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Eternit, il giudice vuole un’altra perizia

di Tiziano Soresina
Eternit, il giudice vuole un’altra perizia

Rubiera, decisione a sorpresa nel processo sulla morte di un operaio. I due figli: «Fu piegato dal mesotelioma da amianto»

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RUBIERA. In tribunale a Reggio era attesa – ieri mattina – la sentenza sul delicato caso del 77enne Dorando Cottafava, morto – secondo l’accusa – per i veleni respirati nella fabbrica rubierese in cui si lavorava l’amianto.

Per questo decesso è sul banco degli imputati per omicidio colposo l’84enne Luigi Giannitrapani (ex amministratore delegato della ditta Eternit dal 1980 al 1983), ma il suo destino giudiziario non è ancora definito, in quanto ieri il giudice Andrea Rat – a sorpresa – ha disposto una nuova perizia sulle cause di morte dell’operaio che ha lavorato per ventun anni (dal 1964 al 1985) nell’azienda di Rubiera.

Su questa decisione è probabile che abbia pesato il divario fra quanto concluso dal perito Morando Soffritti (il dottore ritiene che al 100% Cottafava sia morto per mesotelioma pleurico, tumore molto aggressivo provocato dall’esposizione all’amianto) e quanto sostiene il consulente tecnico della difesa sulle cui valutazioni gli avvocati Nicoletta ed Andrea Garaventa hanno chiesto, nella scorsa udienza, l’assoluzione dell’imputato.

A questo punto anche i pm Stefania Pigozzi e Giulia Stignani (che hanno già chiesto una condanna a 2 anni di reclusione) si sono riservati di nominare un consulente che segua per l’accusa le nuove fasi peritali sui reperti istologici conservati in ospedale.

Un colpo di scena che ha sorpreso non poco la famiglia Cottafava, ieri rappresentata in aula dai due figli (Annalisa e Luca) dell’operaio deceduto dieci anni fa: «Per noi si sta prorogando una sofferenza enorme – dicono al termine dell’udienza – e non capiamo come non si sia arrivati ad una decisione, visto che il perito Soffritti è stato chiaro, inoltre l’Inail ha da tempo riconosciuto la malattia professionale di nostro padre e il giudice del lavoro si è già pronunciato riconoscendoci un risarcimento».

Proprio alla luce del risarcimento citato, la famiglia della vittima non si è costituita parte civile.

Non è ancora chiaro quanti giorni occorreranno per il deposito di questa nuova perizia, comunque il processo non è a rischio-prescrizione del reato ( i termini dovrebbero scadere 15 anni dopo il decesso).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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