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«Il clan si impone con gli incendi dolosi»

«Il clan si impone con gli incendi dolosi»

Il pentito Valerio da tre settimane sta raccontando al processo Aemilia i metodi violenti della cosca

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REGGIO EMILIA. «Gli incendi dolosi? Modi di affermazione criminale».

Per il pentito Antonio Valerio – che da tre settimane sta deponendo nell’aula-bunker del maxi processo Aemilia – sono due le “strade” battute dalla cosca ’ndranghetistica per avere il controllo assoluto sul territorio reggiano: gli atti violenti e le manovre per ripulire attraverso la politica l’immagine mafiosa dei cutresi.

E il collaboratore di giustizia, passando in rassegna nelle ultime due udienze diversi capi d’imputazione, non usa tanti giri di parole per rivelare le pressioni ma anche le intimidazioni («È la ’ndrangheta!») messe in atto, con tanto di continue manifestazioni di rispetto nella Reggio Emilia impaurita “preda” del clan.

E proprio sui roghi dolosi – peraltro non pochi a Reggio nel periodo preso in esame dalla maxi operazione Aemilia – Valerio si è soffermato per spiegare un metodo usato spesso dalla cosca, sfruttando – a suo dire – l’assenza di consapevolezza sull’esistenza di un fenomeno mafioso organizzato: «Bolognino aveva risentimento verso i Vertinelli e bruciò loro un camion. Prima di Aemilia non si ipotizzava una rete mafiosa: così ricorrevamo a questi sistemi per annichilire le persone. Non ci preoccupavamo delle conseguenze delle indagini, perché avrebbero colpito i singoli, senza scalfire l’organizzazione».

I racconti del pentito si fermano, ovviamente, al momento del suo arresto, cioè il 28 genaio 2015, al culmine dell’operazione Aemilia. Ma da allora gli incendi dolosi sono tutt’altro che finiti. Se la pista investigativa rimane sempre quella mafiosa, allora gli scenari possono essere due: o il clan Grande Aracri – che per la Dda di Bologna si è fortemente radicato in regione, con epicentro Reggio Emilia – si sta dando una nuova struttura, oppure c'è chi sta cercando di inserirsi con la forza in una sorta di “vuoto di potere”.

Insomma, gli inquirenti mantengono la guardia alta, perché il nostro territorio è ritenuto particolarmente ricco ed attrattivo dalla criminalità organizzata.(t.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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