Con gli investimenti arrivano i fischi
Bonaccini e Manghi illustrano interventi per 30 milioni, ma davanti al teatro avviene la contestazione con cori e sarcasmo
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CASTELNOVO MONTI. Fischi, cori e grida, compreso qualche insulto, all’arrivo di Stefano Bonaccini, presidente della Regione. Si è espressa in questo modo, ma non solo, la contestazione del gruppo nato a seguito della chiusura del punto nascite, “Montagna Re-Esiste”, venerdì sera al teatro Bismantova. Una sessantina di persone hanno accolto gli amministratori davanti al teatro con slogan e accenni sarcastici, come quello del capogruppo M5S Massimiliano Genitoni, che con la moglie si è presentato vestito da indiano, alludendo alla montagna diventata una “riserva”, già espresso da uno striscione apposto a Ca’ del Merlo il giorno dopo l’annuncio della mancata deroga.
«Siamo un gruppo apolitico e autonomo, talmente autonomo che ci hanno lasciati soli – ha detto al megafono un portavoce della protesta, riferendosi probabilmente alla scelta delle Cicogne di dissociarsi –. Ma abbiamo la stessa forza delle mamme quando vedono messa in pericolo la sicurezza dei loro figli».
Fischi e sarcasmo («grazie per l’ospedale») anche all’arrivo di Giammaria Manghi, presidente della Provincia, che all’ingresso si è pure fermato sulle scale, ma che ieri si è detto sorpreso: «Non erano frasi rivolte a me; anzi, mi hanno applaudito, in teatro».
Il dissenso, dentro il teatro, è proseguito con la consegna a Bonaccini, da parte di alcune mamme, delle foto di bimbi nati al Sant’Anna, «con modalità di parto che avrebbero messo a rischio la nascita se non ci fosse stato il reparto». Bonaccini ha ascoltato e scambiato qualche parola con le mamme. Poi tante di loro hanno abbandonato la sala all’inizio dell’incontro. Bonaccini e Manghi hanno affrontato il tema del punto nascite rispondendo ai contestatori, rimasti però in minima parte.
Due anni fa l’Appennino reggiano fu inserito tra i territori pilota dell’iniziativa nazionale delle Aree interne, ma il documento programmatico e la presentazione di venerdì sono arrivate a pochi giorni dalla chiusura del punto nascite del Sant’Anna. Erano quindi attese contestazioni, e ci sono state. Ma l’annuncio di investimenti consistenti, 30 milioni per le Aree interne più altri per progetti collegati, è un passaggio importante.
Oltre al sindaco Enrico Bini, a Bonaccini e Manghi, è intervenuto l’onorevole Enrico Borghi, consigliere del governo per la Strategia Aree interne.
«Il titolo che abbiamo voluto dare al documento e al progetto – ha spiegato Bini – è “La montagna del latte”, che vuole essere un filo conduttore incentrato sullo sviluppo, a partire dagli importanti progetti sul Parmigiano Reggiano, dalle prospettive nate anche grazie alla creazione di una associazione d’impresa composto da 45 tra latterie sociali e aziende della filiera, e con tanti giovani operatori. Un’idea alla quale si lavorava da 20 anni senza riuscire a concretizzarla che ora è realtà. Ma ridurre il progetto Aree interne solo a questo settore sarebbe limitante: ci sono azioni su mobilità, scuola e formazione per un maggiore rapporto con le imprese locali, la banda ultralarga che è la base per creare nuovo sviluppo e lavoro in montagna, servizi di prossimità, sanitari e sociali, sostegno a progetti come nuove cooperative di comunità, seguendo l’esempio di successo dei Briganti di Cerreto e della Valle dei Cavalieri di Succiso».
Sul palco anche due rappresentanti dei ragazzi delle scuole superiori castelnovesi che nei giorni scorsi hanno manifestato contro la chiusura del punto nascite: «Abbiamo voluto esprimere il nostro malessere per questa decisione che continuiamo a non condividere. Se le promesse fatte sull’ospedale verranno mantenute, siamo più fiduciosi per il nostro futuro. Il piano per le Aree interne è interessante, per cui cercheremo di partecipare alla fase di realizzazione, perché siamo fieri di essere parte di questa comunità».
Manghi ha annunciato diversi interventi importanti sulla viabilità e sulla sicurezza scolastica, «in particolare l’adeguamento sismico del Cattaneo-Dall’Aglio. Ho rispetto per chi ritiene una sconfitta la chiusura del punto nascite e capisco il pathos emotivo che ha causato, ma noi dobbiamo rifarci alle indicazioni dei medici e professionisti. Se non ci fidiamo di chi ha le competenze, non prendiamo scelte giuste. Cogliamo i segni di impegno come i 4 milioni di investimenti previsti sull’ospedale».
