Iori: «Denaro sottratto al commercio»
Il presidente della Papa Giovanni commenta i dati: «Ingenti i costi sanitari per i giocatori patologici»
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REGGIO EMILIA. Le cifre, enormi, del gioco d’azzardo solo a Reggio Emilia faranno sobbalzare molti dalla sedia. Molti ma non chi, da anni, si occupa del contrasto alla ludopatia e del supporto ai giocatori patologici. E Matteo Iori, con la “sua” associazione Papa Giovanni XXIII, è fra queste persone.
«Ciò su cui a mio avviso conviene riflettere – spiega, commentando i dati dell’Agenzia dei Monopoli – non è solo sui 342 milioni di euro complessivamente giocati, ma sugli 85 milioni di euro definitivamente persi dai cittadini del comune di Reggio l’anno scorso. Molti potranno pensare che una parte di questi soldi va allo Stato e altri che questi soldi in fondo sostengono la filiera commerciale che è legata al gioco d'azzardo».
Ma, prosegue Iori, così non è: «Io ritengo che sia importante invece fare due tipi di riflessioni. Innanzitutto quanto lo Stato si ritrova a dover spendere per sostenere poi i costi sanitari e sociali, diretti e indiretti, per i giocatori patologici e per le loro famiglie, distrutte da debiti, conflitti e disperazione. E noi che da 17 anni gestiamo gruppi per giocatori patologici e abbiamo accolto oltre 1.000 persone per questo problema sappiamo quanto possa possano essere drammatiche certe situazioni».
Infine, conclude Iori, «sarebbe saggio chiedersi se invece di perderli al gioco, i reggiani l’anno scorso avessero speso questi 85 milioni di euro in ristoranti, cinema, negozi di abbigliamento, bar ed esercizi di Reggio Emilia. Quanto questo avrebbe giovato agli esercenti reggiani? Quanto sarebbe comunque andato in Iva allo Stato? Quanto questa scelta avrebbe contribuito ad aumentare la qualità di vita della nostra città invece che alla sua disgregazione?».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Ciò su cui a mio avviso conviene riflettere – spiega, commentando i dati dell’Agenzia dei Monopoli – non è solo sui 342 milioni di euro complessivamente giocati, ma sugli 85 milioni di euro definitivamente persi dai cittadini del comune di Reggio l’anno scorso. Molti potranno pensare che una parte di questi soldi va allo Stato e altri che questi soldi in fondo sostengono la filiera commerciale che è legata al gioco d'azzardo».
Ma, prosegue Iori, così non è: «Io ritengo che sia importante invece fare due tipi di riflessioni. Innanzitutto quanto lo Stato si ritrova a dover spendere per sostenere poi i costi sanitari e sociali, diretti e indiretti, per i giocatori patologici e per le loro famiglie, distrutte da debiti, conflitti e disperazione. E noi che da 17 anni gestiamo gruppi per giocatori patologici e abbiamo accolto oltre 1.000 persone per questo problema sappiamo quanto possa possano essere drammatiche certe situazioni».
Infine, conclude Iori, «sarebbe saggio chiedersi se invece di perderli al gioco, i reggiani l’anno scorso avessero speso questi 85 milioni di euro in ristoranti, cinema, negozi di abbigliamento, bar ed esercizi di Reggio Emilia. Quanto questo avrebbe giovato agli esercenti reggiani? Quanto sarebbe comunque andato in Iva allo Stato? Quanto questa scelta avrebbe contribuito ad aumentare la qualità di vita della nostra città invece che alla sua disgregazione?».
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