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«Chiarezza sugli allevamenti industriali»

«Chiarezza sugli allevamenti industriali»

Cadelbosco, la Tellini sui 20mila maiali “spariti”: «Servono controlli ad hoc per le grandi aziende»

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CADELBOSCO SOPRA. Come possano sparire ventimila maiali, è un mistero difficile da spiegare. Se siano o meno arrivati a Cadelbosco Sopra dovrebbe stabilirlo il servizio veterinario. Se poi i suini dell’azienda agricola Le Fontanelle diventano dei “fantasmi”, non può che scattare un’indagine della magistratura. Un procedimento su cui il comitato “Aria pulita” chiede chiarezza. Una richiesta che arriva anche dal sindaco Tania Tellini, che però, «avendo massima stima nell’operato della procura», sposta l’attenzione su un problema più ampio: «Quello di avere norme ad hoc, e quindi controlli e verifiche diverse, per gli allevamenti di tipo industriale».

Normative che potrebbero essere utili anche alla magistratura per appurare eventuali abusi. Come quelli che, secondo il comitato Aria Pulita, potrebbero essere avvenuti nel 2012 nell’azienda Le Fontanelle. A cinque anni dall’esposto-denuncia per la presunta “sparizione” dei 20mila maiale, non si sa nulla sui risultati delle indagini.

Una situazione che ha portato il comitato a chiedere l’intervento del ministro della giustizia Andrea Orlando. Un’identica richiesta d’aiuto è stata poi avanzata al prefetto di Reggio Maria Grazia Forte, dopo che del caso si era già interessato anche il suo predecessore Raffaele Ruberto.

«È un modo per far sì che non possa scattare la prescrizione dei presunti reati», spiega il comitato. «È un modo di agire che capisco ma che non approvo in toto», spiega la Tellini che sottolinea come «la procura non sia tenuta a dare notizia su come stiano procedendo le indagini» e ribadisce la sua «massima stima sul lavoro della magistratura».

Ciò che è urgente, secondo il sindaco, è un intervento del legislatore. «Quando si allevano 20mila suini, non siamo davanti a delle aziende zootecniche ma a delle vere e proprie industrie – dichiara il primo cittadino –. Se non cambiano le normative, chi alleva 50mila capi e chi ne alleva 50 resta soggetto alle stesse regole: ossia la compilazione di semplici registri per determinare il numero di animali, gli spandimenti dei liquami e le altre attività legate all’allevamento.

«È chiaro – conclude la Tellini –che servono regole e controlli differenti a seconda delle dimensione dell’azienda. Ed è una cosa che avviene anche in altre realtà produttive: l’artigiano che costruisce sedie non è soggetto agli stessi obblighi di una falegnameria. È chiaro che anche per gli allevamenti servano norme, regolamenti e controlli differenti: non si possono equiparare i piccoli allevatori, alle industrie agro-zootecniche».

Giuseppe Boi

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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