san martino in rio
La Motor Valley fa fuori lo storico Museo dell’auto
di Alessandro Zelioli
SAN MARTINO IN RIO. Chi ha partecipato all’edizione 2017 di Modena Motor Gallery, mostra cambio e scambio che si è conclusa al centro fieristico d’oltre Secchia il 1 ottobre, non ha potuto non...
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SAN MARTINO IN RIO. Chi ha partecipato all’edizione 2017 di Modena Motor Gallery, mostra cambio e scambio che si è conclusa al centro fieristico d’oltre Secchia il 1 ottobre, non ha potuto non notare qualcosa di strano.
Tra le brochure distribuite all’ingresso c’era anche una cartina della Motor Valley, la planimetria dell’Emilia Romagna utilizzata per gli amanti del turismo motoristico a due e quattro ruote, nella quale fanno bella mostra i loghi e i recapiti di musei e circuiti della nostra regione. All’occhio attento degli appassionati, però, non sono sfuggite alcune lacune clamorose: mancano infatti, tra gli altri, la Collezione Righini di Castelfranco Emilia e i reggianissimi Collezione Salsapariglia e Museo dell’auto di San Martino in Rio «Sono senza parole – commenta il presidente del Museo di San Martino, Roberto Vellani – perché quando una decina di anni fa nacque la Motor Valley vennero coinvolte dodici collezioni. La prima era proprio quella del Museo di San Martino. Tra l’altro, in sede, abbiamo ancora il totem con tanto di logo dell’iniziativa che era stato imposto a suo tempo per promuovere il turismo in Regione, legandolo al mondo dei motori».
Un progetto che funzionò?
«Funziona tuttora, per quanto mi riguarda. Erano tre le regioni cui questo progetto mirava: Emilia Romagna, Lombardia e Sicilia. All’Emilia fu affidato tramite la Provincia di Modena con il chiaro scopo di richiamare il turismo motoristico in terra emiliana. Ci si era accorti, per esempio, che i turisti andavano al Museo Ferrari, ignorando molti altri luoghi dove le auto erano di casa».
Quindi cosa è successo?
«Purtroppo devo dire a malincuore che le nuove direttive Motor Valley danno più risalto ai costruttori moderni di automobili, ai circuiti, ma mettono in secondo piano la vecchia storia e cultura motoristica, soprattutto relativamente al periodo anteguerra. Si vede chiaramente come il sito sia “race oriented” mentre vengono tralasciate collezioni con la storia del motorismo, in primis noi e Salsapariglia».
Di che sito parla?
«In realtà sono due: www.terradimotori.it che ora è di proprietà dei reggiani organizzatori di Terre di Canossa (Canossa Events, ndc) nel quale non si fa cenno alle collezioni e www.motorvalley.com dove nella sezione “Collezioni” si possono trovare i vecchi fondatori della Motor Valley (tra cui anche il Museo di San Martino), mentre la presentazione ufficiale dei musei ci vede esclusi».
Cosa farete ora?
«Noi abbiamo sempre seguito le direttive della Motor Valley. Abbiamo anche il logo sulla carta intestata. Spero ci daranno lumi sul perché di questa cartina dalla quale siamo stati esclusi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Tra le brochure distribuite all’ingresso c’era anche una cartina della Motor Valley, la planimetria dell’Emilia Romagna utilizzata per gli amanti del turismo motoristico a due e quattro ruote, nella quale fanno bella mostra i loghi e i recapiti di musei e circuiti della nostra regione. All’occhio attento degli appassionati, però, non sono sfuggite alcune lacune clamorose: mancano infatti, tra gli altri, la Collezione Righini di Castelfranco Emilia e i reggianissimi Collezione Salsapariglia e Museo dell’auto di San Martino in Rio «Sono senza parole – commenta il presidente del Museo di San Martino, Roberto Vellani – perché quando una decina di anni fa nacque la Motor Valley vennero coinvolte dodici collezioni. La prima era proprio quella del Museo di San Martino. Tra l’altro, in sede, abbiamo ancora il totem con tanto di logo dell’iniziativa che era stato imposto a suo tempo per promuovere il turismo in Regione, legandolo al mondo dei motori».
Un progetto che funzionò?
«Funziona tuttora, per quanto mi riguarda. Erano tre le regioni cui questo progetto mirava: Emilia Romagna, Lombardia e Sicilia. All’Emilia fu affidato tramite la Provincia di Modena con il chiaro scopo di richiamare il turismo motoristico in terra emiliana. Ci si era accorti, per esempio, che i turisti andavano al Museo Ferrari, ignorando molti altri luoghi dove le auto erano di casa».
Quindi cosa è successo?
«Purtroppo devo dire a malincuore che le nuove direttive Motor Valley danno più risalto ai costruttori moderni di automobili, ai circuiti, ma mettono in secondo piano la vecchia storia e cultura motoristica, soprattutto relativamente al periodo anteguerra. Si vede chiaramente come il sito sia “race oriented” mentre vengono tralasciate collezioni con la storia del motorismo, in primis noi e Salsapariglia».
Di che sito parla?
«In realtà sono due: www.terradimotori.it che ora è di proprietà dei reggiani organizzatori di Terre di Canossa (Canossa Events, ndc) nel quale non si fa cenno alle collezioni e www.motorvalley.com dove nella sezione “Collezioni” si possono trovare i vecchi fondatori della Motor Valley (tra cui anche il Museo di San Martino), mentre la presentazione ufficiale dei musei ci vede esclusi».
Cosa farete ora?
«Noi abbiamo sempre seguito le direttive della Motor Valley. Abbiamo anche il logo sulla carta intestata. Spero ci daranno lumi sul perché di questa cartina dalla quale siamo stati esclusi».
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