«Un uomo all’antica, garbato e ironico»
Franco Mazza, presidente dell’ordine degli avvocati, ricorda con affetto l’amico 90enne scomparso
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REGGIO EMILIA. Quando parla di Paolo Pantani, la voce si rompe per la commozione. E le parole che riesce a pronunciare sono quelle di un amico, oltre che di un collega. Franco Mazza, presidente dell’ordine provinciale degli avvocati, ricorda con affetto il collega travolto e ucciso in via del Chionso. Pantani, nell’ordine, si è iscritto il 2 febbraio 1960.
«La sua è sempre stata una famiglia di avvocati – comincia a raccontare Mazza, andando indietro con la memoria – sia Paolo che suo fratello esercitavano la professione, il primo a Reggio il secondo a Scandiano. Anche lui, in quel Comune, è stato un avvocato di lungo corso che assieme a Paolo ha svezzato tutta la mia generazione, parliamo di circa 50 anni fa».
Entrambe persone serie e preparate, ma il padre del pm Maria Rita aveva qualcosa in più: «In aggiunta al fratello – prosegue il presidente – era una persona molto colta e fantasiosa, nel senso che i suoi interessi non si esaurivano con l’esercizio della professione ma aveva molte passioni “esterne”, per così dire. Amava la vita, e la coltivava sotto ogni aspetto».
Soprattutto, ricorda ancora Mazza, quello sociale: «Lungo tutto l’arco della sua vita ha coltivato i rapporti personali con le famiglie reggiane. Le incontrava, ci parlava, aveva nella sua quotidianità l’abitudine di incontrarle. Era diventato per noi il custode di una serie di tradizioni e consuetudini della nostra cultura, alle quali teneva molto».
Un’energia vitale che non ha perso nemmeno quando nel settembre del 2011, a 50 anni, era morta sua figlia Elena, insegnante, costretta su una sedia a rotelle dopo un grave incidente stradale di cui era rimasta vittima nel 1996.
«È sempre stato ironico e soprattutto autoironico – conclude Mazza – parlare con lui era scoppiettante e mai banale. Sapeva prendere in giro se stesso e gli altri ma sempre con estremo garbo, con quel modo un po’ all’antica che lo contraddistingueva. Mi dispiace moltissimo, manca a tutti già da adesso». (l.g.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«La sua è sempre stata una famiglia di avvocati – comincia a raccontare Mazza, andando indietro con la memoria – sia Paolo che suo fratello esercitavano la professione, il primo a Reggio il secondo a Scandiano. Anche lui, in quel Comune, è stato un avvocato di lungo corso che assieme a Paolo ha svezzato tutta la mia generazione, parliamo di circa 50 anni fa».
Entrambe persone serie e preparate, ma il padre del pm Maria Rita aveva qualcosa in più: «In aggiunta al fratello – prosegue il presidente – era una persona molto colta e fantasiosa, nel senso che i suoi interessi non si esaurivano con l’esercizio della professione ma aveva molte passioni “esterne”, per così dire. Amava la vita, e la coltivava sotto ogni aspetto».
Soprattutto, ricorda ancora Mazza, quello sociale: «Lungo tutto l’arco della sua vita ha coltivato i rapporti personali con le famiglie reggiane. Le incontrava, ci parlava, aveva nella sua quotidianità l’abitudine di incontrarle. Era diventato per noi il custode di una serie di tradizioni e consuetudini della nostra cultura, alle quali teneva molto».
Un’energia vitale che non ha perso nemmeno quando nel settembre del 2011, a 50 anni, era morta sua figlia Elena, insegnante, costretta su una sedia a rotelle dopo un grave incidente stradale di cui era rimasta vittima nel 1996.
«È sempre stato ironico e soprattutto autoironico – conclude Mazza – parlare con lui era scoppiettante e mai banale. Sapeva prendere in giro se stesso e gli altri ma sempre con estremo garbo, con quel modo un po’ all’antica che lo contraddistingueva. Mi dispiace moltissimo, manca a tutti già da adesso». (l.g.)
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