Gazzetta di Reggio

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IL RITORNO DEGLI ANZIANI 

«Eravamo poveri ma felici questa è la nostra vera casa»

«Eravamo poveri ma felici questa è la nostra vera casa»

VENTASSO. La sistemazione dell’opera alla memoria è stata l’occasione per tanti vecchi abitanti di Poviglio di tornare nel luogo dove hanno vissuto per anni o decenni. Gran parte di loro non...

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VENTASSO. La sistemazione dell’opera alla memoria è stata l’occasione per tanti vecchi abitanti di Poviglio di tornare nel luogo dove hanno vissuto per anni o decenni. Gran parte di loro non abitavano più nel paesino al momento dell’abbandono forzato ma vi mantenevano una casa e quindi ora hanno una nuova sistemazione alla Cicogna, sotto al Ventasso, dove Poviglio è stato “traslocato” a inizio millennio. Soprattutto custodiscono i ricordi di un mondo per certi versi ormai sparito, o comunque lontanissimo.

Antonio Bernadi a Poviglio ci è cresciuto: «Poi per il lavoro ci siamo dovuti allontanare sempre più, giù a Fornolo e infine a Montecchio. La mia era una famiglia di pastori, c’era la transumanza e io sono a Caorso, nel piacentino, perché i miei giravano con le pecore», racconta. «Il mio ricordo di Poviglio è quello di un bambino: noi vivevamo qui ma la stalla era rimasta a Poviglio vecchio, il paese danneggiato dalla prima frana, e ogni mattina loro partivano prestissimo per andare alla stalla e lasciavano tutti noi bambini in casa. Certo era davvero un altro mondo, non c’erano certo i rischi di oggi, specie in un luogo come questo».

La “decana” è la 93enne Maria Bernardi di Scandiano, tutt’ora in buona forma e presenza fissa in estate alla nuova sede di Poviglio, dove passa le vacanze. «Questa rimane la mia casa, ma parliamo di un mondo diverso. Per portare la corrente elettrica andammo a piedi a Isola, nel parmense, per prendere il filo di rame. La strada sino a Poviglio non arrivava: quando ci trasferimmo per lavoro, caricammo tutto su un carretto sino a Fornolo, dove iniziava la strada asfaltata». Tutta un’altra epoca: «C’era il baratto, mio padre faceva anche lo scarpolino, aggiustava le scarpe ai pastori in autunno e loro lo pagavano in primavera quando tornavano qui, dopo aver venduto lana e bestie».

Anche la goliardia viveva di queste dinamiche: «Quando c’era un matrimonio di una ragazza di Poviglio, gli sposi dovevano passare dai paesi sotto, e lì venivano fermati: venivano “intimiditi” per aver “preso” una ragazza del posto, e dopo una bevuta venivano lasciati andare». (adr.ar.)

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