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Reggio Emilia, in vigore le nuove restrizioni contro l'allarme smog

Reggio Emilia, in vigore le nuove restrizioni contro l'allarme smog

Nuove limitazioni al traffico e al consumo energetico. Reggio peggio di Torino per la concentrazione di polveri sottili

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REGGIO EMILIA. Non s’abbassa la guardia contro l’inquinamento atmosferico. Anzi, l’allerta s’è innalzata dal primo al secondo livello e le misure emergenziali sono state confermate e appesantite più che nelle altre città della nostra regione.

Il livello 2 scatta anche a Piacenza, Parma, Modena e Ferrara (rimane il livello 1 a Bologna), ma Reggio è l’unico comune dell'Emilia-Romagna che da oggi a giovedì prossimo inasprisce le misure emergenziali, sospendendo le principali deroghe alle limitazioni della circolazione dei veicoli a motore.

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A parte il personale sanitario, le forze dell’ordine e gli addetti ai servizi di pubblica utilità e ai cantieri, pochi godranno ancora delle esenzioni che di fatto finivano quasi per vanificare il provvedimento. Inoltre viene imposta, come nella maggior parte della regione, la proibizione di bruciare biomasse (legna e pellet) con classe di prestanza emissiva inferiore a quattro stelle.

Nel nostro comune gli automezzi immatricolati sono 111.804. Quelli a cui è vietato circolare dalle 8.30 alle 18.30 sono circa il 24%, in totale quasi 27mila. Si tratta di 6.229 mezzi a benzina euro 0 o 1, oltre a 9.560 diesel euro 0 o 3 e 11.166 diesel euro 4. Il blocco instaurato li colpisce quasi tutti. È stata la pessima qualità dell’aria a indurre il sindaco di Reggio, Luca Vecchi, a imporre restrizioni così gravi.

Sarebbero bastati undici giorni consecutivi di concentrazione delle polveri sottili superiore alla tollerabilità sanitaria per fare scattare il livello 2. Se ne sono contati dodici, dall’11 al 22 ottobre, con quantità di sostanze inquinanti quasi sempre più alte che nel resto della regione.

La settimana scorsa nessuno si illudeva che questa minacciosa sequela potesse essere interrotta dai provvedimenti straordinari previsti dal piano regionale “Liberiamo l'aria”. Tuttavia si sperava nella perturbazione che si stava avvicinando al Nord Italia.

Soltanto la pioggia e il vento, infatti, avrebbero potuto disperdere le pm10 (particelle dal diametro non superiore a 10 micron), di cui a Reggio si sono misurati i valori più alti e persistenti della regione Emilia-Romagna e, forse, dell'intera Pianura Padana.

Invece domenica pomeriggio sono cadute due gocce (0,4 millimetri) in città e poco più di un millimetro in altre zone della provincia, mentre il vento non ha oltrepassato i 12 chilometri all’ora. Perciò la concentrazione delle polveri sottili è rimasta molto al di sopra del limite dei 50 microgrammi al metro cubo fissato dalla normativa europea.

Abbiamo superato anche la città di Torino, che aveva avuto il massimo rilievo nelle cronache nazionali per avere toccato i 114 microgrammi giovedì scorso e che, a differenza di Reggio, ha visto sfumare lo smog nella giornata di domenica grazie a robuste ventate di foehn spiranti dalle Alpi.

Bisogna sottolineare, peraltro, che nella nostra città è stata piazzata una centralina, quella di viale Timavo, lungo la trafficatissima circonvallazione, dove le emissioni degli autoveicoli fanno salire alle stelle la concentrazione non solo delle polveri sottili, ma anche delle altre sostanze monitorate, le sottilissime pm2,5, il benzene, il monossido di carbonio, l'anidride solforosa, il biossido d'azoto e l'ozono.

Nelle città vicine le apparecchiature si trovano, invece, in zone periferiche o comunque meno inquinate: a Parma vicino al parco della Cittadella e in via Montebello, a Modena nel parco Ferrari e in via Giardini. Se la loro collocazione fosse diversa certamente non misurerebbero livelli di inquinamento atmosferico inferiori a quelli di Reggio. Da noi, infatti, c’è sempre molta differenza fra i monitoraggi di viale Timavo e quelli nell’area verde dell’ex-San Lazzaro.

Le altre centraline sono in provincia. Quelle di San Rocco di Guastalla e Castellarano non si discostano moltissimo dalle misurazioni fatte in città. Febbio, invece, attesta la purezza dell’aria che si respira nell’alto Appennino, dove non vengono mai superate le soglie di tollerabilità.

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