Gazzetta di Reggio

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Valori altissimi di pm10 in viale Timavo a Reggio

di Luciano Salsi
Valori altissimi di pm10 in viale Timavo a Reggio

La centralina posizionata in circonvallazione fa scattare le misure di livello 1 Aria irrespirabile da mercoledì, solo pioggia o vento possono mutare la situazione

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REGGIO EMILIA. Alzi la mano chi non si gode le splendide giornate di questo mese quasi estivo, che fanno impallidire le classiche “ottobrate” romane. Eppure questo sole trionfante è la spia dell’invisibile insidia che, minacciando la nostra salute, ha fatto scattare ieri le misure emergenziali di livello 1, irrigidendo le limitazioni del traffico in vigore dal primo ottobre scorso fino al prossimo 31 marzo. Infatti il cielo sereno s’accompagna, in questi giorni, all’alta pressione e all’assenza del vento e della pioggia, capaci di disperdere le sostanze inquinanti. Perciò l’inquinamento atmosferico è salito alle stelle, soprattutto a causa delle solite pm 10, le particelle sottili con un diametro non superiore a 10 micron. Le prescrizioni di “Liberiamo l’aria”, il piano integrato regionale imposto fino al 2020 a tutti i comuni dell’Emilia-Romagna con più di 30mila abitanti, sono inesorabili. Ogni lunedì e giovedì vengono controllati i monitoraggi effettuati dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale. Se in ambito provinciale la concentrazione delle pm10 ha superato il limite di 50 microgrammi al metro cubo per quattro giorni consecutivi si passa alle più rigide restrizioni previste per il livello 1 di allerta: stop ai diesel fino a euro 4, divieto di usare legna e altre biomasse per il riscaldamento, nonchè di superare i 19 gradi nelle abitazioni e i 17 negli stabilimenti produttivi, di accendere roghi all’aperto, di sostare con il motore acceso e di spandere liquame zootecnico.

Lo scorso lunedì il superamento della soglia nei quattro giorni precedenti è stato riscontrato non solo a Reggio, ma anche a Piacenza, Modena, Carpi, Sassuolo, Formigine e Castelfranco. In tutti questi centri urbani sono state adottate le ulteriori limitazioni di cui s’è detto. Parma le ha evitate solo grazie alla rilevazione di giovedì 12, inferiore al limite. Nella nostra provincia sono bastate le misurazioni effettuate in viale Timavo per determinare l’allerta. Le altre stazioni dell’Arpa, infatti, hanno riscontrato concentrazioni più basse, ma la norma vuole che sia preso in considerazione, giorno per giorno, il valore più elevato. La centralina di viale Timavo aveva già fatto segnare sforamenti nei giorni 3, 4 e 5, ma senza conseguenze sul traffico. Poi la qualità dell’aria era notevolmente migliorata.

Sabato 7 la concentrazione delle polveri sottili era scesa a 14 microgrammi, un valore che solitamente si registra soltanto in montagna. La risalita è stata lenta. Da mercoledì 11 la soglia è stata oltrepassata senza interruzione: 63 microgrammi quel giorno, 54 giovedì, 77 venerdì, 84 sabato, 68 domenica e 62 lunedì. I dati di ieri non erano ancora disponibili, ma la mappa dell’Arpa segnalava una qualità dell’aria scadente in tutta la pianura emiliana. Lunedì ce n'era abbastanza, comunque, per decretare le misure emergenziali. Bastava spostarsi al di fuori della congestionata circonvallazione per vedere diminuire l’inquinamento. La stazione dell’ex-San Lazzaro ha misurato superamenti della soglia soltanto da venerdì scorso, con un picco di 73 microgrammi il giorno dopo. A San Rocco di Guastalla, invece, gli sforamenti sono stati pari a quelli di viale Timavo, mentre non se n’è rilevato alcuno a Castellarano e tanto meno a Febbio, dove le concentrazioni delle pm10 sono quasi sempre inferiori a 10 o 15 microgrammi.

La situazione potrebbe cambiare con l’arrivo di una perturbazione, che però non è previsto. Finora ottobre è stato avaro di pioggia. In città sono stati misurati soltanto 0,5 millimetri il giorno 1, altri 0,3 il 6 e 0,3 sabato 7. A parte l'inquinamento, si sta ripetendo l’andamento meteorologico dell’autunno 2016, che, protrattosi fino alla primavera, ha provocato la preoccupante siccità dell’estate scorsa.

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