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il SOSPETTO

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Nel controesame è ormai divenuto un ritornello da parte del pentito Antonio Valerio, quando un difensore sta per prendere la parola: «Con quale avvocato parlo?». E poi si segna su un foglio il nome e...

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Nel controesame è ormai divenuto un ritornello da parte del pentito Antonio Valerio, quando un difensore sta per prendere la parola: «Con quale avvocato parlo?». E poi si segna su un foglio il nome e chi difende. Un “copione” su cui ieri l’avvocato Vincenzo Belli (foto) – difensore del 62enne Antonio Muto e nel rito abbreviato del poliziotto Domenico Mesiano – ha avuto da ridire: «Perché Valerio si segna i nomi degli avvocati difensori?». Puntualizzazione che mette subito tensione fra il legale e il collaboratore di giustizia, con quest’ultimo più che propenso a ribattere ai difensori, come sta ampiamente dimostrando da tre udienze, cioè da quando è iniziato il suo controinterrogatorio.

Una frizione che spinge il presidente Francesco Caruso ad intervenire, invitando Belli a non pensar male su questo modo di porsi del pentito. Laconico il difensore: «Che ci sia sotto altro? Spero proprio di no...».

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