DOPO L’ASSEMBLEA DI BOLOGNA
Lega e 5 Stelle all’attacco di Regione e sindaci montani
CASTELNOVO MONTI . Continuano le reazioni sulla discussione andata in scena all’Assemblea legislativa della Regione, sulla chiusura dei punti nascita appenninici, non solo quello del Sant’Anna di...
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CASTELNOVO MONTI . Continuano le reazioni sulla discussione andata in scena all’Assemblea legislativa della Regione, sulla chiusura dei punti nascita appenninici, non solo quello del Sant’Anna di Castelnovo Monti ma anche quelli di Pavullo nel Frignano e Borgotaro. Una discussione a cui hanno assistito molti montanari, arrivati sui pullman organizzati dai comitati.
Le reazioni sono ovviamente negative, a partire dal consigliere della Lega Nord Gabriele Delmonte: «Continua il rimpallo delle responsabilità della decisione, tra la Regione e il Ministero. Intanto viene meno un servizio importantissimo per l’Appennino. Comprendere come chiudere un punto nascita possa incrementare la sicurezza è molto difficile. In aula ho chiesto se si è sicuri di aver fatto tutto il possibile, se la richiesta di deroga sia stata fatta a regola d’arte. L’impressione è che non sia stato fatto nessuno sforzo da parte della Regione per rendere sicuro quello che la sinistra ha sempre considerato un reparto non sicuro».
Molto duri i 5 stelle, sia tramite la consigliera regionale Raffaella Sensoli che tramite il gruppo di minoranza a Castelnovo Monti. Afferma la Sensoli: «La giunta cerca di mascherare una scelta esclusivamente economica e di bilancio con la scusa di voler garantire la sicurezza delle partorienti. Come abbiamo più volte dimostrato si può garantire la sopravvivenza dei punti nascita che stanno al di sotto dei 500 parti all’anno semplicemente prendendo come riferimento non le singole strutture ma il personale sanitario che opera su più zone limitrofe. Noi restiamo convinti che la Regione, contrariamente a quanto l’assessore sostiene, non ha fatto tutto il possibile per cercare di tenere in vita i tre punti nascita destinati alla chiusura. E per questo abbiamo chiesto che si proceda verso una nuova richiesta di deroga al ministero, questa volta però molto più dettagliata e con una indicazione precisa di investimenti da fare».
Così invece il capogruppo a Castelnovo Massimiliano Genitoni: «Dopo anni di lotte unitarie portate avanti da comitati, associazioni e rappresentanze politiche del territorio non si è riusciti ad ottenere nessun risultato. La regione ha liquidato la questione come una incomprensione da parte della popolazione residente riguardo alle reali motivazioni della chiusura. Sicurezza per loro, per i “montanari” che un giorno come asserito da Venturi riconosceranno che la Regione ha avuto ragione. Risultano quindi incomprensibili le parole di Venturi “mi dispiace profondamente per l’esito finale”: perché dunque dispiacersi? Per cosa? Quale padre di famiglia sarebbe “dispiaciuto” di fare qualcosa di positivo per i propri figli? Allo stesso tempo non si riesce proprio a capire il ruolo che stanno avendo i nostri sindaci, anche loro presenti in Regione perché convocati per discutere i nuovi finanziamenti in arrivo nel territorio e non andati lì per protestare. Con quale faccia quegli stessi sindaci eletti per amministrare i nostri territori montani siederanno al fianco di onorevoli e presidenti della Provincia e Regione per presentare il documento programmatico per la “strategia aree interne”? Progetto che avrebbe il fine di finanziare quei territori distanti dai grandi centri di agglomerazione e di servizio e dove tra le aree di attività sarebbe prevista anche quella sanitaria».
Le reazioni sono ovviamente negative, a partire dal consigliere della Lega Nord Gabriele Delmonte: «Continua il rimpallo delle responsabilità della decisione, tra la Regione e il Ministero. Intanto viene meno un servizio importantissimo per l’Appennino. Comprendere come chiudere un punto nascita possa incrementare la sicurezza è molto difficile. In aula ho chiesto se si è sicuri di aver fatto tutto il possibile, se la richiesta di deroga sia stata fatta a regola d’arte. L’impressione è che non sia stato fatto nessuno sforzo da parte della Regione per rendere sicuro quello che la sinistra ha sempre considerato un reparto non sicuro».
Molto duri i 5 stelle, sia tramite la consigliera regionale Raffaella Sensoli che tramite il gruppo di minoranza a Castelnovo Monti. Afferma la Sensoli: «La giunta cerca di mascherare una scelta esclusivamente economica e di bilancio con la scusa di voler garantire la sicurezza delle partorienti. Come abbiamo più volte dimostrato si può garantire la sopravvivenza dei punti nascita che stanno al di sotto dei 500 parti all’anno semplicemente prendendo come riferimento non le singole strutture ma il personale sanitario che opera su più zone limitrofe. Noi restiamo convinti che la Regione, contrariamente a quanto l’assessore sostiene, non ha fatto tutto il possibile per cercare di tenere in vita i tre punti nascita destinati alla chiusura. E per questo abbiamo chiesto che si proceda verso una nuova richiesta di deroga al ministero, questa volta però molto più dettagliata e con una indicazione precisa di investimenti da fare».
Così invece il capogruppo a Castelnovo Massimiliano Genitoni: «Dopo anni di lotte unitarie portate avanti da comitati, associazioni e rappresentanze politiche del territorio non si è riusciti ad ottenere nessun risultato. La regione ha liquidato la questione come una incomprensione da parte della popolazione residente riguardo alle reali motivazioni della chiusura. Sicurezza per loro, per i “montanari” che un giorno come asserito da Venturi riconosceranno che la Regione ha avuto ragione. Risultano quindi incomprensibili le parole di Venturi “mi dispiace profondamente per l’esito finale”: perché dunque dispiacersi? Per cosa? Quale padre di famiglia sarebbe “dispiaciuto” di fare qualcosa di positivo per i propri figli? Allo stesso tempo non si riesce proprio a capire il ruolo che stanno avendo i nostri sindaci, anche loro presenti in Regione perché convocati per discutere i nuovi finanziamenti in arrivo nel territorio e non andati lì per protestare. Con quale faccia quegli stessi sindaci eletti per amministrare i nostri territori montani siederanno al fianco di onorevoli e presidenti della Provincia e Regione per presentare il documento programmatico per la “strategia aree interne”? Progetto che avrebbe il fine di finanziare quei territori distanti dai grandi centri di agglomerazione e di servizio e dove tra le aree di attività sarebbe prevista anche quella sanitaria».
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