Coopsette, il curatore mette sotto la lente le delibere dei dirigenti
Previste azioni revocatorie per recuperare patrimonio Contestato anche il prezzo di carico delle azioni Unipol
CASTELNOVO SOTTO. Giorgio Pellacini ha un compito complesso: cercare di racimolare il più possibile per tentare di coprire il buco da 790 milioni di euro che si è creato con il sostanziale fallimento della storia centenaria di Coopsette. Ormai due anni fa la cooperativa di costruzioni è crollata finendo in liquidazione coatta, affidata per l’appunto al commissario Pellacini, che non sta usando certo il guanto di velluto per arrivare in fondo alla procedura.
Quest’estate ha tirato una prima bordata non votando il bilancio di Holmo, holding delle coop rosse che detengono indirettamente un pacchetto delle azioni Unipol. Pellacini contesta il valore di carico delle azioni contenute a cascata nella scatola Finsoe, chiedendo di rivedere questi valori. Poi, nei giorni scorsi durante l’incontro con i soci della coop di Castelnovo Sotto, ha annunciato l’avvio di azioni revocatorie per tentare di recuperare risorse annullando operazioni deliberate dai vecchi cda. Una marcia indietro rispetto a decisioni precedenti che servirà per poter soddisfare al massimo i creditori compresi nello stato passivo. Qui a fare la parte del leone sono i creditori chirografari per una cifra pari a 699 milioni di euro. Tra questi ci sono i soci lavoratori, molti dei quali ora in Naspi (la nuova disoccupazione), che hanno visto svanire la loro quota sociale (data per persa), gli stipendi arretrati, i contributi e il tfr non versati. Molti di questi sono anche tra i 700 prestatori sociali che reclamano a gran voce i 9 milioni di risparmi spariti nel buco.
Pesa chiaramente l’esposizione delle banche: tra queste c’è il gruppo Carige, il più esposto nei confronti di Coopsette, che è peraltro azionista di minoranza della banca genovese, quest'ultima impegnata a sua volta in una pesante ristrutturazione. Banca Carige Italia vanta crediti chirografari per 149 milioni di euro oltre a 31,5 milioni di euro di Banca Carige spa. Intesa Sanpaolo vanta invece crediti per 40 milioni tra mutui ipotecari e altre linee di credito chirografari, la Bnl altri 43 milioni, la Popolare di Vicenza 6,4 milioni, Monte Paschi di Siena ben 112 milioni di euro a cui si aggiungono altri 16 milioni di Mps Capital Services, Unicredit 12,4 milioni. Bper attende il rientro di 39 milioni, Unipol Banca di 40 milioni.
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