Landi Renzo, presidio davanti a Unindustria
di Roberto Fontanili
Oggi alle 9 l’incontro decisivo fra azienda e sindacati sui 79 esuberi reggiani La Fiom: «Dirigenza sorda, bisogna aprire un tavolo regionale di crisi»
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REGGIO EMILIA . La vertenza Landi Renzo è arrivata a un punto cruciale. Il nodo resta quello del licenziamento di 79 lavoratori sugli oltre 300 occupati alla Landi Renzo e all’Aeb, realtà produttiva da poco incorporata nell’azienda del presidente della Camera di commercio Stefano Landi. L’incontro tra azienda e sindacati, fissato per le 9 di oggi, sarà accompagnato per tutta la sua durata da un presidio di protesta dei lavoratori delle due aziende coinvolte davanti alla sede di Unindustria.
Per i sindacati Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil la partita è complessa. Ma, dice il segretario Fiom-Cgil, Sergio Guaitolini, «è inaccettabile pensare che possa essere giocata solo licenziando 79 lavoratori, lasciandoli senza alcuna tutela. C’è la volontà dell’azienda di andare a una riduzione dei costi in tempi rapidi, ma c’è anche la possibilità di fare ricorso agli ammortizzatori sociali e a tutti gli strumenti a disposizione, a partire dal contatto di solidarietà che possiamo ancora utilizzare. Su questo l’azienda continua a dire di no».
Per i sindacati vanno prese in considerazione diverse opzioni «e non basta dire come fa l’azienda – commenta il segretario Fiom – che deve fare un’operazione in tempi brevi e che non vuole dare illusioni. Se c’è uno spazio di mediazione si può lavorare partendo dal fatto che possiamo avere uno strumento della durata di un anno che ci consenta di intervenire. Per quanto ci riguarda, il presupposto è che le eventuali cessazioni del rapporto di lavoro siano solo volontarie da parte dei lavoratori». Al di là del presidio odierno, che la situazione in Landi Renzo sia complessa, lo conferma il fatto che i sindacati hanno già messo in conto altri scioperi all’interno del pacchetto di 40 ore (di cui otto già utilizzate). «Ma è altrettanto vero – conclude Guaitolini – che arrivati a quel punto dovremo valutare il coinvolgimento delle istituzioni, che vuol dire l’apertura del tavolo regionale di crisi. Il nostro auspicio è che ci sia un’apertura dell’azienda che invece non ha dato segnali di disponibilità, né su questo punto né su quello di fornire un’illustrazione dettagliata del piano industriale 2018- 2022». La vertenza si inserisce in una fase complessa anche per l’azienda che nei giorni scorsi ha portato a un riassetto del cda, (portandolo da nove a otto), dopo le dimissioni di Claudio Carnevale e la nomina del nuovo ad Cristiano Musi. Così come sullo sfondo resta la vicenda della controllata Lovato Gas di Vicenza, (che dal 2008 fa parte del gruppo Landi), dove continua la protesta dei 110 lavoratori a seguito della decisione di chiudere l’azienda per spostare la produzione in Polonia, India e Iran. Proprio ieri i lavoratori vicentini hanno incontrato l’assessore regionale veneta, Elena Donazzan.
Per i sindacati Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil la partita è complessa. Ma, dice il segretario Fiom-Cgil, Sergio Guaitolini, «è inaccettabile pensare che possa essere giocata solo licenziando 79 lavoratori, lasciandoli senza alcuna tutela. C’è la volontà dell’azienda di andare a una riduzione dei costi in tempi rapidi, ma c’è anche la possibilità di fare ricorso agli ammortizzatori sociali e a tutti gli strumenti a disposizione, a partire dal contatto di solidarietà che possiamo ancora utilizzare. Su questo l’azienda continua a dire di no».
Per i sindacati vanno prese in considerazione diverse opzioni «e non basta dire come fa l’azienda – commenta il segretario Fiom – che deve fare un’operazione in tempi brevi e che non vuole dare illusioni. Se c’è uno spazio di mediazione si può lavorare partendo dal fatto che possiamo avere uno strumento della durata di un anno che ci consenta di intervenire. Per quanto ci riguarda, il presupposto è che le eventuali cessazioni del rapporto di lavoro siano solo volontarie da parte dei lavoratori». Al di là del presidio odierno, che la situazione in Landi Renzo sia complessa, lo conferma il fatto che i sindacati hanno già messo in conto altri scioperi all’interno del pacchetto di 40 ore (di cui otto già utilizzate). «Ma è altrettanto vero – conclude Guaitolini – che arrivati a quel punto dovremo valutare il coinvolgimento delle istituzioni, che vuol dire l’apertura del tavolo regionale di crisi. Il nostro auspicio è che ci sia un’apertura dell’azienda che invece non ha dato segnali di disponibilità, né su questo punto né su quello di fornire un’illustrazione dettagliata del piano industriale 2018- 2022». La vertenza si inserisce in una fase complessa anche per l’azienda che nei giorni scorsi ha portato a un riassetto del cda, (portandolo da nove a otto), dopo le dimissioni di Claudio Carnevale e la nomina del nuovo ad Cristiano Musi. Così come sullo sfondo resta la vicenda della controllata Lovato Gas di Vicenza, (che dal 2008 fa parte del gruppo Landi), dove continua la protesta dei 110 lavoratori a seguito della decisione di chiudere l’azienda per spostare la produzione in Polonia, India e Iran. Proprio ieri i lavoratori vicentini hanno incontrato l’assessore regionale veneta, Elena Donazzan.
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