Cocaina alla Reggio Emilia bene, cinque condanne
La banda riforniva di “polvere bianca” il centro storico Gli imputati inchiodati da pedinamenti e intercettazioni
REGGIO EMILIA. Si è chiusa ieri in primo grado davanti al gup Cristina Beretti – a poco più di un anno dagli arresti – una complessa vicenda (non solo investigativa ma anche giudiziaria) che ha scoperchiato oltre 2mila cessioni di droga documentate: cocaina che si muoveva, in treno, lungo la direttrice Milano-Reggio Emilia. Ma era il nostro centro storico il cuore dell'attività di spaccio. E i reggiani cosiddetti "per bene" l'assidua e fedele clientela dell'organizzazione.
Massiccia la scelta del patteggiamento da parte degli imputati, ad eccezione del tunisino 38enne Tarek Rhimi (difeso dal legale bolognese Alessandro Cristofori) – il nordafricano viene ritenuto uno dei vertici dell’organizzazione – che è stato giudicato con rito abbreviato e infine condannato ad un anno e nove mesi di reclusione. Il gup Beretti ha nella stessa udienza avallato quattro pene “concordate” in precedenza dai difensori con il pm Valentina Salvi che ha coordinato quest’operazione dei carabinieri battezzata “Paradise” dal nome della strada base operativa del gruppo, cioè via Paradisi, nella zona della stazione ferroviaria.
Il patteggiamento più alto – due anni e quattro mesi di reclusione – per il marocchino 37enne Youssef Saghrauoi (assistito dall’avvocato Federico Bertani). Mentre la stessa pena sempre patteggiata (un anno e sei mesi e 20 giorni di reclusione oltre ad una multa di 1.200 euro) per altri due fratelli Rhimi cioè Maher (34 anni) e Hicham (36 anni) difesi dal legale Mattia Fontanesi , ma anche per il marocchino 21enne Abdel Aziz Matboul (tutelato dall’avvocato Gisella Mesoraca). Secondo quanto ricostruito dai carabinieri – grazie ad intercettazioni telefoniche e pedinamenti – piazza Fontanesi, viale Montegrappa, piazza San Prospero, piazza Martiri del 7 luglio e la zona attorno al teatro Valli, il parco del Popolo, l'Isolato San Rocco erano le piazze predilette dello spaccio per la banda. Non solo via Turri e il quartiere della stazione, dunque, dove pure lo spaccio avveniva e frequentemente (di solito di pomeriggio): i pusher si muovevano per raggiungere i clienti anche, e volentieri, nel cuore del centro storico. E i locali più frequentati della città erano diventati il punto di riferimento per gli incontri. Che non avvenivano dentro (per l'alta presenza di telecamere di sorveglianza) ma nei pressi, in zone un po' più appartate. Sempre, tuttavia, sotto l'occhio di vedette pronte a lanciare l'allarme nel caso in cui delle divise fossero arrivate sul posto. L'altra faccia della medaglia di questa importante operazione antidroga, ha riguardato i clienti: una ventina le persone segnalate in quanto assuntori di stupefacenti. Non solo tossicodipendenti, ma soprattutto gente comune: studenti, professionisti, imprenditori, commercianti della città. Le dosi venivano acquistate a colpi di 50 euro. I clienti conoscevano i loro pusher attraverso dei soprannomi: Zidane, Tito, Magrone. Quando i carabinieri li hanno chiamati in caserma per sentirli, in diversi si sono detti preoccupati e spaventati da possibili ritorsioni da parte dei fratelli Rhimi. Li temevano. Soprattutto quelli che avevano maturato dei debiti nei loro confronti.
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