Controllo di comunità, nati 8 nuovi gruppi
Un successo il protocollo firmato a febbraio fra Comune, Prefettura, Provincia e forze dell’ordine
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REGGIO EMILIA. Presidiare il proprio quartiere e combattere il crimine piace molto ai reggiani. Il controllo di comunità, da quando è stato ufficializzato a febbraio di quest’anno, ha avuto un exploit notevole, con la media di un nuovo gruppo nato ogni mese.
Sono otto infatti, complessivamente, i raggruppamenti di reggiani che hanno deciso di unirsi e fare rete, creando delle piccole realtà che possano collaborare e aiutare le forze dell’ordine nel loro lavoro quotidiano. Una maglia che via via sta abbracciando tutta la città, frazione per frazione. Tre gruppi sono stati autorizzati a Fogliano, uno a Due Maestà, uno a Roncocesi e Cavazzoli, uno a Massenzatico e uno a Gavassa.
Presto inoltre, secondo indiscrezioni, un nono dovrebbe formarsi anche a Pieve Modolena. Un successo che, non a caso, ha trovato grande riscontro soprattutto nelle frazioni di Reggio Emilia. Alla base del controllo di comunità – o di vicinato, come viene chiamato nel resto d’Italia – vi è infatti la conoscenza del territorio da parte dei cittadini. Cittadini che inoltre devono necessariamente conoscersi fra loro e conoscere gli altri residenti per poter individuare con efficacia eventuali movimenti sospetti.
Circostanze, queste, difficilmente concretizzabili nella città vera e propria, più densamente abitata e fitta di un via vai continuo di persone nuove e viaggiatori.
A coordinare questa spinta verso la sicurezza è la polizia municipale di Reggio Emilia che, assieme a polizia di Stato e carabinieri, si occupa di incontrare periodicamente i referenti dei gruppi e di organizzare, soprattutto nelle fasi iniziali, dei momenti di confronto con i cittadini per “istruirli” e dar loro le necessarie raccomandazioni.
Poi il tutto si sposta sulle chat di WhatsApp che, opportunamente filtrate, raggruppano le segnalazioni dei residenti, raccolte mentre vanno al lavoro, quando escono in terrazzo a fumare una sigaretta o durante una passeggiata con il cane. A breve inoltre, probabilmente già entro questa settimana, verranno collocati nelle frazioni interessati gli appositi cartelli che avvisano la presenza sul territorio dei gruppi di comunità. Un disincentivo – si spera – per i criminali. (l.g.)
Sono otto infatti, complessivamente, i raggruppamenti di reggiani che hanno deciso di unirsi e fare rete, creando delle piccole realtà che possano collaborare e aiutare le forze dell’ordine nel loro lavoro quotidiano. Una maglia che via via sta abbracciando tutta la città, frazione per frazione. Tre gruppi sono stati autorizzati a Fogliano, uno a Due Maestà, uno a Roncocesi e Cavazzoli, uno a Massenzatico e uno a Gavassa.
Presto inoltre, secondo indiscrezioni, un nono dovrebbe formarsi anche a Pieve Modolena. Un successo che, non a caso, ha trovato grande riscontro soprattutto nelle frazioni di Reggio Emilia. Alla base del controllo di comunità – o di vicinato, come viene chiamato nel resto d’Italia – vi è infatti la conoscenza del territorio da parte dei cittadini. Cittadini che inoltre devono necessariamente conoscersi fra loro e conoscere gli altri residenti per poter individuare con efficacia eventuali movimenti sospetti.
Circostanze, queste, difficilmente concretizzabili nella città vera e propria, più densamente abitata e fitta di un via vai continuo di persone nuove e viaggiatori.
A coordinare questa spinta verso la sicurezza è la polizia municipale di Reggio Emilia che, assieme a polizia di Stato e carabinieri, si occupa di incontrare periodicamente i referenti dei gruppi e di organizzare, soprattutto nelle fasi iniziali, dei momenti di confronto con i cittadini per “istruirli” e dar loro le necessarie raccomandazioni.
Poi il tutto si sposta sulle chat di WhatsApp che, opportunamente filtrate, raggruppano le segnalazioni dei residenti, raccolte mentre vanno al lavoro, quando escono in terrazzo a fumare una sigaretta o durante una passeggiata con il cane. A breve inoltre, probabilmente già entro questa settimana, verranno collocati nelle frazioni interessati gli appositi cartelli che avvisano la presenza sul territorio dei gruppi di comunità. Un disincentivo – si spera – per i criminali. (l.g.)
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