Le usanze reggiane dilagano su Facebook grazie ai Ragàs ed Rés
Sono autori di fotomontaggi tanto ironici quanto veri. Al centro dei collage zanzare, dossi, parcheggi e l’immancabile erbazzone
REGGIO EMILIA. Da qualche tempo su Facebook circolano fotomontaggi esilaranti che parlano… reggiano. Immagini e fotografie che qualcuno ha modificato per affrontare temi critici della città (come la continua sparizione delle biciclette in centro storico), per denunciare emergenze di alcune zone (le zanzare della Bassa) o per ricordare alcune gioie di cui chi è nato altrove non può godere (Oh vez, l’erbazzone).
Gli artefici di tutto ciò, tra risate e incontenibili cenni affermativi del capo, sono i Ragàs ed rés, che non vogliono rivelare la propria identità, ma alla domanda “Chi siete?” garantiscono: «Sicur di ragàs ed rés, procuperet mia».
Quando è nata la vostra pagina Facebook e perché?
«Alla fine di aprile. Non esisteva una pagina che rappresentasse la città e soprattutto i reggiani dal punto di vista delle nostre caratteristiche e delle nostre usanze. Abbiamo deciso di riempire il vuoto per farci due risate ma anche sottolineare ciò che ci rende unici».
Dove trovate l’ispirazione per i vostri fotomontaggi?
«Vivendo Reggio e parlando con i ragàs, sia giovani che vecchi».
I vostri collage piacciono a circa diecimila persone… contenti? Quando avete iniziato lo avreste mai immaginato?
«L’è tròp bèl valà! Ce lo immaginavamo perché mancava una pagina così, quindi bastava azzeccare i primi post e poi sarebbe andata da sola, però vogliamo crescere ancora. Non ci accontentiamo».
Al di là delle battute, con le vostre creazioni fotografate in modo chirurgico pregi e difetti della città. Cosa amate più di Reggio? Cosa invece non sopportate e pensate andrebbe cambiato?
«Reggio è molto criticata dai reggiani, ma non appena ci si ritrova in altre realtà ci si rende conto che non è affatto male. Sicuramente ci sarebbero cose da migliorare, come ravvivare il centro storico e risolvere certe situazioni di degrado in certe zone della città. Po ghe tròp tràfic».
E dei reggiani cosa pensate?
«In brèv ragàs, poi quelli che portano avanti il dialetto li amiamo alla follia».
Domanda di cucina: erbazzone di pianura o erbazzone di montagna?
«Quello di pianura, can sle bòun».
Domanda di sociologia: quanto è importante mantenere le tradizioni? Come il dialetto, ad esempio…
«Molto, perché con questa società “globalizzata” andrebbero persi altrimèint».
Domanda di pedagogia: siete consapevoli che con i vostri fotomontaggi invitate i reggiani a osservare i particolari della città? Prendiamo il pastore tedesco alla finestra…
«Era esattamente uno dei nostri obiettivi. Al centro delle nostre composizioni ci sono piccole cose ma uniche. Per questo hanno un grande valore».
La chiave di tutto, comunque, è l’ironia. La penseranno così anche gli “amici” parmigiani, spesso citati nei vostri post?
«Speviamo di sì, sennò s’rangen».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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