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Zona stazione: «Qui ogni giorno è un percorso di guerra»

Zona stazione: «Qui ogni giorno è un percorso di guerra»

Reggio Emilia: Nunzia D’Abbiero _ medico e pendolare _ a febbraio era stata rapinata, venerdì scorso ha assistito a un borseggio

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REGGIO EMILIA. Otto mesi fa era stata aggredita e rapinata fra via Turri e via Chiesi, in zona stazione. Ieri sera, sulle scale del sottopasso della stazione, ha assistito ad uno scippo fortunatamente dal lieto fine, ma che non le ha impedito di tornare con la mente a quella sera, un venerdì anche in quel caso, quando era finita al pronto soccorso. Una vita da pendolare quella di Nunziata D’Abbiero, direttore del reparto di Radioterapia dell’Ospedale Maggiore di Parma, che più di una volta si è scontrata con quella che chiamiamo microcriminalità. Era il 3 febbraio scorso quando, scesa dal treno, la dottoressa si era incamminata con il cellulare in tasca e gli auricolari: stava parlando con una collega quando all’improvviso si è sentita strattonare. Poi è finita a terra ed è stata trascinata per diversi metri fino a quando il gancio della borsa ha ceduto e il malvivente è fuggito con il bottino.

Ieri sera, Nunziata D’Abbiero non è stata vittima ma testimone di un episodio che avrebbe potuto degenerare. «Scendendo dal treno mentre da Parma rientravo a casa qui a Reggio – ci racconta il medico – sulle scale del sottopasso vedo un ragazzo che afferra un giovane straniero dicendo: “restituisci i soldi,restituisci i soldi o chiamo la polizia”. Gli sfila praticamente dalle mani il maltolto e rincorre la giovane ignara che era stata derubata restituendole le banconote e gli auricolari. Grazie alla prontezza di questo giovane e ignoto cittadino la storia ha avuto un lieto fine». Eppure l’episodio va stigmatizzato: «Per qualcuno – prosegue D’Abbiero – non è successo nulla anche perché questo episodio mai andrà a incrementare le statistiche sulla microcriminalità e per questo potrà al massimo rientrare nella categoria delle percezioni. Invece questa è la realtà quotidianità. Chi usa i mezzi pubblici per lavoro o per studio sa bene che deve stare attento, e chi non lo sa sarà costretto a farlo perché prima o poi sarà vittima di qualche furto o violenza, deve guardarsi le spalle, deve badare a cosa mette nella borsa, a dove tiene i documenti, il telefono... Sembra di fare un percorso di guerra, ogni giorno. Esagero? Provare per credere». E se D’Abbiero ha voluto raccontare questo episodio, lo ha fatto per un preciso motivo: « Ho voluto raccontare questo episodio per dire ancora una volta che la sicurezza è un problema politico importante: politico, nel senso di polis, città. Ovvio, non è certamente solo un problema di Reggio, ma anche di Parma, Modena, Bologna: l’asse ferroviario dell’Emilia pone davvero molti problemi sulla sicurezza dei cittadini. E tali problemi certamente non sono di facile soluzione. Però bisogna provarci, fare progetti, ma soprattutto e innanzitutto ascoltare i cittadini, imparare (non è un vero ascoltare senza imparare) dal loro punto di vista. Lasciare la stazione in mano alla microcriminalità vuol dire bloccare la mobilità di una città. Su questo tema i partiti di governo verranno valutati dagli elettori. Infine, ancora una volta la vittima (mancata) è stata una donna. Ed io ne so qualcosa».


 

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