Ingegneria compie 20 anni e guarda ottimista al futuro
di Luigi Vinceti
Ieri pomeriggio i festeggiamenti al Padiglione Buccola del Campus San Lazzaro Il direttore Dragoni: «Nel ’97 gli studenti erano qualche decina, oggi sono 1.400»
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REGGIO EMILIA. Il Dipartimento di Scienze e metodi dell’Ingegneria (Dismi) dell’ateneo di Modena e Reggio compie vent’anni e ieri ha celebrato la ricorrenza, alla presenza di allievi e docenti vecchi e nuovi, con un salto nel passato ed uno sguardo proiettato al futuro.
Nel padiglione Buccola del Campus di San Lazzaro il direttore Eugenio Dragoni ha portato il saluto di Unimore ricordando come nel 1997 gli insegnanti fossero soltanto cinque e gli studenti qualche decina mentre ora salgono in cattedra una cinquantina di professori e ricercatori e gli allievi sono ormai quasi 1.400 (e le iscrizioni sono ancora aperte).
«Operiamo in spazi ristretti – ha commentato – e speriamo di disporre a breve di nuovi laboratori, senza dimenticare il progetto dello studentato già previsto dalla Regione. Non possiamo che essere ottimisti anche perché chi esce dai nostri corsi, sia di Ingegneria Gestionale che Meccanica, trova abbastanza facilmente una adeguata occupazione».
A confermare questa affermazione le testimonianze di quattro giovani laureati che hanno raccontato il loro cammino nel mondo del lavoro. Li ha presentati Cristian Secchi alla folta platea e agli insegnanti intervenuti ad ascoltarli, fra i quali Matteo Vignoli, Paolo Pavan, Luisa Malaguti, Ferdinando Del Sante, Pier Paolo Veroni, Luigi Grasselli, Antonio Rota (che ha accennato alla associazione degli ex studenti), Stefano Ossicini. Ma come possono trovare un giusto lavoro i neo ingegneri?
In quattro hanno dato una concreta risposta al quesito.
Fabio Soncini ha raccontato come sia approdato alla Lamborghini prima come stagista poi come analista. Consigli? Imparare le lingue, accettare di sperimentare e di riconoscere i propri errori, adattarsi agli ambienti aziendali.
Giulia Pantani ha spiegato invece il suo ruolo in TetraPak dove è arrivata dopo un periodo di Erasmus e due stage con gestione di progetti europei. La gestione dei magazzini e l’evoluzione dei contenitori ora l’assorbono e la stimolano.
Valerio Digani ha aggiunto alla laurea un dottorato sui sistemi ultrarobotizzati ed è stato assunto da Elettric80 dove si occupa di ricerca e sviluppo delle nuove tecnologie automatizzate capaci di far muovere i carrelli in autonomia.
Giulia Franchini, per la Procter & Gamble, ha invece concluso un progetto, commissionato congiuntamente dalla Barilla e da Esselunga, per confezioni capaci di creare un felice rapporto fra la grande distribuzione commerciale ed il consumatore di alimenti come legumi e cereali. Tutti i relatori hanno dimostrato di essere fieri degli studi condotti e delle esperienze maturate.
Nel padiglione Buccola del Campus di San Lazzaro il direttore Eugenio Dragoni ha portato il saluto di Unimore ricordando come nel 1997 gli insegnanti fossero soltanto cinque e gli studenti qualche decina mentre ora salgono in cattedra una cinquantina di professori e ricercatori e gli allievi sono ormai quasi 1.400 (e le iscrizioni sono ancora aperte).
«Operiamo in spazi ristretti – ha commentato – e speriamo di disporre a breve di nuovi laboratori, senza dimenticare il progetto dello studentato già previsto dalla Regione. Non possiamo che essere ottimisti anche perché chi esce dai nostri corsi, sia di Ingegneria Gestionale che Meccanica, trova abbastanza facilmente una adeguata occupazione».
A confermare questa affermazione le testimonianze di quattro giovani laureati che hanno raccontato il loro cammino nel mondo del lavoro. Li ha presentati Cristian Secchi alla folta platea e agli insegnanti intervenuti ad ascoltarli, fra i quali Matteo Vignoli, Paolo Pavan, Luisa Malaguti, Ferdinando Del Sante, Pier Paolo Veroni, Luigi Grasselli, Antonio Rota (che ha accennato alla associazione degli ex studenti), Stefano Ossicini. Ma come possono trovare un giusto lavoro i neo ingegneri?
In quattro hanno dato una concreta risposta al quesito.
Fabio Soncini ha raccontato come sia approdato alla Lamborghini prima come stagista poi come analista. Consigli? Imparare le lingue, accettare di sperimentare e di riconoscere i propri errori, adattarsi agli ambienti aziendali.
Giulia Pantani ha spiegato invece il suo ruolo in TetraPak dove è arrivata dopo un periodo di Erasmus e due stage con gestione di progetti europei. La gestione dei magazzini e l’evoluzione dei contenitori ora l’assorbono e la stimolano.
Valerio Digani ha aggiunto alla laurea un dottorato sui sistemi ultrarobotizzati ed è stato assunto da Elettric80 dove si occupa di ricerca e sviluppo delle nuove tecnologie automatizzate capaci di far muovere i carrelli in autonomia.
Giulia Franchini, per la Procter & Gamble, ha invece concluso un progetto, commissionato congiuntamente dalla Barilla e da Esselunga, per confezioni capaci di creare un felice rapporto fra la grande distribuzione commerciale ed il consumatore di alimenti come legumi e cereali. Tutti i relatori hanno dimostrato di essere fieri degli studi condotti e delle esperienze maturate.
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