Case della carità in festa In duemila al palasport
Ieri sono affluiti in via Guasco ausiliari, religiose e consacrati da altre diocesi Il vescovo Massimo Camisasca: «Quello di oggi è un momento privilegiato»
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REGGIO EMILIA. Oltre duemila persone hanno affollato ieri pomeriggio il palazzetto dello sport di via Guasco dove la Famiglia delle Case della Carità, la Congregazione Mariana costituita da don Mario Prandi e centrata sulle tre Mense della Parola, del Pane eucaristico e dei Poveri, si è raccolta come ogni anno per la sua festa patronale nella solennità di santa Teresa di Gesù. Una concelebrazione eucaristica, quella di ieri, che è stata una vera rimpatriata: il vescovo Massimo Camisasca ha infatti presieduto la messa affiancato dal vescovo emerito Adriano Caprioli, e dai monsignori Daniele Gianotti e Lorenzo Ghizzoni rispettivamente vescovi di Crema e Ravenna oltre a Luciano Monari ex vescovo dai Brescia recentemente tornato nella sua Sassuolo. In particolar modo, durante la liturgia è stato ricordato il 75° anniversario della nascita delle Carmelitane Minori, “le suore fatte in casa”, come le definiva il fondatore.
Al palasport sono affluiti decine di ausiliari, religiose e consacrati da altre diocesi d’Italia e rappresentanze dalle Case della Carità diffuse in terra di missione, in special modo in Madagascar. Hanno inoltre messo la professione solenne suor Elena della Madonna della Ghiara e suor Maria Angelica della Madonna della Ghiara. C’è stato anche il rinnovo delle promesse da parte delle famiglie delle Case e la rinnovazione dei voti di un fratello e di una sorella della Congregazione. Nell’invito alla festa era riportata una frase della prima Carmelitana Minore, suor Maria Giubbarelli: “Non si può mandare un altro a servire i poveri; se ti preme incontrare Cristo, devi andarci tu”. E questo è stato lo spirito che ha contraddistinto l’intera giornata. «Vedo qui riunito un popolo in festa. Un popolo numeroso, variegato, formato da famiglie, giovani, fratelli e sorelle consacrati, diaconi e sacerdoti, assieme per partecipare all’Eucarestia. Sono molti i motivi di festa. Innanzitutto, la gratitudine per i 75 anni di vita delle Carmelitane Minori. Gli anniversari non sono semplici occasioni per scambiarsi gli auguri. Sono momenti privilegiati in cui ci è data la possibilità di porre lo sguardo su ciò che normalmente viviamo con un po’ di distrazione: la grazia di Dio che accompagna la nostra esistenza e la rende ricca di incontri, di conversioni e di opere. Credo che questi siano stati i frutti della vostra storia: accompagnamento alle persone sole, ai bisognosi, ai poveri; occasione di crescita nella preghiera e nella fede; carità di tante iniziative rivolte a tutti».
Al palasport sono affluiti decine di ausiliari, religiose e consacrati da altre diocesi d’Italia e rappresentanze dalle Case della Carità diffuse in terra di missione, in special modo in Madagascar. Hanno inoltre messo la professione solenne suor Elena della Madonna della Ghiara e suor Maria Angelica della Madonna della Ghiara. C’è stato anche il rinnovo delle promesse da parte delle famiglie delle Case e la rinnovazione dei voti di un fratello e di una sorella della Congregazione. Nell’invito alla festa era riportata una frase della prima Carmelitana Minore, suor Maria Giubbarelli: “Non si può mandare un altro a servire i poveri; se ti preme incontrare Cristo, devi andarci tu”. E questo è stato lo spirito che ha contraddistinto l’intera giornata. «Vedo qui riunito un popolo in festa. Un popolo numeroso, variegato, formato da famiglie, giovani, fratelli e sorelle consacrati, diaconi e sacerdoti, assieme per partecipare all’Eucarestia. Sono molti i motivi di festa. Innanzitutto, la gratitudine per i 75 anni di vita delle Carmelitane Minori. Gli anniversari non sono semplici occasioni per scambiarsi gli auguri. Sono momenti privilegiati in cui ci è data la possibilità di porre lo sguardo su ciò che normalmente viviamo con un po’ di distrazione: la grazia di Dio che accompagna la nostra esistenza e la rende ricca di incontri, di conversioni e di opere. Credo che questi siano stati i frutti della vostra storia: accompagnamento alle persone sole, ai bisognosi, ai poveri; occasione di crescita nella preghiera e nella fede; carità di tante iniziative rivolte a tutti».
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