«Pantani è stato per me come un secondo padre»
Ancora incredulo il geometra Guglielmo Benatti da vent’anni amico dell’avvocato «Parlava con orgoglio dei trascorsi da partigiano e della figlia magistrato»
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REGGIO EMILIA. «Da tempo era un sicuro punto di riferimento, per qualsiasi cosa potevo contare sui suoi consigli. Per me era davvero come un padre».
È ancora incredulo il geometra guastallese 61enne Guglielmo Benatti. Mai avrebbe ritenuto possibile che l’amicizia coltivata da vent’anni con l’avvocato Paolo Pantani potesse troncarsi in questo modo così traumatico. «Ci siamo sentiti per telefono sabato, quattro giorni prima l’ho accompagnato a Vetto perché ci teneva ad andare a salutare le sue amiche farmaciste. Lunedì mattina ero fuori studio per lavoro e quando in tarda mattinata ho visto la notizia su Internet mi è caduto il mondo addosso. Ho telefonato subito alla moglie. Ma come si fa a morire così? Paolo non era certo imprudente». Il geometra e l’avvocato in pensione si sono conosciuti sul finire degli anni Novanta, attraverso un amico comune, cioè Pietro Albertoni, ex compagno di Paolo al liceo classico Ariosto. Una frequentazione divenuta col tempo più assidua, cementata anche dall’aver vissuto pochi anni dopo – insieme – l’amara fine di Albertoni che nell’estate 2001 non aveva retto alla morte della moglie. Ma la vita deve andare avanti e, in pratica, Guglielmo si è pian piano sostituito – come presenza – a Pietro. Un’amicizia spontanea, fra due persone che – pur con caratteri molto diversi – scoprono d’avere tante cose da dirsi. Anche la specifica attività professionale che svolge il geometra di Guastalla – perito del tribunale, tecnicamente “esperto stimatore” – non può che risvegliare al legale in pensione quell’amore per il diritto che l’ha accompagnato tutta una vita. «Paolo ci teneva a seguire il mio lavoro in ambito civilistico – prosegue il tecnico – perché diceva che lo teneva allenato con la mente. E io l’ho sempre coinvolto, tenendo molto in considerazioni le sue valutazioni giuridiche. Mi accompagnava anche in tribunale: per lui era un modo per ritornare in quello che era stato il suo mondo per tanto tempo». Ma chi era Paolo Pantani? «Una persona di grande carattere, con una mente lucidissima ed un’intelligenza eccezionale, accompagnata da una memoria di ferro. Fiutava subito le persone sgradite».
E parlando di vita vissuta, al geometra il groppo in gola un po’ s’allenta. Un “figlioccio” che con piacere l’accompagnava a quelle “gite culinarie” a cui a volte partecipava anche un altro amico dell’avvocato, cioè il veterinario Vittorio Beltrami (scomparso alcuni anni fa). «Di recente avevamo parlato di una mèta a lui cara come Rimini. Gli sarebbe piaciuto tornarci. Ci siamo andati un paio di volte: prima della tappa al ristorante di pesce da lui preferito, faceva una visita in cimitero dove riposa la mamma». Gite in cui Pantani parlava di tutto, dal passato di partigiano («Mi aveva raccontato che, ancora minorenne, era scappato di casa per unirsi ai partigiani a Montefiorino») ai suoi trascorsi di avvocato penalista. Non ultimo la famiglia. «Era tutto per lui. proprio la settimana scorsa mi aveva mostrato una foto in cui era insieme con i suoi quattro nipoti. Era poi molto orgoglioso della figlia magistrato Maria Rita, seguiva sui giornali le sue indagini». Le proverbiali camminate all’alba hanno spazzato via tutto questo: «Mi diceva che camminando si scaricava. Ne sentiva il bisogno. Si era curato con scrupolo per problemi alla gamba legati all’età. Ma Paolo era molto attento nel muoversi. Un destino terribile». (t.s.)
È ancora incredulo il geometra guastallese 61enne Guglielmo Benatti. Mai avrebbe ritenuto possibile che l’amicizia coltivata da vent’anni con l’avvocato Paolo Pantani potesse troncarsi in questo modo così traumatico. «Ci siamo sentiti per telefono sabato, quattro giorni prima l’ho accompagnato a Vetto perché ci teneva ad andare a salutare le sue amiche farmaciste. Lunedì mattina ero fuori studio per lavoro e quando in tarda mattinata ho visto la notizia su Internet mi è caduto il mondo addosso. Ho telefonato subito alla moglie. Ma come si fa a morire così? Paolo non era certo imprudente». Il geometra e l’avvocato in pensione si sono conosciuti sul finire degli anni Novanta, attraverso un amico comune, cioè Pietro Albertoni, ex compagno di Paolo al liceo classico Ariosto. Una frequentazione divenuta col tempo più assidua, cementata anche dall’aver vissuto pochi anni dopo – insieme – l’amara fine di Albertoni che nell’estate 2001 non aveva retto alla morte della moglie. Ma la vita deve andare avanti e, in pratica, Guglielmo si è pian piano sostituito – come presenza – a Pietro. Un’amicizia spontanea, fra due persone che – pur con caratteri molto diversi – scoprono d’avere tante cose da dirsi. Anche la specifica attività professionale che svolge il geometra di Guastalla – perito del tribunale, tecnicamente “esperto stimatore” – non può che risvegliare al legale in pensione quell’amore per il diritto che l’ha accompagnato tutta una vita. «Paolo ci teneva a seguire il mio lavoro in ambito civilistico – prosegue il tecnico – perché diceva che lo teneva allenato con la mente. E io l’ho sempre coinvolto, tenendo molto in considerazioni le sue valutazioni giuridiche. Mi accompagnava anche in tribunale: per lui era un modo per ritornare in quello che era stato il suo mondo per tanto tempo». Ma chi era Paolo Pantani? «Una persona di grande carattere, con una mente lucidissima ed un’intelligenza eccezionale, accompagnata da una memoria di ferro. Fiutava subito le persone sgradite».
E parlando di vita vissuta, al geometra il groppo in gola un po’ s’allenta. Un “figlioccio” che con piacere l’accompagnava a quelle “gite culinarie” a cui a volte partecipava anche un altro amico dell’avvocato, cioè il veterinario Vittorio Beltrami (scomparso alcuni anni fa). «Di recente avevamo parlato di una mèta a lui cara come Rimini. Gli sarebbe piaciuto tornarci. Ci siamo andati un paio di volte: prima della tappa al ristorante di pesce da lui preferito, faceva una visita in cimitero dove riposa la mamma». Gite in cui Pantani parlava di tutto, dal passato di partigiano («Mi aveva raccontato che, ancora minorenne, era scappato di casa per unirsi ai partigiani a Montefiorino») ai suoi trascorsi di avvocato penalista. Non ultimo la famiglia. «Era tutto per lui. proprio la settimana scorsa mi aveva mostrato una foto in cui era insieme con i suoi quattro nipoti. Era poi molto orgoglioso della figlia magistrato Maria Rita, seguiva sui giornali le sue indagini». Le proverbiali camminate all’alba hanno spazzato via tutto questo: «Mi diceva che camminando si scaricava. Ne sentiva il bisogno. Si era curato con scrupolo per problemi alla gamba legati all’età. Ma Paolo era molto attento nel muoversi. Un destino terribile». (t.s.)
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