La super nonna si lancia da 4mila metri
di Giuseppe Boi
Vanda Debiagi, 83 anni, ha fatto il primo volo in aereo e l’atterraggio in paracadute. «Meglio un sorriso che una pastiglia»
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CASALGRANDE. Quindici minuti di volo per raggiungere quota 4 mila metri. Poi il lancio nel vuoto e 60 secondi di caduta libera. A quota 1.500 metri l’apertura del paracadute e poi la discesa fino al punto d’atterraggio. Un’esperienza di per se unica, diventata eccezionale ieri mattina al Campovolo di Reggio Emilia. Straordinaria come la novella paracadutista: Vanda Debiagi, 83 anni di Casalgrande. La super nonna ieri ha vissuto due prime volte: quella del primo volo su un aeroplano e quella, impensabile, del lancio con un paracadute. Un volo in tandem con Matteo Fabbri, istruttore della Body fly university di Reggio Emilia, condiviso con i nipoti Manuela e Alex. Una gioia per la nonnina capace, all’atterraggio, di regalare una perla di saggezza: «Una bella risata vale più di una pastiglia».
Del resto Vanda Debiagi è sempre stata una donna che ha affrontato la vita di petto e con il sorriso. Originaria di Bondeno di Ferrara, dove ha vissuto sino agli anni ‘50, è emigrata in Venezuela dove il marito si era trasferito per motivi di lavoro. In sud america sono nati i primi due figli, poi la famiglia Reggiani-Debiagi è tornata momentaneamente in Italia, dove invece sono nate altre due figlie. Per anni ha fatto la spola lungo l’oceano per poi decidere il rientro definitivo in Italia e stabilirsi, negli anni ‘60, a Casalgrande dove il fratello di Vanda aveva aperto un forno. Da allora i Reggiani-Debiagi sono stabilmente a Casalgrande e qui, nel centro del paese, vive ancora l’83enne, sempre attiva fra spese, passeggiate, tante ore ai fornelli e lavoretti di casa.
E da Casalgrande è partita la “pazza” idea del lancio col paracadute. «Tutti abbiamo dei desideri e quello di paracadutarmi è un sogno ricorrente che faccio – spiega nonna Vanda –. Mi sono sempre detta che, se fosse capitata un’occasione, avrei provato questa emozione. Ne ho parlato a casa di mio genero. Mio nipote ha sentito e ha subito colto la palla al balzo: “Se lo fai tu nonna, lo faccio anche io”».
E l’occasione è arrivata ieri, in ritardo di una settimana rispetto al previsto a causa delle condizioni meteo che avevano costretto i responsabili dei voli per i lanci a sospendere il tutto. «Non pensavo andasse in porto», racconta la nonnina poco prima del lancio. «Sono emozionata e ho un pochino di paura. Ma il tanto giusto. Se avessi avuto troppa paura non mi lancerei col paracadute, perché la paura è brutta».
Quindi la preparazione del lancio con l’istruttore che spiega come comportarsi e nonna Vanda è pronta con indosso una tuta bianca e gialla, un pile grigio per affrontare il freddo, un caschetto da aviere blu e una mascherina sugli occhi.
Le attenzioni di tutto l’aeroporto reggiano, ieri, erano per lei. «Signora io la ammiro tanto», dice uno degli altri paracadutisti della domenica mentre la comitiva raggiunge l’aero della scuola di paracadutismo. «Nonna, hai mai volato?», chiede una ragazza. «No», è la risposta di Vanda che, alla domanda se lo rifarà risponde con un netto: «Mai dire mai».
Quindi Vanda si accomoda nell’aereo. Il suo volto dimostra l’emozione, ma il buonumore non viene mai meno: «Ma che bel giovane che ho dietro di me!», scherza Vanda poco prima di lanciarsi insieme a Matteo Fabbri.
Raggiunta quota 4mila metri il portellone dell’aero si apre. I nipoti di Vanda si lanciano uno dietro l’altro insieme ad altri due istruttori. Poi arriva il momento della super nonna insieme a Matteo. Si è seduta sulla porta di lancio, ha stretto le gambe e messo i piedi sotto la pancia dell'aereo, ha spostato in avanti il baricentro del corpo e poi, con le mani sull'imbrago e i gomiti stretti, si è lanciata nel vuoto imbragata con l’istruttore e sorridendo verso il cielo.
