«Il Comune vuole farci chiudere»
di Luca Tondelli
Canossa, la denuncia del titolare di TecnoResine da anni in contenzioso con l’amministrazione locale
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CANOSSA . «Il Comune ha rifiutato di sottoscrivere un accordo quando già sembrava averlo approvato. Per me è la prova definitiva che vogliono farmi chiudere, nonostante l’azienda vada bene». È uno sfogo quello di Leonardo Domenichini, fondatore della TecnoResine di Currada, azienda nata nel 1977 che aveva fatto partire da zero, oggi diretta dal figlio Gabriele e una realtà conosciuta su vasta scala.
Già diversi anni fa, nel 2013, Domenichini aveva avuto dei diverbi con l’amministrazione comunale per la posizione e la documentazione relativa a un capannone, realizzato anni prima, poi risultato privo di un certificato di abitabilità. Fatto che aveva motivato un'ordinanza per la chiusura di quella parte della struttura. «Così devo chiudere l’azienda», aveva denunciato allora Domenichini e la questione finì per coinvolgendo anche gli avvocati.
Ora si sono aggiunte nuove condizioni che hanno portato l’imprenditore «all’esasperazione». Afferma Domenichini: «Esiste in Emilia questo Comune virtuoso, storico a livello europeo, senza debiti eccessivi, amministrato da più di 50 anni da quella sinistra che si dichiara a favore dei lavoratori. Però sembra che questo Comune voglia far chiudere una azienda di 40 anni, radicata sul territorio, con prodotti commercializzati a livello internazionale».
La TecnoResine produce spoiler e componenti per mezzi pesanti, ma anche prototipi e prodotti innovativi in vetroresina. È portata avanti da un nucleo di soci soprattutto giovani, in uno stabilimento di circa 800 metri quadri a Currada. Ultimamente si è fatta conoscere a livello internazionale anche per un macchinario molto innovativo, un micro spartineve radiocomandato che ha suscitato molto interesse in fiere ed esposizioni, anche da clienti extra europei.
Prosegue Leonardo Domenichini: «Negli ultimi 15 anni siamo stati oggetto di una marea di procedimenti che ci hanno impedito di crescere come avremmo potuto. Ad esempio ci è stato imposto di nascondere l’azienda dietro una barriera di pioppi alti 20 metri, pur essendo situati in zona artigianale, con autorizzazioni in regola. Una barriera che avremmo dovuto mettere a dimora in un terreno non del tutto nostro, con l’altro proprietario che non la autorizzava, e tra l’altro a lato della strada con possibili sanzioni, secondo noi, perché sarebbero diventati un pericolo per il traffico stradale, oltre a rendere invisibile la nostra sede con un innegabile danno economico».
Prosegue Domenichini: «A questa imposizione, insieme ad altre che non abbiamo ritenuto giuste, non abbiamo voluto adeguarci perché le ritenevamo esclusivamente punitiva. Dopo anni di trattative avevamo posto le basi per risolvere la situazione bonariamente, senza eccessive spese, ma non hanno voluto sentire ragioni emettendo solo ordinanze e sanzioni. Un comportamento che dovrebbe preoccupare tutti e non solo noi».
E conclude: «A questo punto spero solo che prima o poi la giustizia possa definire dalla parte di chi sta la ragione, ma sono demotivato: non credevo che non si tenesse in alcuna considerazione una attività che crea lavoro».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Già diversi anni fa, nel 2013, Domenichini aveva avuto dei diverbi con l’amministrazione comunale per la posizione e la documentazione relativa a un capannone, realizzato anni prima, poi risultato privo di un certificato di abitabilità. Fatto che aveva motivato un'ordinanza per la chiusura di quella parte della struttura. «Così devo chiudere l’azienda», aveva denunciato allora Domenichini e la questione finì per coinvolgendo anche gli avvocati.
Ora si sono aggiunte nuove condizioni che hanno portato l’imprenditore «all’esasperazione». Afferma Domenichini: «Esiste in Emilia questo Comune virtuoso, storico a livello europeo, senza debiti eccessivi, amministrato da più di 50 anni da quella sinistra che si dichiara a favore dei lavoratori. Però sembra che questo Comune voglia far chiudere una azienda di 40 anni, radicata sul territorio, con prodotti commercializzati a livello internazionale».
La TecnoResine produce spoiler e componenti per mezzi pesanti, ma anche prototipi e prodotti innovativi in vetroresina. È portata avanti da un nucleo di soci soprattutto giovani, in uno stabilimento di circa 800 metri quadri a Currada. Ultimamente si è fatta conoscere a livello internazionale anche per un macchinario molto innovativo, un micro spartineve radiocomandato che ha suscitato molto interesse in fiere ed esposizioni, anche da clienti extra europei.
Prosegue Leonardo Domenichini: «Negli ultimi 15 anni siamo stati oggetto di una marea di procedimenti che ci hanno impedito di crescere come avremmo potuto. Ad esempio ci è stato imposto di nascondere l’azienda dietro una barriera di pioppi alti 20 metri, pur essendo situati in zona artigianale, con autorizzazioni in regola. Una barriera che avremmo dovuto mettere a dimora in un terreno non del tutto nostro, con l’altro proprietario che non la autorizzava, e tra l’altro a lato della strada con possibili sanzioni, secondo noi, perché sarebbero diventati un pericolo per il traffico stradale, oltre a rendere invisibile la nostra sede con un innegabile danno economico».
Prosegue Domenichini: «A questa imposizione, insieme ad altre che non abbiamo ritenuto giuste, non abbiamo voluto adeguarci perché le ritenevamo esclusivamente punitiva. Dopo anni di trattative avevamo posto le basi per risolvere la situazione bonariamente, senza eccessive spese, ma non hanno voluto sentire ragioni emettendo solo ordinanze e sanzioni. Un comportamento che dovrebbe preoccupare tutti e non solo noi».
E conclude: «A questo punto spero solo che prima o poi la giustizia possa definire dalla parte di chi sta la ragione, ma sono demotivato: non credevo che non si tenesse in alcuna considerazione una attività che crea lavoro».
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