Il sindaco Luca Vecchi: «Reggio Emilia è sulla strada dello sviluppo»
Il primo cittadino traccia il bilancio dell’ultimo mese: «Avviati o terminati i nostri progetti strategici»
REGGIO EMILIA. Reggio è sulla giusta strada. Ci sono momenti, fasi, nella vita di una città in cui in brevissimo tempo convergono a compimento scelte, realizzazioni, processi destinati a incidere in profondità sull’evoluzione della città e sul proprio modo di essere presente e futuro. Nel corso degli ultimi 30 giorni tanti sono stati i progetti di questa valenza strategica che hanno preso avvio o che hanno trovato compimento.
Tutti i dati dell’economia locale segnalano una evidente ripresa del Pil, dell’occupazione, delle esportazioni. Non sottovalutiamo la fatica dei tanti anni di crisi, l’estensione della fragilità cresciuta negli ultimi dieci anni, ma è un fatto che deve essere assunto con la giusta consapevolezza che Reggio Emilia sia oggi una delle migliori economie locali del paese. Tutto ciò è merito della città. Ognuno ha fatto la propria parte.
In questi anni non siamo rimasti fermi ma abbiamo cercato di attrarre investimenti pubblici, finanziati da Regione, Stato, Unione Europea con lo scopo di produrre una scossa ulteriore all’economia locale. Abbiamo cercato di incentivare investimenti privati. In una parola potremmo dire che abbiamo operato per unire una città nel segno della collaborazione e del fare sistema.
La riqualificazione del quartiere produttivo di Mancasale per oltre 2 milioni di euro ha sbloccato oltre 60 milioni di euro di investimento privato con l’attrazione di aziende non reggiane come Metall Steel a Mancasale o gli investimenti del gruppo Marazzi in via Gramsci.
L’ufficializzazione di una ampia cordata di solidi imprenditori reggiani per l’area delle Fiere è certamente una buona notizia per progettare lo sblocco di uno dei principali problemi incontrati in questi anni. La prima pietra del Parco Innovazione nell’area dell’ex Officine Reggiane ha creato le condizioni perché tante aziende si insedieranno e l’accordo con Palomar ufficializzato la scorsa settimana è un fatto di portata storica, perché mai un’impresa culturale e creativa leader della produzione cinematografica aveva scelto la nostra città per insediare quartier generale e nuovi progetti di produzione.
Nelle prossime settimane partiranno i lavori per la più grande Arena aperta d’Europa, destinata a ospitare ogni anno una programmazione musicale di altissimo livello. Il progetto dell’Arena di Reggio Emilia rappresenta, da molto tempo a questa parte, il più importante investimento sull’attrattività della città.
La Regione Emilia-Romagna ha presentato in questi giorni il piano di investimenti di 65 milioni di euro per elettrificare le nostre ferrovie nei prossimi due anni, la più imponente “cura del ferro” da 30 anni a questa parte. Cambierà la ferrovia, cambieranno i treni, cambierà il modo di muoversi, in un altro tempo questi erano i sogni oggi sono la tangibile rappresentazione di un territorio che è ripartito.
Nei prossimi giorni inizierà la posa graduale della banda ultra larga che raggiungerà tutti i luoghi pubblici, dagli asili al tribunale, segnando un salto di qualità dell’Agenda digitale e della dotazione tecnologica della città.
L’accordo sottoscritto questa settimana tra Regione Emilia-Romagna, Comune di Reggio Emilia e Iren avvia la realizzazione di nuovi importanti investimenti su efficienza energetica ed energie rinnovabili.
Non abbiamo fermato pensieri e azioni al ruolo della produzione manifatturiera, Agripride del mese scorso ha rappresentato occasione per riflettere con tutto il mondo agricolo sulla valorizzazione della filiera agroalimentare, per rilanciare una importante partnership con la città di Digione, ma sopratutto per vedere accolte e rappresentate le esperienze reggiane nel G7 dell’agricoltura questi giorni a Bergamo.
Nel corso degli ultimi dieci anni la città ha gradualmente riqualificato tutti i grandi quartieri popolari pubblici, Stranieri, Foscato, e negli ultimi tre anni Gardenia, Compagnoni, e nei prossimi giorni l’avvio del cantiere per la riqualificazione del quartiere di viale Magenta.
Non è un elenco. È la concreta rappresentazione del più grande investimento strutturale e infrastrutturale sulla città da molto tempo a questa parte. È la rappresentazione di un piano pluriennale di investimenti pubblici di oltre 500 milioni di euro.
È una città che esce dalla crisi diversa da come vi è entrata con un modello economico più orientato all’economia della conoscenza e dell’innovazione, all’attrattività e alla creatività.
È indubbio che molto di tutto questo sia legato al successo clamoroso ma prevedibile della stazione ad Alta Velocità che ha rappresentato per Reggio un nuovo posizionamento strategico nell’area vasta Mediopadana e un salto rilevante di prestigio reputazionale.
L’idea di una città più orientata all’innovazione e all’attrattività richiede però per il futuro la consapevolezza di tre altre grandi sfide da giocare.
La prima interroga la nostra capacità di continuare ad investire sul capitale umano. Perché la città del Reggio Approach, della scolarizzazione più alta d’Europa nelle scuole d’infanzia, la città che riesce ad aprire e integrare tutte le scuole primarie e secondarie in una vera comunità educante rendendole punti di riferimento dei nostri quartieri, la città che in dieci anni ha visto raddoppiare gli studenti universitari, quella città deve interrogarsi e aggiornare le proprie ambizioni sul sistema della formazione e dell’alta formazione tecnica e umanistica.
È in questo contesto che il progetto del politecnico lanciato dall’assemblea degli Industriali ha certamente rilevanza strategica.
La seconda interroga la dimensione ambientale e la sfida dei cambiamenti climatici. Perché se è vero che in questi anni abbiamo definitivamente portato a compimento la svolta nelle politiche territoriali, nell’approccio ai beni comuni, cancellando 200 ettari di territorio edificabile, 40.000 metri di commerciale, giocando la sfida della rigenerazione e del riuso, piantumato migliaia di nuovi alberi e portato la raccolta differenziata al 65%, è altrettanto vero, e lo dimostrano i dati di questi giorni sulla qualità dell’aria, che non siamo in condizione di vincere la sfida ambientale se non all’interno di un grande piano che coinvolga le quattro regioni più produttive del nord, che attragga risorse imponenti per una nuova mobilità e per un salto nell’efficientamento energetico di tutti gli edifici.
La terza interroga la dimensione della cittadinanza e della comunità. Perché se è vero che il nostro sistema di Welfare rappresenta ancora oggi un punto di riferimento nazionale, nella sua espressione pubblica e privata, nei livelli di integrazione, nel protagonismo civico e sociale del Terzo Settore, se è vero che gli anni recenti abbiano visto investimenti epocali nel campo della sanità, dal Core alle Case della Salute, è altrettanto vero che il perimetro della fragilità si sia esteso. I minori soli, gli anziani non autosufficienti, le persone disabili, i poveri. Sono loro che rischiano l’esclusione in un’epoca più insicura, più impaurita, dove l’indebolimento dei legami sociali e di solidarietà apre la strada alla crescita della solitudine e dell’insicurezza. Ed è a loro che la Città delle Persone deve continuare a pensare, perché la ripartenza dell’economia non sia a beneficio di pochi, ma un’occasione per combattere diseguaglianze e non lasciare indietro nessuno.
*sindaco di Reggio Emilia
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