Vanda e Matteo sono scesi alla velocità di 200 chilometri orari. Lei ha aperto le braccia, ha tastato l’aria e non ha mai tolto lo sguardo da terra. Chissà se cercava la sua casa, chissà che emozioni ha provato. Certamente all’atterraggio era piena di gioia: «Sono quaaaaaa!», grida tra gli applausi alzando i pollici in segno di vittoria. «Me lo dai un cinque?, le chiede l'istruttore dopo il selfie di rito. «Ma te ne do anche due», risponde felice la nonna mentre batte la mano e si rivolge ai parenti con un sorriso da incorniciare: «Avete avuto più paura voi di me».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Del resto Vanda Debiagi è sempre stata una donna che ha affrontato la vita di petto e con il sorriso. Originaria di Bondeno di Ferrara, dove ha vissuto sino agli anni ‘50, è emigrata in Venezuela dove il marito si era trasferito per motivi di lavoro. In sud america sono nati i primi due figli, poi la famiglia Reggiani-Debiagi è tornata momentaneamente in Italia, dove invece sono nate altre due figlie. Per anni ha fatto la spola lungo l’oceano per poi decidere il rientro definitivo in Italia e stabilirsi, negli anni ‘60, a Casalgrande dove il fratello di Vanda aveva aperto un forno. Da allora i Reggiani-Debiagi sono stabilmente a Casalgrande e qui, nel centro del paese, vive ancora l’83enne, sempre attiva fra spese, passeggiate, tante ore ai fornelli e lavoretti di casa.
E da Casalgrande è partita la “pazza” idea del lancio col paracadute. «Tutti abbiamo dei desideri e quello di paracadutarmi è un sogno ricorrente che faccio – spiega nonna Vanda –. Mi sono sempre detta che, se fosse capitata un’occasione, avrei provato questa emozione. Ne ho parlato a casa di mio genero. Mio nipote ha sentito e ha subito colto la palla al balzo: “Se lo fai tu nonna, lo faccio anche io”».
E l’occasione è arrivata ieri, in ritardo di una settimana rispetto al previsto a causa delle condizioni meteo che avevano costretto i responsabili dei voli per i lanci a sospendere il tutto. «Non pensavo andasse in porto», racconta la nonnina poco prima del lancio. «Sono emozionata e ho un pochino di paura. Ma il tanto giusto. Se avessi avuto troppa paura non mi lancerei col paracadute, perché la paura è brutta».
Quindi la preparazione del lancio con l’istruttore che spiega come comportarsi e nonna Vanda è pronta con indosso una tuta bianca e gialla, un pile grigio per affrontare il freddo, un caschetto da aviere blu e una mascherina sugli occhi.
Le attenzioni di tutto l’aeroporto reggiano, ieri, erano per lei. «Signora io la ammiro tanto», dice uno degli altri paracadutisti della domenica mentre la comitiva raggiunge l’aero della scuola di paracadutismo. «Nonna, hai mai volato?», chiede una ragazza. «No», è la risposta di Vanda che, alla domanda se lo rifarà risponde con un netto: «Mai dire mai».
Quindi Vanda si accomoda nell’aereo. Il suo volto dimostra l’emozione, ma il buonumore non viene mai meno: «Ma che bel giovane che ho dietro di me!», scherza Vanda poco prima di lanciarsi insieme a Matteo Fabbri.
Raggiunta quota 4mila metri il portellone dell’aero si apre. I nipoti di Vanda si lanciano uno dietro l’altro insieme ad altri due istruttori. Poi arriva il momento della super nonna insieme a Matteo. Si è seduta sulla porta di lancio, ha stretto le gambe e messo i piedi sotto la pancia dell'aereo, ha spostato in avanti il baricentro del corpo e poi, con le mani sull'imbrago e i gomiti stretti, si è lanciata nel vuoto imbragata con l’istruttore e sorridendo verso il cielo.
Vanda e Matteo sono scesi alla velocità di 200 chilometri orari. Lei ha aperto le braccia, ha tastato l’aria e non ha mai tolto lo sguardo da terra. Chissà se cercava la sua casa, chissà che emozioni ha provato. Certamente all’atterraggio era piena di gioia: «Sono quaaaaaa!», grida tra gli applausi alzando i pollici in segno di vittoria. «Me lo dai un cinque?, le chiede l'istruttore dopo il selfie di rito. «Ma te ne do anche due», risponde felice la nonna mentre batte la mano e si rivolge ai parenti con un sorriso da incorniciare: «Avete avuto più paura voi di me».
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