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aggressione in via abba 

Sorpreso dal proprietario a rubare nel camper

Sorpreso dal proprietario a rubare nel camper

Il ladro reagisce ma è bloccato dai carabinieri. In tribunale patteggia 1 anno e 3 mesi 

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REGGIO EMILIA. Ha notato – la notte tra mercoledì e ieri verso le 2.30 – una figura sospetta vicino al suo camper parcheggiato in via Abba: sceso in strada si è imbattuto in un ladro che, vistosi scoperto, non ha esitato ad aggredirlo, spingendolo a terra, per assicurarsi una breve fuga.

Protagonista della vicenda, il disoccupato reggiano 35enne Marco De Santi, senza fissa dimora, arrestato dai carabinieri – allertati dal proprietario del camper, un 62enne di Reggio Emilia – con l'accusa di tentata rapina aggravata (per l’aggressione subita da chi ha sorpreso il ladro intento a far man bassa nel mezzo).

I militari, intervenuti sul posto, hanno bloccato De Santi che, per entrare nel camper e rovistare al suo interno, ha infranto un finestrino.

In possesso dell'uomo, i militari hanno rinvenuto due zaini contenenti attrezzi atti allo scasso ed altri beni, tra cui cellulari, catenine, orologi, accessori per cellulari, la cui provenienza è ora al vaglio.

Ieri mattina in tribunale – davanti al giudice Andrea Rat – il 35enne ha ammesso di essere entrato nel camper per rubare, aggiungendo poi di essere stato chiuso dentro il mezzo ed arrestato appena sono giunti i carabinieri.

A quel punto il giudice Rat ha disposto l’obbligo di firma per l’indagato, misura restrittiva poi superata dalla scelta dell’avvocato difensore Nicola Bizzocchi che ha prima “concordato” un patteggiamento con il pm Giacomo Forte – magistrato titolare dell’inchiesta – per poi sottoporre il patteggiamento al giudice che l’ha avallato.

Un patteggiamento ad un anno e tre mesi di reclusione, ma con pena sospesa.

Vista la collaborazione mostrata da De Santi durante l’udienza di convalida dell’arresto, sempre il giudice Rat ha ritenuto di revocare la misura cautelare applicata, il che significa rimessione completa in libertà del 35enne.

Il magistrato giudicante ha aggiunto che «l’incensuratezza dell’imputato, legata all’esperienza dell’arresto e alla condanna inflitta, rappresentino un efficace e valido deterrente alla reiterazione del reato».

All’uscita dall’aula l’avvocato Bizzocchi è lapidario: «Il mio assistito ha collaborato e la vicenda giudiziaria è stata subito chiusa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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