Il Pd si spacca sul punto nascite «Il partito ha giocato sporco»
Castelnovo Monti, lettera aperta dell’ex consigliere provinciale Ferrari, 70 anni e una vita in politica «Un ospedale dove non si può nascere è monco. Avevano già deciso tutto prima della pausa estiva»
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CASTELNOVO MONTI . «Nella vicenda del Punto nascite dell’ospedale Sant’Anna amministratori locali, dirigenti politici e amministrativi hanno “giocato sporco” venendo in montagna solo a promettere impegni che poi non ci sono stati». È uno dei passaggi centrali della lettera pubblica con cui Pietro Ferrari, storico militante attivo del Pd (e prima della Dc e dei Popolari), evidenzia il dissidio venutosi a creare nel partito a seguito della decisione di chiudere il Punto nascite castelnovese.
Afferma Ferrari: «Ho 70 anni, una vita di militanza politica e di impegno nel volontariato che continua tuttora, e non sono solito prendere pubblicamente posizioni di rottura. La vicenda della soppressione del punto nascita a Castelnovo Monti però mi ha “squilibrato”. È una vicenda basata su presupposti illogici poiché non è il numero dei parti in una sede che garantisce sicurezza, ma che la sede sia idonea e l’equipe accreditata. La sede del Sant’Anna è idonea, ma l’equipe avrebbe dovuto venire da fuori e questo provocava difficoltà che non si sono volute affrontare».
Prosegue Ferrari: «Quando ero consigliere provinciale approvammo il piano sanitario in cui si salvaguardavano gli ospedali di Guastalla, Reggio Emilia e Castelnovo Monti come ottimale presidio sanitario del territorio nella logica dello sviluppo di questa provincia; ora questo sembra non valere più. Chiunque ci ragioni si rende conto che un ospedale in cui non si possa nascere è monco, non può essere considerato un presidio ottimale. Si aggiunga che in tutta la vicenda amministratori locali, dirigenti politici e amministrativi hanno “giocato sporco” venendo in montagna, quando non hanno voluto sottrarsi al confronto, a raccontare e a promettere impegni che non ci sono stati, in quanto tutta la strategia per la cancellazione era stata già decisa da non più di tre o quattro persone, e tutto era pronto per non riaprire il punto nascita il 17 ottobre, dopo il mese di chiusura estiva giustificata con le carenze reali di organico. Non mi piace, ma credo che non piaccia a nessuno farsi prendere in giro».
La nota fa seguito all’intervento del Pd della montagna, in cui il Partito si è difeso dagli attacchi di questi giorni, affermando di non aver lasciato «nulla di intentato. La Senatrice Pignedoli e altri parlamentari è riuscita a ottenere il decreto ministeriale che ha reso possibile le richieste di deroga al limite dei 500 parti annui. Senza questo lavoro il punto nascita sarebbe già stato chiuso da due anni. Abbiamo lavorato con i sindaci, Provincia e Regione per trovare una soluzione». Salvo poi «prendere atto con amarezza delle decisioni prese».
Una giustificazione che non basta a Ferrari: «Sono un iscritto al Pd apostrofato come “renziano”, e poiché nei prossimi giorni sono convocate le assemblee precongressuali, mi asterrò dal partecipare a quella di Castelnovo Monti dove sono iscritto, visto anche che i candidati provinciali unici sono in ticket Costa e Tagliavini che sulla questione punto nascita hanno firmato una nota perlomeno risibile. Per quanto riguarda il tesseramento 2018 dovrò pensarci molto bene».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Afferma Ferrari: «Ho 70 anni, una vita di militanza politica e di impegno nel volontariato che continua tuttora, e non sono solito prendere pubblicamente posizioni di rottura. La vicenda della soppressione del punto nascita a Castelnovo Monti però mi ha “squilibrato”. È una vicenda basata su presupposti illogici poiché non è il numero dei parti in una sede che garantisce sicurezza, ma che la sede sia idonea e l’equipe accreditata. La sede del Sant’Anna è idonea, ma l’equipe avrebbe dovuto venire da fuori e questo provocava difficoltà che non si sono volute affrontare».
Prosegue Ferrari: «Quando ero consigliere provinciale approvammo il piano sanitario in cui si salvaguardavano gli ospedali di Guastalla, Reggio Emilia e Castelnovo Monti come ottimale presidio sanitario del territorio nella logica dello sviluppo di questa provincia; ora questo sembra non valere più. Chiunque ci ragioni si rende conto che un ospedale in cui non si possa nascere è monco, non può essere considerato un presidio ottimale. Si aggiunga che in tutta la vicenda amministratori locali, dirigenti politici e amministrativi hanno “giocato sporco” venendo in montagna, quando non hanno voluto sottrarsi al confronto, a raccontare e a promettere impegni che non ci sono stati, in quanto tutta la strategia per la cancellazione era stata già decisa da non più di tre o quattro persone, e tutto era pronto per non riaprire il punto nascita il 17 ottobre, dopo il mese di chiusura estiva giustificata con le carenze reali di organico. Non mi piace, ma credo che non piaccia a nessuno farsi prendere in giro».
La nota fa seguito all’intervento del Pd della montagna, in cui il Partito si è difeso dagli attacchi di questi giorni, affermando di non aver lasciato «nulla di intentato. La Senatrice Pignedoli e altri parlamentari è riuscita a ottenere il decreto ministeriale che ha reso possibile le richieste di deroga al limite dei 500 parti annui. Senza questo lavoro il punto nascita sarebbe già stato chiuso da due anni. Abbiamo lavorato con i sindaci, Provincia e Regione per trovare una soluzione». Salvo poi «prendere atto con amarezza delle decisioni prese».
Una giustificazione che non basta a Ferrari: «Sono un iscritto al Pd apostrofato come “renziano”, e poiché nei prossimi giorni sono convocate le assemblee precongressuali, mi asterrò dal partecipare a quella di Castelnovo Monti dove sono iscritto, visto anche che i candidati provinciali unici sono in ticket Costa e Tagliavini che sulla questione punto nascita hanno firmato una nota perlomeno risibile. Per quanto riguarda il tesseramento 2018 dovrò pensarci molto bene».
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