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Siccità, costi in aumento per le Bonifiche

di Ambra Prati
Siccità, costi in aumento per le Bonifiche

Il commissario Zambelli: «Nel 2017 abbiamo avuto spese per un milione di euro, 80mila solo per l’avaria degli impianti» 

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REGGIO EMILIA. Ben 220 milioni di metri cubi di acqua derivata per l’agricoltura, oltre 55 milioni di euro di valore economico generato su 22mila irrigazioni eseguite. È il rapporto della stagione irrigua 2017 fotografato dal Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale, che ha fatto il punto della situazione anche per rendere conto ai consociati agricoli che contribuiscono, con le loro quote, per 7,5 milioni di euro ad un sistema che costa 24 milioni. Una stagione particolare, quella del 2017, caratterizzata dalla grande siccità: l’inverno privo di piogge e la stagione irrigua iniziata precocemente, a marzo, hanno fatto sì che il 2017 per criticità sia stato secondo solo alla “sete” del 2003, tra le annate più recenti, mentre nei decenni precedenti si deve risalire al 1943 e al 1945. A questo fattore climatico si aggiunge un’agricoltura sempre più acqua-dipendente e una media di irrigazione di tre volte ad appezzamento. «Ho iniziato 40 anni fa come agronomo e all’epoca alcune coltivazioni non si annaffiavano, ad esempio la vite», sottolinea il commissario Franco Zambelli. Ora invece le colture sempre più intensive fanno sì che le produzioni di pregio - in primis la vigna, seguita a ruota da frutteti (soprattutto pere), mais, cocomeraie-melonaie, pomodoro, prato stabile (per le mucche del Parmigiano-Reggiano), barbabietole, ortaggi, medicaio e soia, solo per limitarsi alle prime dieci - sarebbero dimezzate senza un’adeguata irrigazione. Il che comporta un inevitabile aumento dei costi: il Consorzio nel 2017 ha avuto spese per un milione di euro, 80mila solo per l’avaria degli impianti, «a causa dell’uso intensivo e della vetustà degli impianti».

L’imponente macchina del Consorzio - che serve un comprensorio di 120mila ettari tramite 2.500 chilometri i canali irrigui, 70 impianti di sollevamento, 140 operai, 15 tecnici e 6 operatori del call center - ha proseguito Zambelli, «ha fatto fronte a tutte le richieste irrigue, per oltre il 90%», tramite le tre grandi derivazioni: Po, Secchia ed Enza, dove quel 10% mancante fa riferimento all’Enza. «In totale il Consorzio ha derivato 228 milioni di metri cubi d’acqua, dei quali 181 dal Po, 32 dal Secchia, 6,4 dall’Enza, che ha la portata minore». A questi occorre aggiungere i 5,4 milioni di metri cubi d’acqua dal depuratore di Mancasale, che ha assicurato, tramite Iren, un quantitativo quasi pari a quanto avrebbe dovuto fornire l’Enza.

«Senza Mancasale avremmo dovuto prendere quell’acqua dal Po a Boretto, in quantità maggiore perché parte sarebbe stata persa dalle tubature nel trasporto – ha affermato il direttore generale Domenico Turazza –. Il depuratore di Mancasale è un’esperienza pilota a livello nazionale: la rigenerazione dell’acqua, tramite un processo chiamato fissaggio, la rende utilizzabile per l’agricoltura, a costo zero e con un notevole vantaggio ambientale». Per quanto riguarda il commissario straordinario, Zambelli, inviato da Bologna dopo lo scandalo dei presunti brogli il 13 marzo 2016 e rinnovato per un secondo anno, ha preannunciato che, dopo l’approvazione del nuovo regolamento di voto «per evitare opacità», le prossime elezioni si terranno dall’8 al 14 gennaio 2018, prima data utile (in attesa di conferma).

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