della regione Bonaccini comunichiamo che la questione del punto nascita è tutt’altro che chiusa».

Prosegue intanto l’impegno del Movimento 5 stelle per chiedere le dimissioni a vari livelli politici come forma di protesta. L’appello è rilanciato dalla consigliera dell’Unione Appennino Emilia Attolini, che lo rivolge proprio ai vertici dell’organismo che unisce tutti i Comuni montani: «Siamo montanari prima che politici. Ci troviamo di fronte a un sopruso, perpetrato nei nostri confronti. Alziamo tutti la testa e se dobbiamo rinunciare al nostro ruolo politico nell'estremo tentativo di farci sentire facciamolo senza timore».

Anche Rifondazione Comunista di Reggio Emilia si esprime contro la chiusura del punto nascite. In una nota il partito «manifesta la propria solidarietà ai cittadini della montagna che in questi giorni si stanno mobilitando contro una decisione presa dalla Regione, avallata a Reggio Emilia ai livelli più alti della politica sanitaria. Si invocano ragioni di sicurezza e si sorvola sul fatto che la montagna non può avere gli stessi parametri della città o di altre realtà del territorio. La montagna per definizione è un luogo disagiato e va garantito il diritto alla salute dei cittadini con servizi e tutele che non possono essere giudicati dal rapporto costi/benefici».

La nota è a firma Vito Albanese segretario della federazione Prc Reggio Emilia, e Massimo Comunale, responsabile sanità, che concludono: «In montagna non può esserci pareggio di bilancio. Politicamente si fa una scelta e la si impone ai tecnici della politica sanitaria. Si promettono investimenti futuri a fronte dello sconcerto della popolazione, ma la realtà di tutti i territori è la mancanza di medici e infermieri, nonché di personale ausiliario. Chiediamo che la mobilitazione continui e investa tutti i comuni, non solo quelli della montagna».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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