BORGHI (LIBERA)
«Quasi 2.500 studenti presenti al processo»
REGGIO EMILIA. Ieri è stata la volta di una scolaresca bolognese (la classe quinta dell’istituto Caduti della Direttissima di Castiglione dei Pepoli) e siamo ormai vicini ad oltrepassare quota 2.500...
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REGGIO EMILIA. Ieri è stata la volta di una scolaresca bolognese (la classe quinta dell’istituto Caduti della Direttissima di Castiglione dei Pepoli) e siamo ormai vicini ad oltrepassare quota 2.500 studenti che hanno seguito le udienze del maxi processo Aemilia.
Studenti che non arrivano certo impreparati a seguire un processo complesso come quello in corso dal marzo 2016 nell’aula-bunker, perché arrivano in aula con alle spalle gli incontri preparatori con i volontari dell’associazione antimafia Libera. «Per il momento sappiamo già che avremo presenze di studenti in quasi tutte le udienze – spiega Daniele Borghi, referente di Libera per l’Emilia-Romagna – fino alla fine dell’anno. Tutto ciò rientra nei progetti di educazione alla legalità e di cittadinanza responsabile. Si tratta di un percorso avviato da tempo da Libera con gli istituti scolastici. I contatti vengono alimentati anche dai servizi giornalistici o televisivi che veicolano le informazioni sul maxi processo Aemilia e sulla nostra presenza in aula».
Sinora hanno seguito le "tappe" di questo storico procedimento varie classi di tre regioni (Emilia-Romagna, Lombardia e Marche) nel solco che Libera porta avanti con due ben precisi obiettivi: sostegno alla didattica tradizionale e promozione di una cultura della legalità. Una presenza contestata in due momenti dagli imputati di Aemilia. Nel maggio 2016 un difensore aveva sottolineato l'irregolarità della presenza degli studenti minorenni, ai sensi dell'articolo 471 del codice di procedura penale. La Corte aveva poi respinto il "nodo" sollevato dal difensore, ritenendo che al principio sancito dalla legge si possa derogare «come fondamentale ausilio alla formazione dei giovani alla legalità» e considerato «l'interesse particolare riconosciuto a questo processo di cui è stata autorizzata in tempo reale la diffusione mediatica». Tentativo di estromettere gli studenti dall'aula (come pure i giornalisti) poi replicato nel gennaio 2017 da alcuni imputati attraverso un esposto successivamente respinto dal collegio giudicante.
Studenti che non arrivano certo impreparati a seguire un processo complesso come quello in corso dal marzo 2016 nell’aula-bunker, perché arrivano in aula con alle spalle gli incontri preparatori con i volontari dell’associazione antimafia Libera. «Per il momento sappiamo già che avremo presenze di studenti in quasi tutte le udienze – spiega Daniele Borghi, referente di Libera per l’Emilia-Romagna – fino alla fine dell’anno. Tutto ciò rientra nei progetti di educazione alla legalità e di cittadinanza responsabile. Si tratta di un percorso avviato da tempo da Libera con gli istituti scolastici. I contatti vengono alimentati anche dai servizi giornalistici o televisivi che veicolano le informazioni sul maxi processo Aemilia e sulla nostra presenza in aula».
Sinora hanno seguito le "tappe" di questo storico procedimento varie classi di tre regioni (Emilia-Romagna, Lombardia e Marche) nel solco che Libera porta avanti con due ben precisi obiettivi: sostegno alla didattica tradizionale e promozione di una cultura della legalità. Una presenza contestata in due momenti dagli imputati di Aemilia. Nel maggio 2016 un difensore aveva sottolineato l'irregolarità della presenza degli studenti minorenni, ai sensi dell'articolo 471 del codice di procedura penale. La Corte aveva poi respinto il "nodo" sollevato dal difensore, ritenendo che al principio sancito dalla legge si possa derogare «come fondamentale ausilio alla formazione dei giovani alla legalità» e considerato «l'interesse particolare riconosciuto a questo processo di cui è stata autorizzata in tempo reale la diffusione mediatica». Tentativo di estromettere gli studenti dall'aula (come pure i giornalisti) poi replicato nel gennaio 2017 da alcuni imputati attraverso un esposto successivamente respinto dal collegio giudicante.
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