A processo per un reato prescritto da 3 anni
Cavriago, caso di giustizia-lumaca in Appello a Bologna: cade l’accusa nei confronti di un 56enne
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CAVRIAGO. La vicenda giudiziaria – relativa alla realizzazione di opere di abuso edilizio in assenza di permesso di costruire – è stata affrontata in Appello quando il reato è prescritto da oltre tre anni.
L’ennesimo esempio di giustizia-lumaca riguarda un immobile di via Bassetta in cui – nel maggio 2009 – l’accusa ha rilevato «opere di abuso edilizio – si legge nel capo d’imputazione – consistenti nella trasformazione di area agricola in area adibita alla sosta permanente con realizzazione di case mobili destinate ad uso abitativo e installazione di strutture di servizio, in assenza di titolo abitativo (permesso di costruire)».
Nel processo di primo grado – tenutosi in tribunale a Reggio – erano state assolte le due comproprietarie, mentre il giudice aveva condannato chi eseguì i lavori, cioè il 56enne Roberto Truzzi.
Difeso dall’avvocato Federico Braglia, il cavriaghese ha impugnato la sentenza. In Appello a Bologna la svolta a lui favorevole. La Corte – presieduta dal giudice Donatella Santini (a latere i colleghi Marinella De Simone ed Alessandra Testoni) – ha subito rilevato che il termine di prescrizione era interamente decorso dal 5 maggio 2014. Da qui l’estinzione del reato per prescrizione. Nella sentenza di secondo grado i magistrati rilevano che «il reato ritenuto in sentenza non rientra tra quelli per cui è previsto un termine massimo raddoppiato o comunque più esteso e il reato debba essere immediatamente dichiarato estinto per prescrizione, atteso che, dalle motivazioni della sentenza impugnata emergono elementi sufficienti (non validamente contrastati in Appello) per escludere una formula di proscigliomento più favorevole e che pertanto può pronunciarsi d’ufficio e senza formalità di procedura».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
L’ennesimo esempio di giustizia-lumaca riguarda un immobile di via Bassetta in cui – nel maggio 2009 – l’accusa ha rilevato «opere di abuso edilizio – si legge nel capo d’imputazione – consistenti nella trasformazione di area agricola in area adibita alla sosta permanente con realizzazione di case mobili destinate ad uso abitativo e installazione di strutture di servizio, in assenza di titolo abitativo (permesso di costruire)».
Nel processo di primo grado – tenutosi in tribunale a Reggio – erano state assolte le due comproprietarie, mentre il giudice aveva condannato chi eseguì i lavori, cioè il 56enne Roberto Truzzi.
Difeso dall’avvocato Federico Braglia, il cavriaghese ha impugnato la sentenza. In Appello a Bologna la svolta a lui favorevole. La Corte – presieduta dal giudice Donatella Santini (a latere i colleghi Marinella De Simone ed Alessandra Testoni) – ha subito rilevato che il termine di prescrizione era interamente decorso dal 5 maggio 2014. Da qui l’estinzione del reato per prescrizione. Nella sentenza di secondo grado i magistrati rilevano che «il reato ritenuto in sentenza non rientra tra quelli per cui è previsto un termine massimo raddoppiato o comunque più esteso e il reato debba essere immediatamente dichiarato estinto per prescrizione, atteso che, dalle motivazioni della sentenza impugnata emergono elementi sufficienti (non validamente contrastati in Appello) per escludere una formula di proscigliomento più favorevole e che pertanto può pronunciarsi d’ufficio e senza formalità di procedura».
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