Svelati dipinti nascosti al Mauriziano, ma servono altri fondi
Reggio Emilia: sotto l’intonaco spuntano foglie e fronde realizzate nel ’500. Erano state coperte da uno strato di bianco steso nell’800
REGGIO EMILIA. Rovine romane, pittori e poeti sulle cime del Parnaso, la Griselda del Decamerone, Orazio Coclite a difesa del ponte Sublicio, per impedire agli Etruschi di oltrepassare il Tevere, la battaglia tra Orazi e Curiazi.
Le parole della restauratrice Chiara Davoli
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.16058319:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/reggio-emilia-svelati-i-segreti-del-mauriziano-la-dimora-dell-ariosto/84509/84955]]
È solo una parte di quello che si può ammirare al Mauriziano, nelle tre sale di levante, il nucleo più antico dell’edificio. Ma, soprattutto, è solo una parte di quello che si potrebbe ammirare se il restauro – appena iniziato da Taddei Davoli Restauri Dipinti e Fabbrika Restauri e mostrato ieri a un folto pubblico di curiosi e appassionati – venisse completato. «Grazie ai 9 mila euro donati dall’associazione culturale Viaduegobbitre – spiega Chiara Davoli, direttrice dei lavori – stiamo gettando le basi per un intervento futuro che, speriamo, possa riguardare tutti gli ambienti nel loro complesso, e non solo i dipinti murali più grandi o evidenti».
Finora i restauratori Emanuele Zanni, Romeo Grasselli e Chiara Davoli hanno eseguito delle saggiature nei Camerini dei poeti, dell’Ariosto e degli Orazi scoprendo che i dipinti murali originali («eseguiti a tempera sull’intonaco e dunque più delicati e maggiormente portati a rovinarsi rispetto agli affreschi») sono stati in parte ricoperti da interventi grossolani risalenti all’Ottocento.
«Oltre a lacune, sollevamenti e distaccamenti dovuti anche ad infiltrazioni d’acqua – conferma Davoli – bisognerà intervenire per riportare in superficie i dipinti originali, andando a colmare i vuoti per restituire continuità pittorica. Nell’Ottocento non si agiva così, e infatti le volte, gli architravi, i soffitti sono stati coperti da un composto di calce e cemento, poi imbiancato».
Solo un lavoro certosino – realizzato con il patrocinio del Comune di Reggio, i Musei Civici e il controllo della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio di Bologna – ha permesso di scoprire che sotto l’intonaco ottocentesco si celavano foglie e tralicci dipinti nel Cinquecento, per riempire gli spazi tra una scena e l’altra e portare all’interno del Mauriziano la natura rigogliosa presente, già allora, nel parco circostante. E tanto altro sarebbe da fare: nel Camerino dei poeti, ad esempio, i volti dei letterati sono stati ritoccati, sostituiti con altri, in alcuni casi addirittura cancellati da atti vandalici; e che dire di quel Mercurio dipinto sul soffitto della sala degli Orazi?
«Il panneggio del mantello è di una tale grazia – spiega la storica dell’arte Maria Montanari – da farci credere che si trattasse di un’immagine particolarmente significativa. Finora ci si è sempre focalizzati sui dipinti più grandi, come, nel caso di questa stanza, la battaglia tra Orazi e Curiazi e la scena di Orazio Coclite, ma questo primo intervento di restauro ci permetterà di esplorare e analizzare anche aspetti rimasti nell’ombra».
Si potrà iniziare a ragionare sull’autore degli affreschi, per esempio, la cui identità è tuttora avvolta nel mistero. «Se in un primo momento erano stati attribuiti a Nicolò Dell’Abate – racconta Montanari – adesso questa è solo una possibilità: i dipinti, infatti, dovrebbero risalire al 1570-80, quindi dopo la morte del pittore che fu autore, tra l’altro, delle decorazioni della Rocca dei Boiardo a Scandiano. Potrebbe trattarsi, considerate le similitudini con i lavori di Dell’Abate, di opere realizzate da suoi epigoni, ma tutto può essere».
La speranza è che, dopo questo primo intervento, si trovino altri contributi per proseguire il restauro, e così la ricerca. Un input viene anche da Glass Up, giovane azienda che produce visori di realtà aumentata e che ha appena vinto un bando regionale per applicare questo sistema alla cultura. Ieri al Mauriziano i presenti hanno avuto un piccolo assaggio e, indossati gli occhiali speciali, hanno potuto osservare le fasi del restauro sovrapposte agli affreschi delle sale; in futuro il passato e il presente potrebbero mescolarsi ulteriormente, testimoniando la fatica – ma anche l’orgoglio – del passaggio tra il prima e il dopo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
