figlio d’arte
Giuseppe Amato, 57 anni, dal 2016 procuratore capo di Bologna, è un autentico figlio d’arte. Il padre Nicolò Amato è stato infatti – tra gli anni Settanta ed Ottanta – un magistrato di punta della...
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Giuseppe Amato, 57 anni, dal 2016 procuratore capo di Bologna, è un autentico figlio d’arte. Il padre Nicolò Amato è stato infatti – tra gli anni Settanta ed Ottanta – un magistrato di punta della Procura di Roma, titolare di inchieste sui Nap (Nuclei armati proletari), sull’attentato a Papa Giovanni II e sul caso Moro.
Giuseppe Amato, dopo aver lavorato come sostituto procuratore distrettuale antimafia a Roma, ha guidato giovanissimo gli uffici di Pinerolo per poi approdare – nel 2012 – in Trentino. Dopo un quadriennio come procuratore capo di Trento è stato, l’anno scorso, designato all’unanimità dal Csm per dirigere la Procura di Bologna. Esponente di spicco di Unicost – corrente “centrista” dell’Associazione nazionale magistrati (Anm), Amato ha battuto la concorrenza di altri 23 candidati. Il posto felsineo era vacante da un anno esatto, da quando cioè Roberto Alfonso aveva lasciato l’Emilia-Romagna per andare a guidare la Procura generale a Milano. Alfonso ha coordinato le indagini della maxi-inchiesta Aemilia, lasciando questa eredità non indifferente al suo successore. La settimana scorsa la prima “firma” di Amato sul versante mafioso, coordinando l’inchiesta su due omicidi del 1992 a Reggio: «Abbiamo chiuso il cerchio riguardo agli esecutori materiali – dice – c’erano state sentenze rispetto ai mandanti».
Giuseppe Amato, dopo aver lavorato come sostituto procuratore distrettuale antimafia a Roma, ha guidato giovanissimo gli uffici di Pinerolo per poi approdare – nel 2012 – in Trentino. Dopo un quadriennio come procuratore capo di Trento è stato, l’anno scorso, designato all’unanimità dal Csm per dirigere la Procura di Bologna. Esponente di spicco di Unicost – corrente “centrista” dell’Associazione nazionale magistrati (Anm), Amato ha battuto la concorrenza di altri 23 candidati. Il posto felsineo era vacante da un anno esatto, da quando cioè Roberto Alfonso aveva lasciato l’Emilia-Romagna per andare a guidare la Procura generale a Milano. Alfonso ha coordinato le indagini della maxi-inchiesta Aemilia, lasciando questa eredità non indifferente al suo successore. La settimana scorsa la prima “firma” di Amato sul versante mafioso, coordinando l’inchiesta su due omicidi del 1992 a Reggio: «Abbiamo chiuso il cerchio riguardo agli esecutori materiali – dice – c’erano state sentenze rispetto ai mandanti».
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