I sindacati oggi in piazza contro Iren
Sit-in contro la chiusura del laboratorio analisi. Il caso anche in consiglio. L’assessore Marchi: «Una decisione inaccettabile»
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REGGIO EMILIA. Il caso oggi arriva in consiglio comunale, con una mozione presentata dal capogruppo Mdp, Lanfranco De Franco. E, pressoché in concomitanza con la discussione in Sala Tricolore, davanti al municipio ci sarà il presidio di protesta dei sindacati, per ribadire il loro “no” alla chiusura del laboratorio Iren di Reggio per il servizio di analisi e controllo dell’acqua. Il 3 ottobre scorso, infatti, la multiutility ha comunicato il trasferimento del servizio nelle analoghe strutture di Piacenza, Genova e Torino. E da allora è cominciata la protesta di Filtcem Cgil, Femca-Cisl e Uil Tec, che oggi alle 17 saranno in piazza Prampolini per un sit-in a sostegno della vertenza aperta per il mantenimento del laboratorio sul nostro territorio.
Per i sindacati, il laboratorio «rappresenta un elemento di sicurezza per la salute e l’igiene pubblica». Non solo: è anche quello in cui viene effettuato il maggior numero di analisi «ed è portatore del maggior numero di certificazioni rispetto agli altri laboratori di Iren».
Contro la chiusura del laboratorio, nei giorni scorsi si era già schierato anche l’assessore all’Ambiente e vicepresidente Atersir, Mirko Tutino. E ieri a ribadire la contrarietà alla chiusura del laboratorio è intervenuto anche l’assessore al Bilancio, Daniele Marchi, che tuttavia si dissocia dalla protesta dei sindacati: «La vicenda rimette al centro il rapporto della multiutility con il territorio, con i soci pubblici e quindi con i cittadini – afferma – dobbiamo ribadire la necessità di un equilibrato e omogeneo rafforzamento territoriale: negli anni vi è stata una politica di espansione principalmente mirata ad aggregare aziende (spesso in difficoltà) in Piemonte e Liguria, a svantaggio dell’Emilia e in particolare del nostro territorio». Per Marchi, «questa situazione è difficilmente accettabile, tanto più in una situazione di conclamata e perdurante insolvenza del Comune di Torino nei confronti dell’azienda, trasformatasi in un inconsueto finanziamento al socio, mentre il Comune di Reggio, che ha sempre tenuto sotto controllo i propri conti pubblici, paga addirittura prima delle scadenze». Di qui la contrarietà di Marchi al trasferimento del laboratorio: «Trasferimenti di attività e licenziamenti collettivi sono inaccettabili, tanto più in un contesto di crescita aziendale e di mercato. Il management deve rispondere agli obiettivi strategici dei soci, che vanno ben oltre l’utile di una trimestrale, il livello di un dividendo o qualche sponsorizzazione, ma hanno al centro un progetto ambientale ed energetico innovativo, sostenibile ed efficiente, in cui a costi purtroppo crescenti deve necessariamente e prioritariamente corrispondere un incremento del livello dei servizi offerti e, in ultima istanza, della qualità della vita».
Secondo l’assessore, «proprio in un momento di importanti investimenti, non vogliamo e non capiamo segnali di segno opposto». Marchi si dissocia tuttavia dalla protesta sindacale: «Noi che abbiamo sempre denunciato questa situazione non vogliamo cavalcare proteste e sit-in, pur ritenendoli legittimi e comprensibili, né evocare anacronistici passi indietro. Tuttavia, ribadiamo con forza l'importanza dell'esercitare con coerenza e determinazione le nostre prerogative di soci».
Per i sindacati, il laboratorio «rappresenta un elemento di sicurezza per la salute e l’igiene pubblica». Non solo: è anche quello in cui viene effettuato il maggior numero di analisi «ed è portatore del maggior numero di certificazioni rispetto agli altri laboratori di Iren».
Contro la chiusura del laboratorio, nei giorni scorsi si era già schierato anche l’assessore all’Ambiente e vicepresidente Atersir, Mirko Tutino. E ieri a ribadire la contrarietà alla chiusura del laboratorio è intervenuto anche l’assessore al Bilancio, Daniele Marchi, che tuttavia si dissocia dalla protesta dei sindacati: «La vicenda rimette al centro il rapporto della multiutility con il territorio, con i soci pubblici e quindi con i cittadini – afferma – dobbiamo ribadire la necessità di un equilibrato e omogeneo rafforzamento territoriale: negli anni vi è stata una politica di espansione principalmente mirata ad aggregare aziende (spesso in difficoltà) in Piemonte e Liguria, a svantaggio dell’Emilia e in particolare del nostro territorio». Per Marchi, «questa situazione è difficilmente accettabile, tanto più in una situazione di conclamata e perdurante insolvenza del Comune di Torino nei confronti dell’azienda, trasformatasi in un inconsueto finanziamento al socio, mentre il Comune di Reggio, che ha sempre tenuto sotto controllo i propri conti pubblici, paga addirittura prima delle scadenze». Di qui la contrarietà di Marchi al trasferimento del laboratorio: «Trasferimenti di attività e licenziamenti collettivi sono inaccettabili, tanto più in un contesto di crescita aziendale e di mercato. Il management deve rispondere agli obiettivi strategici dei soci, che vanno ben oltre l’utile di una trimestrale, il livello di un dividendo o qualche sponsorizzazione, ma hanno al centro un progetto ambientale ed energetico innovativo, sostenibile ed efficiente, in cui a costi purtroppo crescenti deve necessariamente e prioritariamente corrispondere un incremento del livello dei servizi offerti e, in ultima istanza, della qualità della vita».
Secondo l’assessore, «proprio in un momento di importanti investimenti, non vogliamo e non capiamo segnali di segno opposto». Marchi si dissocia tuttavia dalla protesta sindacale: «Noi che abbiamo sempre denunciato questa situazione non vogliamo cavalcare proteste e sit-in, pur ritenendoli legittimi e comprensibili, né evocare anacronistici passi indietro. Tuttavia, ribadiamo con forza l'importanza dell'esercitare con coerenza e determinazione le nostre prerogative di soci».
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