Le Province: «Basta con i tagli»
di Andrea Vaccari
L’Upi chiede soldi e risposte al futuro Governo, Manghi: «Serve una programmazione triennale»
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REGGIO EMILIA. Alla vigilia della nuova legge di bilancio – che verrà varata lunedì e trasferita alle Camere venerdì 20 ottobre – l’assemblea dell’Anci che si è svolta a Vicenza ha rappresentato l’occasione per fare il punto della situazione anche per le Province. Nel corso dell’assemblea l’Upi – Unione province italiane – ha condiviso una piattaforma di richieste da presentare al prossimo governo e che mira a dare ossigeno all’attività di questi enti che negli ultimi anni si sono trovati a fare i conti con risorse sempre più risicate. A Vicenza, nel corso dei lavori dell’assemblea è intervenuto giovedì anche Giammaria Manghi, presidente della Provincia di Reggio Emilia e dell’Upi dell’Emilia Romagna.
«La prima richiesta che abbiamo presentato – afferma Manghi – è che alle Province venga concesso di tornare a pensare il bilancio in un’ottica triennale, come avviene per i Comuni. In questi anni, in via eccezionale, sono stati via via approvati bilanci annuali che non permettono una programmazione di prospettiva. E per programmare a medio lungo termine occorrono risorse: per questo chiediamo di annullare i tagli previsti dalla legge 190/2014 che ha decretato pesanti tagli nel triennio 2015-2017. I tagli previsti per il 2017 sono stati cancellati, ma la Sose (la società del ministero dell’Economia che oltre agli studi di settore calcola il prezzo giusto delle funzioni fondamentali degli enti locali, ndr) ha certificato che alle Province mancano 650 milioni».
In più, vengono richiesti 470 milioni per il 2018 e 270 milioni sia per il 2019 che per il 2020 da utilizzare nella parte corrente, ossia quella della gestione, in modo da assicurare agli enti l’autonomia finanziaria prevista dall’articolo 119 della Costituzione.
Non secondario è il tema degli investimenti. «Strade ed edilizia scolastica – aggiunge Manghi – sono i principali campi in cui investono le Province. Proprio per questo, per il prossimo triennio sono stati richiesti 600 milioni (200 all’anno) per la sistemazione delle strade provinciali. A consolidare questo aspetto, una recente dichiarazione del ministro Graziano Delrio, che giovedì ha sottolineato di aver preso l’impegno per destinare alle Province fondi importanti per la viabilità. In merito all’edilizia scolastica, invece, la richiesta è che venga destinato alle Province il 30% degli 1,7 miliardi previsti per l’edilizia scolastica nazionale».
Altro aspetto che preme all’Upi è quello del personale: la richiesta è quella dell’eliminazione del comma 420 della legge 190 che aveva bloccato ogni possibile manovra sul personale. L’obiettivo è quello di ottenere ulteriori assunzioni almeno per poter permettere un normale turnover.
«Crediamo infine – conclude Manghi – che il prossimo governo dovrà in parte rivedere la legge Delrio, che doveva portare il superamento delle Province in favore delle aree vaste. Ciò non è avvenuto, dunque servirà qualche accorgimento. Oggi, delle 76 Province italiane a statuto ordinario, 13 sono in stato di dissesto e 10 di predissesto (nessuna di queste è in Emilia Romagna, ndr). La speranza, a fronte di queste richieste, è di riuscire a portare a casa qualcosa di concreto».
«La prima richiesta che abbiamo presentato – afferma Manghi – è che alle Province venga concesso di tornare a pensare il bilancio in un’ottica triennale, come avviene per i Comuni. In questi anni, in via eccezionale, sono stati via via approvati bilanci annuali che non permettono una programmazione di prospettiva. E per programmare a medio lungo termine occorrono risorse: per questo chiediamo di annullare i tagli previsti dalla legge 190/2014 che ha decretato pesanti tagli nel triennio 2015-2017. I tagli previsti per il 2017 sono stati cancellati, ma la Sose (la società del ministero dell’Economia che oltre agli studi di settore calcola il prezzo giusto delle funzioni fondamentali degli enti locali, ndr) ha certificato che alle Province mancano 650 milioni».
In più, vengono richiesti 470 milioni per il 2018 e 270 milioni sia per il 2019 che per il 2020 da utilizzare nella parte corrente, ossia quella della gestione, in modo da assicurare agli enti l’autonomia finanziaria prevista dall’articolo 119 della Costituzione.
Non secondario è il tema degli investimenti. «Strade ed edilizia scolastica – aggiunge Manghi – sono i principali campi in cui investono le Province. Proprio per questo, per il prossimo triennio sono stati richiesti 600 milioni (200 all’anno) per la sistemazione delle strade provinciali. A consolidare questo aspetto, una recente dichiarazione del ministro Graziano Delrio, che giovedì ha sottolineato di aver preso l’impegno per destinare alle Province fondi importanti per la viabilità. In merito all’edilizia scolastica, invece, la richiesta è che venga destinato alle Province il 30% degli 1,7 miliardi previsti per l’edilizia scolastica nazionale».
Altro aspetto che preme all’Upi è quello del personale: la richiesta è quella dell’eliminazione del comma 420 della legge 190 che aveva bloccato ogni possibile manovra sul personale. L’obiettivo è quello di ottenere ulteriori assunzioni almeno per poter permettere un normale turnover.
«Crediamo infine – conclude Manghi – che il prossimo governo dovrà in parte rivedere la legge Delrio, che doveva portare il superamento delle Province in favore delle aree vaste. Ciò non è avvenuto, dunque servirà qualche accorgimento. Oggi, delle 76 Province italiane a statuto ordinario, 13 sono in stato di dissesto e 10 di predissesto (nessuna di queste è in Emilia Romagna, ndr). La speranza, a fronte di queste richieste, è di riuscire a portare a casa qualcosa di concreto».
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