Gazzetta di Reggio

Reggio

«Si rischia solo la secessione dei ponti»

di Andrea Vaccari

Agli antipodi per uso dei social e idee politiche, ma i sindaci di Boretto e Viadana concordano sui problemi infrastrutturali

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BORETTO. Boretto e Viadana sono due realtà da sempre contigue. Oltre che in termini geografici, grazie allo storico ponte che collega le due sponde del Po, sono tanti gli elementi che accomunano i due comuni di Emilia Romagna e Lombardia. Frequentazioni, rapporti di lavoro e altri aspetti fanno sentire Boretto e Viadana appartenenti quasi allo stesso mondo, anche se dal punto di vista politico la distanza c’è e si nota, come dimostra il recente referendum sull’autonomia che si è svolto nel fine settimana in Lombardia e Veneto.

Sulla consultazione elettorale si è espresso in questi giorni su Facebook il sindaco di Boretto Massimo Gazza, che tra il serio e il faceto ha espresso le proprie perplessità. Tra le scherzose ipotesi di introdurre una tassa sul Grana Padano o quella di chiudere il ponte di Viadana, il primo cittadino borettese ha poi illustrato le sue reali considerazioni sulla consultazione referendaria.

«In primis – ha spiegato il sindaco Pd – va detto che va fatta una distinzione tra l’interpretazione veneta e quella lombarda di questo referendum. Le ragioni che hanno portato alla consultazione sono le stesse che hanno portato alla nascita del movimento leghista e si concretizzano in uno Stato che ha gli stessi problemi dei tempi dell’Unità d’Italia: un Paese a due velocità. Credo però che la risposta alla soluzione non possano essere ridotte a un quesito referendario. L’idea di un’Italia fatta di tante piccole patrie porterebbe a un indebolimento complessivo: per quanto questo referendum sia legittimo, penso che pensare a un’Europa fatta di tante autonomie, e penso anche alla Catalogna, non sia nelle nostre disponibilità».

Dall’altra parte del ponte, il sindaco di Viadana Giovanni Cavatorta, eletto a capo di una lista recante il simbolo della Lega Nord, vede invece nel referendum un primo passo in avanti per dare respiro ai Comuni vincolati da norme sempre più restrittive. «L’affluenza alle urne a Viadana – illustra Cavatorta – è stata del 33,29%: significa che un cittadino su tre è andato a votare, dunque circa 5mila viadanesi. Anche se la percentuale è leggermente più bassa rispetto ai dati provinciali e regionali posso dirmi moderatamente soddisfatto, anche perché il “Sì” ha ottenuto il 95%. A fronte di numeri importanti, vediamo ora cosa riuscirà a ottenere il presidente Maroni: sarebbe positivo se la Regione potesse avere a disposizione maggiori risorse da destinare ai Comuni. In effetti, per i Comuni stessi la Regione è rimasto l’ente di riferimento che in certe situazioni può venire in soccorso: gli enti locali oggi sono chiamati a erogare sempre più servizi a fronte di un calo della disponibilità economica».

Il sindaco viadanese trova poi il modo di replicare alle battute del collega Gazza. «Sono uno dei pochi sindaci che non ha Facebook – aggiunge – ma posso ugualmente rispondere. Il referendum è legittimo, in quanto previsto dalla Costituzione, e se davvero può apportare condizioni migliorative per i cittadini, perché non approfittarne? Anche l’Emilia Romagna sta avviando un percorso con gli stessi obiettivi. Non vogliamo assolutamente staccarci dall’Italia, anzi a Gazza dico: l’unica secessione che si rischia è quella dei ponti sul Po. Con la chiusura del ponte di Casalmaggiore, che a quanto risulta non potrà più essere utilizzato, il “nostro” Boretto-Viadana rischia di essere sovrasollecitato».

Una preoccupazione, quest’ultima, condivisa anche dal sindaco borettese: «Bisogna aumentare i controlli sui mezzi pesanti – chiude – e studiare delle viabilità alternative altrimenti i lavori che sono stati appena svolti rischiano di essere inutili. La situazione non può durare a lungo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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