Ponte sul Po chiuso a Casalmaggiore e il traffico va in tilt
Boretto, la struttura non è più sicura e potrebbe non riaprire Dal 7 settembre migliaia di auto e tir sulla strada per Parma
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BORETTO. I disagi sulle strade che dalla Bassa portano a Parma sono destinati a durare a lungo. «Come ipotizzato fin dalla chiusura provvisoria del 7 settembre scorso, il ponte di Casalmaggiore non risponde più ai livelli di sicurezza previsti dalle normative vigenti: dal punto di vista strutturale si tratta di un manufatto la cui vita utile si è ormai conclusa». Questo il fulcro della relazione redatta dalle Province di Parma e Cremona in merito al ponte che collega Casalmaggiore e Colorno, infrastruttura strategica per le due Regioni. Un problema, questo, che interessa da vicino anche la provincia reggiana in quanto la chiusura del ponte ha comportato la deviazione di migliaia di veicoli su percorsi alternativi.
Da diverse settimane, la quantità di mezzi che passa lungo i centri abitati di Brescello (e anche di Sorbolo) resta insostenibile per i residenti e in questo contesto va ricordato che è maturato l’incidente costato la vita a un’anziana a Sorbolo a Levante, investita da un camion di passaggio.
Questo aumento della mole del traffico è andata inoltre a sovraccaricare il ponte sul Po che collega Boretto e Viadana. In questo caso sono i numeri a dimostrare quanto la situazione sia critica: se in una situazione normale sul ponte Boretto-Viadana transitano 14mila veicoli, da quando è chiuso il ponte di Casalmaggiore i veicoli sono diventati 23mila.
Cosa succederà ora al ponte di Casalmaggiore-Colorno? Le ipotesi di intervento riguardano misure volte a sostenere la mobilità ed il pendolarismo di attraversamento, nonché le attività economiche del bacino interessato, ma riducono fortemente le possibilità di transito dei trasporti merci.
«Occorre piena consapevolezza – prosegue la relazione – che trattasi di interventi tampone, non risolutivi, con una durata di vita utile inferiore a 10 anni, e che comunque non possono prescindere da un intervento di monitoraggio continuo, da attuarsi con le più avanzate tecnologie, per valutare nel tempo l’avanzamento del degrado della struttura e prendere opportuni provvedimenti, tra cui anche la chiusura definitiva del ponte».
La soluzione inevitabile è quella della realizzazione di un nuovo ponte, la cui costruzione richiederebbe un tempo di circa 4-5 anni. Nel frattempo, la soluzione provvisoria prospettata è l’apertura al traffico a doppio senso di marcia, con la sistemazione di almeno 25 travi, con un costo non inferiore a 5 milioni di euro, con tempi di realizzazione di almeno un anno. La portata del ponte per i transiti merci sarà garantita fino a 20 tonnellate, quindi comprenderà anche gli autobus di linea. Il ponte però non sarà transitabile per tutta la durata dei lavori. Inoltre l’intervento ha un carattere provvisorio e non risolve l’incognita dell'eventuale deterioramento delle altre travi. Nel frattempo i reggiani che ogni giorno si recano a Parma per lavoro o per studio stanno fronteggiando notevoli disagi. Molti hanno adattato strategie alternative, ad esempio gli automobilisti imboccano la strada interna che porta da Brescello a Sorbolo. (a.v.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Da diverse settimane, la quantità di mezzi che passa lungo i centri abitati di Brescello (e anche di Sorbolo) resta insostenibile per i residenti e in questo contesto va ricordato che è maturato l’incidente costato la vita a un’anziana a Sorbolo a Levante, investita da un camion di passaggio.
Questo aumento della mole del traffico è andata inoltre a sovraccaricare il ponte sul Po che collega Boretto e Viadana. In questo caso sono i numeri a dimostrare quanto la situazione sia critica: se in una situazione normale sul ponte Boretto-Viadana transitano 14mila veicoli, da quando è chiuso il ponte di Casalmaggiore i veicoli sono diventati 23mila.
Cosa succederà ora al ponte di Casalmaggiore-Colorno? Le ipotesi di intervento riguardano misure volte a sostenere la mobilità ed il pendolarismo di attraversamento, nonché le attività economiche del bacino interessato, ma riducono fortemente le possibilità di transito dei trasporti merci.
«Occorre piena consapevolezza – prosegue la relazione – che trattasi di interventi tampone, non risolutivi, con una durata di vita utile inferiore a 10 anni, e che comunque non possono prescindere da un intervento di monitoraggio continuo, da attuarsi con le più avanzate tecnologie, per valutare nel tempo l’avanzamento del degrado della struttura e prendere opportuni provvedimenti, tra cui anche la chiusura definitiva del ponte».
La soluzione inevitabile è quella della realizzazione di un nuovo ponte, la cui costruzione richiederebbe un tempo di circa 4-5 anni. Nel frattempo, la soluzione provvisoria prospettata è l’apertura al traffico a doppio senso di marcia, con la sistemazione di almeno 25 travi, con un costo non inferiore a 5 milioni di euro, con tempi di realizzazione di almeno un anno. La portata del ponte per i transiti merci sarà garantita fino a 20 tonnellate, quindi comprenderà anche gli autobus di linea. Il ponte però non sarà transitabile per tutta la durata dei lavori. Inoltre l’intervento ha un carattere provvisorio e non risolve l’incognita dell'eventuale deterioramento delle altre travi. Nel frattempo i reggiani che ogni giorno si recano a Parma per lavoro o per studio stanno fronteggiando notevoli disagi. Molti hanno adattato strategie alternative, ad esempio gli automobilisti imboccano la strada interna che porta da Brescello a Sorbolo. (a.v.)
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