Gazzetta di Reggio

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«Un Politecnico a Reggio? No, grazie, non ci serve»

di VANNI CODELUPPI *
«Un Politecnico a Reggio? No, grazie, non ci serve»

Il sociologo reggiano critico di fronte a opere e progetti dell’archistar spagnolo «Non tiene conto delle persone. Un esempio? La Mediopadana senza panchine» 

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La stazione Mediopadana di Reggio Emilia sta ottenendo un notevole successo. I dati parlano del passaggio ogni giorno di oltre 3000 persone. Chi arriva però per partire verso la sua destinazione non trova dentro la stazione un luogo confortevole dove potersi sedere in attesa del treno ad alta velocità. Può sembrare assurdo, ma ha a disposizione solo pochi posti sparsi e al freddo, perché collocati in spazi aperti e spesso anche al buio. Alcuni posti sono presenti nei divanetti collocati dentro gli spazi delle Ferrovie dello Stato o di Ntv, ma sono di solito occupati e comunque in luoghi che hanno prevalentemente una funzione di consulenza per i viaggiatori. Nella stazione ci sono anche un’edicola e un bar, talmente piccolo che la mattina ha sempre la coda fuori dalla porta dei clienti che desiderano consumarvi qualcosa. Tutto qua. Un po’ poco per una stazione di grande traffico. In compenso, chi entra nella stazione trova davanti a sé una gigantesca opera di uno sconosciuto artista: una riproduzione dell’Ultima cena di Leonardo realizzata in occasione dell’Expo di Milano. L’opera è decisamente kitsch e l’Expo di Milano si è conclusa da due anni, ma nessuno ha pensato di toglierla da lì e di costruire al suo posto uno spazio accogliente per i viaggiatori. Nel frattempo, in mancanza di meglio, molti si siedono sul suo ampio basamento.

È possibile che un architetto di fama internazionale come Santiago Calatrava non abbia previsto nel suo progetto di mettere degli spazi confortevoli per l’attesa dei viaggiatori? È possibile. D’altronde, lo stesso Calatrava è noto per una modesta attenzione alle esigenze degli utilizzatori dei suoi progetti in giro per il mondo. Non a caso ha dovuto affrontare a causa di ciò varie cause legali. È noto ad esempio il caso del ponte della Costituzione, quello che collega la stazione ferroviaria di Venezia con Piazzale Roma, sicuramente bello da vedere, ma con dei gradini molto scivolosi che hanno fatto cadere a terra parecchi utilizzatori.

Anche a Reggio, peraltro, Calatrava ha imposto di non mettere nulla nello spazio vicino alla sua stazione Mediopadana, né alberi, ne strutture al servizio dei viaggiatori, come parcheggi o altro. Per non disturbare la vista della stazione. Sicuramente bella e avveniristica, ma che, come qualsiasi spazio pubblico, ha il dovere anche di cercare di soddisfare i bisogni delle persone. Così i parcheggi ci sono, ma pochi e ben distanti dal corpo della stazione.

Forse la responsabilità di quello che si è descritto non è tutta di Calatrava, ma anche dei committenti che si sono rivolti a lui e probabilmente gli hanno dato delle precise indicazioni su come il progetto della stazione Mediopadana doveva essere realizzato. Cioè, in questo caso, le Ferrovie dello Stato, la Regione Emilia-Romagna e il Comune di Reggio Emilia. Non importa però di chi sia la responsabilità, quello che conta è che i problemi indicati sono evidenti e innegabili e sarebbe opportuno cercare di risolverli al più presto.

Calatrava comunque poche settimane fa si è presentato a Reggio Emilia, invitato da Unindustria alla sua abituale Assemblea annuale, e ha proposto la costruzione di un Politecnico davanti alla sua stazione Mediopadana, naturalmente ben distante da essa per non coprirla. Ha già fatto un primo progetto e ha fatto anche i conti: ben 90 milioni di euro. Un costo molto elevato, ma c’è soprattutto da chiedersi che bisogno abbia Reggio Emilia di questo nuovo progetto di Calatrava. Oltretutto da realizzare in una zona che presenta non pochi problemi di collegamento con il centro città. Soprattutto, però, forse Calatrava non sa che Reggio Emilia ha già un’università la quale funziona piuttosto bene. Un’università che, anziché essere messa in difficoltà da una proposta in diretta competizione come quella di un Politecnico, dovrebbe essere aiutata a svilupparsi ulteriormente. L’università a Reggio Emilia, caso piuttosto unico nel panorama italiano, è stata voluta con forza circa quindici anni fa dagli enti locali e dalle associazioni imprenditoriali, che hanno creduto e investito in essa. Ma questi soggetti oggi, proprio come Calatrava, sembrano essere poco consapevoli che a Reggio Emilia un’università esiste già e che, se opportunamente sostenuta e sviluppata, può rappresentare una risorsa maggiormente utile e preziosa per lo sviluppo economico e sociale del territorio reggiano.

*Ordinario

Sociologia dei media

Università Iulm Milano



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