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«È morto un nostro simbolo Continueremo la sua opera»

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VENTASSO. Nonostante la forza che ha sempre speso per vivere in Appennino e per aiutare gli altri, Davide Tronconi non ce l’ha fatta. La sua scomparsa ha creato una crepa visibile nel cuore della...

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VENTASSO. Nonostante la forza che ha sempre speso per vivere in Appennino e per aiutare gli altri, Davide Tronconi non ce l’ha fatta. La sua scomparsa ha creato una crepa visibile nel cuore della gente di montagna, di cui era diventato un simbolo.

Lo ha affermato anche il presidente dell’Unione comuni Appennino, Enrico Bini, pochi minuti dopo aver appreso la notizia: «Tutta la comunità dell'Appennino si stringe ai familiari di Davide, ai suoi amici, al Soccorso alpino, alla cooperativa dei Briganti di Cerreto. La scomparsa di un 39enne è sempre una tragedia, ma Davide era uno splendido rappresentante del territorio e delle caratteristiche di chi ci vive: la sua bontà e disponibilità, la sua volontà caparbia di darsi da fare e vivere in montagna, di spendersi per essa, il suo sorriso, faranno sì che non lo dimenticheremo».

«Davide era uno di noi – sottolinea Fausto Giovanelli, presidente del Parco nazionale –. Era la rappresentazione vivente di cosa significa vivere in montagna, nel suo modo di essere, nel suo lavoro, nelle sue passioni. È morto facendo la cosa che amava di più. In qualche modo troveremo la forza per continuare il suo impegno e la sua opera».

Una ferita profondissima, dimostrata anche dal fatto che chi sente di dire anche poche parole lo fa tra le lacrime. Cosa rappresentasse Tronconi per l’Appennino lo ha spiegato anche una nota sul sito della Fondazione di Giovanni Lindo Ferretti, anche lui residente a Cerreto Alpi, collaboratore in tante occasioni del Briganti di Cerreto, che poche ore prima della sua scomparsa invitava a pregare per lui: «Siamo così pochi da essere tutti importanti ma qualcuno, per giovane età, attitudini, capacità, risulta indispensabile. Davide lo è. È un camminatore, arrampicatore, guida, volontario del soccorso alpino, viaggiatore, ma non si sottrae a ciò che va fatto: spala la neve, taglia la legna, pianta, pota, fatica e suda. Si ingegna come tutti per guadagnarsi di che vivere in montagna. È in un’operazione di soccorso, in una domenica d’autunno in cui tutto sembrava perfetto, che la vita di Davide si è fermata, sospesa e inerme. Un senso di angoscia grava sul nostro paese, sui Briganti, sul Circolo, sulla Fondazione». (l.t.)

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