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Reggio Emilia: Artoni Group, c’è lo stato di insolvenza

di Ambra Prati
Reggio Emilia: Artoni Group, c’è lo stato di insolvenza

Dichiarato dal tribunale di Reggio: «Non è in grado di soddisfare le proprie obbligazioni». Il 18 aprile adunanza dei creditori

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REGGIO EMILIA . Si chiude il cerchio per la Artoni Group: è stato dichiarato lo stato di insolvenza per la capogruppo dell’azienda di Guastalla. Passa così nelle mani del commissario la holding di famiglia gestita prima da Luigi Artoni e poi dalla figlia Annamaria, per anni ai vertici di Confindustria (ex presidente nazionale dei Giovani Imprenditori ed ex presidente regionale di Confindustria). Con un documento del 24 ottobre scorso, il Tribunale di Reggio Emilia ha dichiarato l’insolvenza della Artoni Group Spa, con sede a Reggio Emilia in via Romana, nominando giudice delegato il dottor Niccolò Stanzani Maserati e commissario giudiziale il milanese Franco Maurizio Lagro, già commissario della Artoni Trasporti, ammessa alla procedura straordinaria il 26 giugno scorso.

Secondo il tribunale la società «versa in stato di insolvenza, come desumibile dalla documentazione prodotta e come riconosciuto dalla stessa debitrice, non essendo più in grado di soddisfare le proprie obbligazioni». Si tratta di un passaggio di unificazione nell’iter fallimentare di uno dei più consistenti crac reggiani: un gruppo che ai tempi d’oro effettuava 50 milioni di spedizioni all’anno, contava 500 dipendenti diretti (e dava lavoro a circa 1.500 persone, considerando l’indotto) e un fatturato superiore ai 200 milioni di euro. La società madre aveva la governance della Artoni Logistica, dichiarata fallita, e della Artoni Trasporti, in amministrazione straordinaria dal luglio scorso, con i 116 dipendenti rimasti in cassa integrazione straordinaria per un anno.

Per la Artoni Group, che non ha dipendenti ma possiede diversi immobili (è quindi il ramo con cespiti in essere), si era tentato nell’aprile scorso la strada del concordato, poi abortita. Adesso anche la Artoni Group entra nell’orbita della procedura della Artoni Trasporti, semplificando – per quanto possibile – l’iter per salvare il salvabile.

«Lo stato d’insolvenza fa sintesi e supponiamo che consentirà ai creditori, tramite eventuali vendite, di recuperare qualcosa del loro credito», commenta Marco Righi, segretario della Filt-Cgil, che esprime preoccupazione per il fatto che si devono ancora scoprire le carte: «Ancora non si sa a quanto ammonta esattamente lo stato passivo né la modalità delle dismissioni. Il commissario non ha depositato tutti gli atti, occorrerà attendere che consegni il piano al Ministero dello Sviluppo Economico; noi auspichiamo in novembre». Se c’è grande attesa per le indicazioni del commissario, rimane confermata l’adunanza dei creditori, in un primo tempo avrebbe dovuto svolgersi a novembre e che, proprio a causa della complessità del fascicolo, è slittata al 18 aprile 2018, alle 9.30, al secondo piano del Tribunale: in quella prova del nove si svelerà l’incognita dell’esame dello stato passivo e tutti i creditori potranno presentare le proprie richieste.

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