La cantina Barbaterre a una famiglia veronese
Cambia di proprietà l’azienda fondata a Bergonzano da Massimiliano Bedogni «Volevamo sperimentare l’ebbrezza di produrre vino biologico reggiano»
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QUATTRO CASTELLA. «L’idea è un po’ folle, ma ci ha affascinato. Siamo veronesi, sessantenni, con occupazioni che ci assorbono tanto, ma questo luogo ci ha stregato. Abbiamo acquistato Barbaterre, azienda vinicola di Bergonzano fondata nel 2005 da Massimiliano Bedogni - sono con noi i suoi figli Massimo e Nicoletta - ed ora la conduciamo con i nostri figli che, sebbene svolgano altre attività, hanno condiviso questa “pazza” idea perché amano come noi le gioie della natura e vogliono sperimentare l’ebbrezza di produrre vino biologico reggiano». Maria Grazia Lugo e il marito Franco Garzotti, visibilmente emozionati, hanno spiegato così, ad una selezionata schiera di invitati (dai presidenti della Camera di commercio Stefano Landi e di Unindustria Mauro Severi, al sindaco di Quattro Castella Andrea Tagliavini oltre ad amministratori veronesi) il progetto imprenditoriale cui hanno dato vita all’inizio dell’anno.
È un piccolo B&B con magnifica vista sui colli matildici e soprattutto un podere con ampie distese di viti dalle quali hanno raccolto i primi frutti. È nato così un vino che si chiama Marandalè60, nome che deriva dalle prime lettere dei nomi dei figli – i gemelli ingegneri Marco e Andrea e Alessandra che studia arte – e indica i mesi di maturazione, che possono arrivare a 72. Un nettare con varie tonalità che si basa sul rispetto della natura e la regola della semplicità – ha spiegato l’enologo Paolo Posinato – un vino che nasce già nella vigna. In tutto 40 ettari di cui 10 a vite e il resto a boschi e seminativi dove è facile vedere passare daini, cinghiali ed altri animali allo stato libero, terreno ideale, grazie a sole e vento, per uve come Pinot nero, Cabernet, Sauvignon e scampoli di Lambrusco. Purtroppo sono declivi scoscesi, privi d’acqua, e per vendemmiare occorre scendere a piedi fra i filari con una cassetta fra le mani e a sera si risalire con l’uva che va subito in cantina. In giornata la spremitura: dalla vigna al tino, quasi un caseificio del vino, ed anche qui la stagionatura dura anni.
In tutto circa 30 mila bottiglie che in larga misura finiranno in Giappone e Danimarca e solo in parte sulle tavole del Nord Italia. Nell’occasione inaugurale hanno fatto passerella Blanc de Blancs (Sauvignon), Blanc de Noirs e Rosè (due Pinot Nero). Ed ecco il Marandalè60 che simboleggia il legame familiare: non a caso le prime tre bottiglie sono state consegnate ai figli. (l.v.)
È un piccolo B&B con magnifica vista sui colli matildici e soprattutto un podere con ampie distese di viti dalle quali hanno raccolto i primi frutti. È nato così un vino che si chiama Marandalè60, nome che deriva dalle prime lettere dei nomi dei figli – i gemelli ingegneri Marco e Andrea e Alessandra che studia arte – e indica i mesi di maturazione, che possono arrivare a 72. Un nettare con varie tonalità che si basa sul rispetto della natura e la regola della semplicità – ha spiegato l’enologo Paolo Posinato – un vino che nasce già nella vigna. In tutto 40 ettari di cui 10 a vite e il resto a boschi e seminativi dove è facile vedere passare daini, cinghiali ed altri animali allo stato libero, terreno ideale, grazie a sole e vento, per uve come Pinot nero, Cabernet, Sauvignon e scampoli di Lambrusco. Purtroppo sono declivi scoscesi, privi d’acqua, e per vendemmiare occorre scendere a piedi fra i filari con una cassetta fra le mani e a sera si risalire con l’uva che va subito in cantina. In giornata la spremitura: dalla vigna al tino, quasi un caseificio del vino, ed anche qui la stagionatura dura anni.
In tutto circa 30 mila bottiglie che in larga misura finiranno in Giappone e Danimarca e solo in parte sulle tavole del Nord Italia. Nell’occasione inaugurale hanno fatto passerella Blanc de Blancs (Sauvignon), Blanc de Noirs e Rosè (due Pinot Nero). Ed ecco il Marandalè60 che simboleggia il legame familiare: non a caso le prime tre bottiglie sono state consegnate ai figli. (l.v.)
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