Fiere e Arena Campovolo Due sistemi a confronto
dalla prima
Blitz privato per rilanciare i padiglioni, soldi pubblici per far decollare gli eventi Analogie e differenze dei progetti destinati a cambiare volto di Reggio Emilia
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Due progetti differenti, sin dalle fondamenta. Un project financing pubblico-privato da circa sette milioni di euro per l’Arena Eventi, che ha ottenuto risorse europee dalla Regione per 1,7 milioni nell’ambito dell’asse 5 del Por Fesr 2014-2020, mettendo attorno a un tavolo una cordata capitanata da Coopservice e composta da Nial Nizzoli, Kaiti Expansion e Società Consortile Campovolo, di cui fanno parte Demos Salardi, ex capo della Cormo di San Martino e storico esponente della sinistra, società afferenti a Fabio Storchi, ad di Comer Industries, Claudio Maioli, manager di Ligabue, Ferdinando Salzano amministratore della F&P.
A giorni è prevista la stipula del contratto fra società Aeroporto e promotori del progetto che renderà esecutivo l’avvio dei lavori per un’Arena da 110mila spettatori, contro la quale è già partita la raccolta firme per una mozione popolare da parte di chi nega ogni interesse pubblico dell’operazione.
L’obiettivo è portare la mozione in consiglio comunale ben prima dell’estate del 2018, quando l’Arena sarà verosimilmente terminata, ma il calendario di eventi potrebbe invece essere ancora di là da venire. O quanto meno tracciato in fase di programmazione.
Discorso diverso, invece, per le Fiere di Reggio, finite in passato periodicamente nelle discussioni del consiglio comunale, che dalle sabbie mobili in cui erano confinate con il concordato liquidatorio si apprestano ora ad una nuova vita a trazione prevalentemente privata, proprio dopo che l’intera rete del sistema pubblico sembrava avere messo definitivamente da parte ogni progetto di rilancio.
Undici capitani di impresa che hanno spiazzato tutti e spazzato via la concorrenza, mostrando il volto purissimo di un’imprenditoria privata che, annusato l’affare, si rimbocca le maniche e va all’arrembaggio.
In campo solo pezzi da 90: Giannicola Albarelli di Reggiana Riduttori, Stefano Aleotti di Ruote da Sogno, Pietro e Marco Bernardelli di Grissin Bon, Renato Brevini di Brevini Riduttori, Ivano Corghi di Fin.Cor., Carlo e Giovanni Fagioli di Snatt Real Estate, Ivan Paterlini di Gestimm, Luciano, Vittorio e Dario Rabboni della Pregel, Maurizio e Marco Venturi della Ve-Ca, che insieme al bresciano Gianluigi Bertini di Jolly S.p.a. e al modenese Emanuele Malvolti, in un cda guidato dal commercialista Guido Prati (Baldi Finance), hanno vinto la gara per la gestione dell’ente fieristico per il 2018 con l’idea poi di acquisire l’intera area, restando aperti ad altri contribuiti di soci disponibili ad entrare nella compagine.
Terminal One il nome della società, che punterà su un modello integrato di eventi, parcheggi e trasporti. E che, con un’offerta di 78mila euro (a meno di rialzi entro la fine della settimana in corso, come previsto dalla gara) già nel nome della compagine ha portato con sé a termine la diatriba che si trascinava tra gli attuali gestori uscenti della Bussola e il Lime Theater della Medials di Roberto Meglioli, da mesi ai ferri cortissimi per quei 20mila metri quadrati di superficie su cui si sono improvvisamente riaccesi i riflettori di tutti.
Anche della politica, che a fianco alla riqualificazione dell’area industriale di Mancasale e del Tecnopolo, di qui alla scadenza del mandato della giunta Vecchi (nel 2019) potrebbe essere chiamata a nuove decisioni e a nuove suggestioni. Non solo e non necessariamente firmate Calatrava. Ma comprese proprio fra quei quattro chilometri in linea d’aria di area verde, sempre più appetiti e appetibili.
E che, tra Fiere rinnovate e Arena Eventi, ridisegneranno il futuro della città.
Evaristo Sparvieri
evarspar . ©RIPRODUZIONE RISERVATA
A giorni è prevista la stipula del contratto fra società Aeroporto e promotori del progetto che renderà esecutivo l’avvio dei lavori per un’Arena da 110mila spettatori, contro la quale è già partita la raccolta firme per una mozione popolare da parte di chi nega ogni interesse pubblico dell’operazione.
L’obiettivo è portare la mozione in consiglio comunale ben prima dell’estate del 2018, quando l’Arena sarà verosimilmente terminata, ma il calendario di eventi potrebbe invece essere ancora di là da venire. O quanto meno tracciato in fase di programmazione.
Discorso diverso, invece, per le Fiere di Reggio, finite in passato periodicamente nelle discussioni del consiglio comunale, che dalle sabbie mobili in cui erano confinate con il concordato liquidatorio si apprestano ora ad una nuova vita a trazione prevalentemente privata, proprio dopo che l’intera rete del sistema pubblico sembrava avere messo definitivamente da parte ogni progetto di rilancio.
Undici capitani di impresa che hanno spiazzato tutti e spazzato via la concorrenza, mostrando il volto purissimo di un’imprenditoria privata che, annusato l’affare, si rimbocca le maniche e va all’arrembaggio.
In campo solo pezzi da 90: Giannicola Albarelli di Reggiana Riduttori, Stefano Aleotti di Ruote da Sogno, Pietro e Marco Bernardelli di Grissin Bon, Renato Brevini di Brevini Riduttori, Ivano Corghi di Fin.Cor., Carlo e Giovanni Fagioli di Snatt Real Estate, Ivan Paterlini di Gestimm, Luciano, Vittorio e Dario Rabboni della Pregel, Maurizio e Marco Venturi della Ve-Ca, che insieme al bresciano Gianluigi Bertini di Jolly S.p.a. e al modenese Emanuele Malvolti, in un cda guidato dal commercialista Guido Prati (Baldi Finance), hanno vinto la gara per la gestione dell’ente fieristico per il 2018 con l’idea poi di acquisire l’intera area, restando aperti ad altri contribuiti di soci disponibili ad entrare nella compagine.
Terminal One il nome della società, che punterà su un modello integrato di eventi, parcheggi e trasporti. E che, con un’offerta di 78mila euro (a meno di rialzi entro la fine della settimana in corso, come previsto dalla gara) già nel nome della compagine ha portato con sé a termine la diatriba che si trascinava tra gli attuali gestori uscenti della Bussola e il Lime Theater della Medials di Roberto Meglioli, da mesi ai ferri cortissimi per quei 20mila metri quadrati di superficie su cui si sono improvvisamente riaccesi i riflettori di tutti.
Anche della politica, che a fianco alla riqualificazione dell’area industriale di Mancasale e del Tecnopolo, di qui alla scadenza del mandato della giunta Vecchi (nel 2019) potrebbe essere chiamata a nuove decisioni e a nuove suggestioni. Non solo e non necessariamente firmate Calatrava. Ma comprese proprio fra quei quattro chilometri in linea d’aria di area verde, sempre più appetiti e appetibili.
E che, tra Fiere rinnovate e Arena Eventi, ridisegneranno il futuro della città.
Evaristo Sparvieri
evarspar . ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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