Per Borghi, «oggi le Aree interne individuate in tutta Italia sono 71, e quando andiamo a presentare progetti e interventi il timore più grande che abbiamo è trovarci davanti a delle comunità spente, attendiste. Invece quando c’è reattività, anche polemica, significa che c’è volontà di protagonismo; è un segnale comunque sempre positivo».
Per Bonaccini, «questo è un progetto importantissimo che crea opportunità di lavoro, ovvero il primo livello di intervento per mantenere le persone in montagna, assieme alla tutela dei servizi alla persona e della salute che non abbiamo la minima intenzione di trascurare, anzi. La discussione è legittima, ma noi non facciamo scelte per avere l’applauso e 5 voti in più domani, ma che garantiscano invece tra 20, 25 anni ai nostri figli di vivere con orgoglio in questo territorio. Qui ci sono opportunità enormi su cui intervenire. Il turismo, ad esempio: essere area Mab Unesco è una opportunità splendida, che farà crescere nei prossimi anni occasioni di lavoro. Ci sono a disposizione milioni di euro per l’agricoltura di montagna e oggi tanti giovani tornano alla terra, con competenze e un appeal nuovo, un settore che ha effetti a ricaduta sul dissesto e la cura del territorio. In Italia il ritardo digitale ci pone agli ultimi posti in Europa. Ora su questo capitolo sono stati stanziati 180 milioni dal governo, e noi ne mettiamo altri 26. Entro il 2020 tutto il territorio montano emiliano romagnolo sarà coperto dalla banda ultralarga a 30 mega. L’Appennino reggiano, grazie alla strategia Aree interne, arriverà a questo risultato entro il 2018. Tornerò due volte a Castelnovo: prima di Natale, per un incontro su tutti i progetti legati allo sviluppo infrastrutture, alle imprese, al lavoro; e per un incontro dedicato alla sanità, ai servizi e al Sant’Anna. Non chiuderemo nessuno ospedale, li specializzeremo, tenteremo di renderli i migliori possibili. Non siamo però onniscienti per poterci occupare di tutto senza gli esperti. Per una scelta molto difficile ci siamo fidati della comunità medica e scientifica. Che motivi avrei avuto per elaborare un disegno diabolico per chiudere un punto nascite? La scelta non è stata politica ma tecnica, solo per la sicurezza. Ci sono risorse per potenziare l’ospedale e potranno essercene anche di più. Se fosse stata una questione economica a spingere per la chiusura dei punti nascite, non avremmo scelto d’investire sull’ospedale».
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
«Siamo un gruppo apolitico e autonomo, talmente autonomo che ci hanno lasciati soli – ha detto al megafono un portavoce della protesta, riferendosi probabilmente alla scelta delle Cicogne di dissociarsi –. Ma abbiamo la stessa forza delle mamme quando vedono messa in pericolo la sicurezza dei loro figli».
Fischi e sarcasmo («grazie per l’ospedale») anche all’arrivo di Giammaria Manghi, presidente della Provincia, che all’ingresso si è pure fermato sulle scale, ma che ieri si è detto sorpreso: «Non erano frasi rivolte a me; anzi, mi hanno applaudito, in teatro».
Il dissenso, dentro il teatro, è proseguito con la consegna a Bonaccini, da parte di alcune mamme, delle foto di bimbi nati al Sant’Anna, «con modalità di parto che avrebbero messo a rischio la nascita se non ci fosse stato il reparto». Bonaccini ha ascoltato e scambiato qualche parola con le mamme. Poi tante di loro hanno abbandonato la sala all’inizio dell’incontro. Bonaccini e Manghi hanno affrontato il tema del punto nascite rispondendo ai contestatori, rimasti però in minima parte.
Due anni fa l’Appennino reggiano fu inserito tra i territori pilota dell’iniziativa nazionale delle Aree interne, ma il documento programmatico e la presentazione di venerdì sono arrivate a pochi giorni dalla chiusura del punto nascite del Sant’Anna. Erano quindi attese contestazioni, e ci sono state. Ma l’annuncio di investimenti consistenti, 30 milioni per le Aree interne più altri per progetti collegati, è un passaggio importante.
Oltre al sindaco Enrico Bini, a Bonaccini e Manghi, è intervenuto l’onorevole Enrico Borghi, consigliere del governo per la Strategia Aree interne.
