Motti non ci sta «Nessun contatto»
di Evaristo Sparvieri
L’ex europarlamentare sulla cena elettorale del 2009 «Non conosco Valerio né altri coinvolti nel processo»
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REGGIO EMILIA . «Bisogna innanzitutto chiarire una cosa: non c’è stata nessuna cena privata. La cena che viene citata, ammesso che sia tutto vero, è una delle tante cene elettorali alle quali partecipavano centinaia e centinaia di persone. Ho fatto cene in cui hanno partecipato molti cutresi, ma non è che si possono conoscere tavolo per tavolo tutti i presenti. Non ho mai avuto contatti con quelle persone». Non nasconde un certo fastidio l’ex europarlamentare, Tiziano Motti, tirato in ballo dal pentito Antonio Valerio, che durante l’ultima deposizione nel processo Aemilia ha raccontato di una cena elettorale nel 2009 con l’allora candidato Udc, inquadrandola nell’ambito di una strategia politica della cosca.
Un’allusione fugace e senza riscontri: «Io non so chi sia lui, né conosco altri coinvolti in quel processo – precisa Motti in relazione a Valerio – La cena a cui si fa riferimento è una delle decine e decine di cene, a cui c’erano centinaia di persone, che organizzavo per parlare alla gente. Sto parlando di incontri di massa, dove non si possono conoscere tutti. In quel periodo facevo anche serate elettorali in discoteca per avvicinare i giovani alla politica. Cantavo davanti a centinaia di persone e facevo foto ricordo con decine di persone che non conoscevo nel modo più assoluto, ma che partecipavano a quegli eventi. Magari sono stati davvero a una mia cena elettorale, ma io non posso saperlo. Quello che conta è che non abbiamo nessuna relazione e nessun contatto di alcun tipo».
Per Motti, «la comunità cutrese è importante a Reggio e se un candidato si presenta ai cittadini si prende a cuore anche le cosiddette minoranze o comunità che hanno una cultura che condividono. Io ho incontrato ad esempio la comunità rumena in un post cerimonia in una chiesa ortodossa. A Bologna, invece, ho incontrato la comunità cinese».
Quanto a quella che Valerio ha indicato come una strategia della cosca, «da quello che mi sembra di aver capito leggendo i giornali, stavano cercando probabilmente di capire come farsi credere importanti agli occhi di persone che a loro giudizio potevano a loro volta avere dei possibili ruoli nelle loro trame. Potevano partecipare a una cena mia come a quelle di altri tremila candidati. Per quanto mi riguarda, dopo la cena nessuno si è fatto vivo: evidentemente non era una strategia che hanno poi perseguito e io non ho mai avuto contatti con queste persone».
Un’allusione fugace e senza riscontri: «Io non so chi sia lui, né conosco altri coinvolti in quel processo – precisa Motti in relazione a Valerio – La cena a cui si fa riferimento è una delle decine e decine di cene, a cui c’erano centinaia di persone, che organizzavo per parlare alla gente. Sto parlando di incontri di massa, dove non si possono conoscere tutti. In quel periodo facevo anche serate elettorali in discoteca per avvicinare i giovani alla politica. Cantavo davanti a centinaia di persone e facevo foto ricordo con decine di persone che non conoscevo nel modo più assoluto, ma che partecipavano a quegli eventi. Magari sono stati davvero a una mia cena elettorale, ma io non posso saperlo. Quello che conta è che non abbiamo nessuna relazione e nessun contatto di alcun tipo».
Per Motti, «la comunità cutrese è importante a Reggio e se un candidato si presenta ai cittadini si prende a cuore anche le cosiddette minoranze o comunità che hanno una cultura che condividono. Io ho incontrato ad esempio la comunità rumena in un post cerimonia in una chiesa ortodossa. A Bologna, invece, ho incontrato la comunità cinese».
Quanto a quella che Valerio ha indicato come una strategia della cosca, «da quello che mi sembra di aver capito leggendo i giornali, stavano cercando probabilmente di capire come farsi credere importanti agli occhi di persone che a loro giudizio potevano a loro volta avere dei possibili ruoli nelle loro trame. Potevano partecipare a una cena mia come a quelle di altri tremila candidati. Per quanto mi riguarda, dopo la cena nessuno si è fatto vivo: evidentemente non era una strategia che hanno poi perseguito e io non ho mai avuto contatti con queste persone».
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