Vicenza, Landi chiude Scortato tra i fischi l’ad Cristiano Musi
di Enrico Lorenzo Tidona
Tensione dopo l’incontro in Veneto, dove non c’è accordo Apertura invece a Reggio sull’avvio degli ammortizzatori
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REGGIO EMILIA. Mentre a Reggio Emilia la situazione sembra essere più distesa, non c’è invece nessun accordo all’incontro tra la Landi Renzo e i sindacati vicentini che contestano la chiusura di buona parte dell’attività (90 lavoratori su 110) della Lovato Gas di Vicenza. L’azienda, controllata dal gruppo reggiano, viene sacrificata nel piano d’emergenza predisposto dall’amministratore delegato della Landi Renzo, Cristiano Musi, per rilanciare il gruppo specializzato nella produzione di sistema a gas e metano.
Un incontro avvenuto nella sede di Confindustria Vicenza, all’uscita dal quale Musi è stato sonoramente contestato - è il caso di dirlo visti i fischi - dagli operai della Lovato che lo aspettavano all’uscita. Il top manager della Landi Renzo è stato quindi accompagnato dalle forze dell’ordine verso l’auto, mentre camminava tra le urla degli operai che rischiano di perdere il posto di lavoro. «L’ad Musi ha ribadito che chiude l'azienda e sposta le linee in Iran, India e Polonia» ha detto ieri la Fiom-Cgil di Vicenza. La risposta degli operai è stato ferma e fumantina, avvenuta in strada, dove non è mancata la tensione.
A Reggio c’è stata invece qualche apertura da parte dell’azienda sia sulla questione della esternalizzazione della logistica, sia sulla eventuale possibilità di utlizzo dell’ammortizzatore sociale per almeno uno dei settori coinvolti dagli esuberi, che a Cavriago sono 79. «Per noi non sono ancora elementi sufficienti ma siamo davanti per la prima volta ad argomenti su cui discutere – dice Sergio Guaitolini, segretario della Fiom di Reggio – Abbiamo un nuovo incontro il 30. L’azienda vorrebbe tempi non lunghi per la trattativa ma a noi serve tempo per ridurre l’emergenza e consentire alle persone di valutare altre possibilità». Oggi ci saranno le assemblee in azienda per chiedere mandato ai lavoratori per proseguire la discussione: «Vogliamo sfruttare questa possibilità sia per Aeb che per Landi».
«Giù le mani dalla Lovato Gas, no alla delocalizzazione dello stabilimento vicentino» è stata invece la posizione presa nei giorni scorsi da Alessandra Moretti, consigliera regionale in Veneto nelle fila del Pd. «È impensabile delocalizzare un’azienda che lavora, continua a ricevere ordinativi e ha un piano di produzione a pieno ritmo, con turni regolari. Massima solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori della Lovato Gas, ma non solo. Presenterò una mozione che impegni il governatore Zaia a trovare una soluzione, in accordo con il presidente dell’Emilia Romagna Bonaccini, per evitare la chiusura di Vicenza e i licenziamenti».
Un incontro avvenuto nella sede di Confindustria Vicenza, all’uscita dal quale Musi è stato sonoramente contestato - è il caso di dirlo visti i fischi - dagli operai della Lovato che lo aspettavano all’uscita. Il top manager della Landi Renzo è stato quindi accompagnato dalle forze dell’ordine verso l’auto, mentre camminava tra le urla degli operai che rischiano di perdere il posto di lavoro. «L’ad Musi ha ribadito che chiude l'azienda e sposta le linee in Iran, India e Polonia» ha detto ieri la Fiom-Cgil di Vicenza. La risposta degli operai è stato ferma e fumantina, avvenuta in strada, dove non è mancata la tensione.
A Reggio c’è stata invece qualche apertura da parte dell’azienda sia sulla questione della esternalizzazione della logistica, sia sulla eventuale possibilità di utlizzo dell’ammortizzatore sociale per almeno uno dei settori coinvolti dagli esuberi, che a Cavriago sono 79. «Per noi non sono ancora elementi sufficienti ma siamo davanti per la prima volta ad argomenti su cui discutere – dice Sergio Guaitolini, segretario della Fiom di Reggio – Abbiamo un nuovo incontro il 30. L’azienda vorrebbe tempi non lunghi per la trattativa ma a noi serve tempo per ridurre l’emergenza e consentire alle persone di valutare altre possibilità». Oggi ci saranno le assemblee in azienda per chiedere mandato ai lavoratori per proseguire la discussione: «Vogliamo sfruttare questa possibilità sia per Aeb che per Landi».
«Giù le mani dalla Lovato Gas, no alla delocalizzazione dello stabilimento vicentino» è stata invece la posizione presa nei giorni scorsi da Alessandra Moretti, consigliera regionale in Veneto nelle fila del Pd. «È impensabile delocalizzare un’azienda che lavora, continua a ricevere ordinativi e ha un piano di produzione a pieno ritmo, con turni regolari. Massima solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori della Lovato Gas, ma non solo. Presenterò una mozione che impegni il governatore Zaia a trovare una soluzione, in accordo con il presidente dell’Emilia Romagna Bonaccini, per evitare la chiusura di Vicenza e i licenziamenti».
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