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Le lacrime delle mamme per il no al punto nascite

di Domenico Amidati
Le lacrime delle mamme per il no al punto nascite

In 80 da Castelnovo Monti a Bologna con le Cicogne per protestare in Regione Venturi ribadisce la chiusura. Tra il pubblico proteste, tanta delusione e pianti

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BOLOGNA. Due autobus da Castelnovo Monti a Bologna per chiedere di salvare il punto nascite dell’ospedale Sant’Anna. Una trasferta di protesta organizzata dal tenace comitato “Salviamo le Cicogne” che ieri ha coinvolto un’ottantina di cittadini da tutta la montagna Reggiana. Punto d’arrivo la sede del consiglio regionale in via Aldo Moro dove l'assessore Venturi ha risposto alle interrogazioni presentate da vari gruppi Lega Nord, Pd, Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana, quest’ultima firmata dal consigliere regionale Yuri Torri, espressione diretta della montagna.

Obiettivo delle mozioni, così come della trasferta bolognese delle Cicogne, era fare pressioni sulla Regione per porre in essere delle azioni al fine di mantenere operativo il reparto di ostetricia. Insieme a a quello di Castelnovo sono stati chiusi anche quelli di Pavullo nel Frignano (Modena) e Borgo Val di Taro (Parma). I tre punti nascita registrano meno di 500 parti l'anno e la commissione “Percorso nascite” nazionale ha espresso parere sfavorevole alla relativa deroga avanzata dalla Regione.

L'assessore Venturi in risposta alle varie interrogazioni, dopo aver sottolineato che tutti gli studi disponibili, i dati tecnici e la priorità data dalla giunta alla sicurezza e ai futuri investimenti relativi agli ospedali, ha ribadito che la commissione ha proposto all'unanimità la sospensione dell'assistenza al parto nei tre punti nascita mentre ha proposto la deroga per Scandiano Cento e Mirandola, questi ultimi due perché nel cratere sismico.

Dopo questo intervento un mormorio di disappunto si è levato dalla tribuna colma di cittadini dei vari comuni interessati: mamme papà nonne uomini e bambini alcuni dei quali hanno anche pianto.

Le repliche dei consiglieri interroganti sono state di contrarietà, evidenziando che il ministero non può imporre nessuna chiusura, e che la giunta deve tutelare il territorio, specialmente quello montano.

In particolare il consigliere regionale di Casina Yuri Torri nella replica ha sottolineato: «Non possiamo essere soddisfatti di come questa vicenda si sta sviluppando, come abbiamo sempre detto, tutti i governi che si sono succeduti fin dal 2010, che fossero di centrodestra, tecnici o di centrosinistra, hanno sempre dimostrato di lavorare in un'ottica di tagli alla sanità che la giunta di questa Regione, accettando il parere della commissione nascita nazionale, dimostra di non mettere alcun modo in discussione».

«In questi anni abbiamo lavorato come Gruppo di Sinistra italiana sempre nell'ottica di tenere aperto un servizio che ha importanza non solo sanitaria, ma anche simbolica per la vita di una intera comunità – ha aggiunto –. E di certo dobbiamo constatare che è mancato l'incontro tra le istituzioni e i cittadini. Dal territorio, da sindaci, cittadini e addetti ai lavori, sono arrivate proposte sulla riorganizzazione sanitaria che noi abbiamo fortemente sostenuto e che avrebbero a nostro avviso mantenuto anche la sicurezza tecnica richiesta. Tali proposte non sono state accettate, dimostrando attenzione esclusiva ai numeri e non ai reali bisogni di una intera comunità. Per noi il caso non è chiuso, questo passaggio poteva essere diverso».

Gli interventi dei consiglieri sono stati sottolineati dagli applausi dei tanti cittadini presenti provenienti dai vari territori montani interessati alla chiusura, ma subito ripresi dalla presidente del consiglio: Simonetta Saliera li ha richiamati a non ripersi in quanto il regolamento.

Tanta è stata la delusione dei montanari che hanno sostenuto la trasferta per dimostrare con cartelli e striscioni la loro contrarietà alla chiusura dei vari punti nascita. Mercoledì mattina è comunque prevista un’altra seduta del consiglio regionale dove si discuterà di risoluzioni per ripresentare al ministero ulteriori deroghe ma saranno quasi sicuramente bocciate: la maggioranza ha i numeri per farlo. Il destino del punto nascite sembra ormai segnato.

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