«Il titolo che abbiamo voluto dare al documento e al progetto – ha spiegato Bini – è “La montagna del latte”, che vuole essere un filo conduttore incentrato sullo sviluppo, a partire dagli importanti progetti sul Parmigiano Reggiano, dalle prospettive nate anche grazie alla creazione di una associazione d’impresa composto da 45 tra latterie sociali e aziende della filiera, e con tanti giovani operatori. Un’idea alla quale si lavorava da 20 anni senza riuscire a concretizzarla che ora è realtà. Ma ridurre il progetto Aree interne solo a questo settore sarebbe limitante: ci sono azioni su mobilità, scuola e formazione per un maggiore rapporto con le imprese locali, la banda ultralarga che è la base per creare nuovo sviluppo e lavoro in montagna, servizi di prossimità, sanitari e sociali, sostegno a progetti come nuove cooperative di comunità, seguendo l’esempio di successo dei Briganti di Cerreto e della Valle dei Cavalieri di Succiso».
Sul palco anche due rappresentanti dei ragazzi delle scuole superiori castelnovesi che nei giorni scorsi hanno manifestato contro la chiusura del punto nascite: «Abbiamo voluto esprimere il nostro malessere per questa decisione che continuiamo a non condividere. Se le promesse fatte sull’ospedale verranno mantenute, siamo più fiduciosi per il nostro futuro. Il piano per le Aree interne è interessante, per cui cercheremo di partecipare alla fase di realizzazione, perché siamo fieri di essere parte di questa comunità».
Manghi ha annunciato diversi interventi importanti sulla viabilità e sulla sicurezza scolastica, «in particolare l’adeguamento sismico del Cattaneo-Dall’Aglio. Ho rispetto per chi ritiene una sconfitta la chiusura del punto nascite e capisco il pathos emotivo che ha causato, ma noi dobbiamo rifarci alle indicazioni dei medici e professionisti. Se non ci fidiamo di chi ha le competenze, non prendiamo scelte giuste. Cogliamo i segni di impegno come i 4 milioni di investimenti previsti sull’ospedale».
Per Borghi, «oggi le Aree interne individuate in tutta Italia sono 71, e quando andiamo a presentare progetti e interventi il timore più grande che abbiamo è trovarci davanti a delle comunità spente, attendiste. Invece quando c’è reattività, anche polemica, significa che c’è volontà di protagonismo; è un segnale comunque sempre positivo».
Per Bonaccini, «questo è un progetto importantissimo che crea opportunità di lavoro, ovvero il primo livello di intervento per mantenere le persone in montagna, assieme alla tutela dei servizi alla persona e della salute che non abbiamo la minima intenzione di trascurare, anzi. La discussione è legittima, ma noi non facciamo scelte per avere l’applauso e 5 voti in più domani, ma che garantiscano invece tra 20, 25 anni ai nostri figli di vivere con orgoglio in questo territorio. Qui ci sono opportunità enormi su cui intervenire. Il turismo, ad esempio: essere area Mab Unesco è una opportunità splendida, che farà crescere nei prossimi anni occasioni di lavoro. Ci sono a disposizione milioni di euro per l’agricoltura di montagna e oggi tanti giovani tornano alla terra, con competenze e un appeal nuovo, un settore che ha effetti a ricaduta sul dissesto e la cura del territorio. In Italia il ritardo digitale ci pone agli ultimi posti in Europa. Ora su questo capitolo sono stati stanziati 180 milioni dal governo, e noi ne mettiamo altri 26. Entro il 2020 tutto il territorio montano emiliano romagnolo sarà coperto dalla banda ultralarga a 30 mega. L’Appennino reggiano, grazie alla strategia Aree interne, arriverà a questo risultato entro il 2018. Tornerò due volte a Castelnovo: prima di Natale, per un incontro su tutti i progetti legati allo sviluppo infrastrutture, alle imprese, al lavoro; e per un incontro dedicato alla sanità, ai servizi e al Sant’Anna. Non chiuderemo nessuno ospedale, li specializzeremo, tenteremo di renderli i migliori possibili. Non siamo però onniscienti per poterci occupare di tutto senza gli esperti. Per una scelta molto difficile ci siamo fidati della comunità medica e scientifica. Che motivi avrei avuto per elaborare un disegno diabolico per chiudere un punto nascite? La scelta non è stata politica ma tecnica, solo per la sicurezza. Ci sono risorse per potenziare l’ospedale e potranno essercene anche di più. Se fosse stata una questione economica a spingere per la chiusura dei punti nascite, non avremmo scelto d’investire sull’ospedale».
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