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«Un mese di marcia per portare a Santiago le lettere dei desideri»

di Aldo Spadoni
«Un mese di marcia per portare a Santiago le lettere dei desideri»

Cavriago: Marco Segalina fa quasi mille chilometri a piedi lungo il Cammino de Compostela, poi arriva a Finisterre

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CAVRIAGO. Si è conclusa nel migliore dei modi la straordinaria impresa di Marco Segalina, che ha completato il “Cammino di Santiago de Compostela” e poi ha continuato la sua avventura sino a Finisterre, sull'oceano Atlantico.

Una bella favola, quella di Marco, che certamente non ha un passato sportivo, ma che ha sempre avuto un cuore grandissimo per tutti, sia sul lavoro che nella vita quotidiana. Un “ragazzo” che potrebbe essere identificato uno di tanti, ma che in realtà è persona speciale; di quelle persone che nel quotidiano danno tanto alla nostra società, che troppo spesso è alla ricerca del personaggio da idolatrare.

Segalina, pensionato di 58 anni, negli anni Ottanta era conosciutissimo per il suo programma di liscio sull'emittente cittadina Aradio Città 1, e dai microfoni della sede di via Cecati, proprio per le sue qualità umane, aveva un seguito a livello nazionale. Ora questa avventura, preparata in un anno di duro lavoro, tanti sacrifici e tanta buona volontà.

Marco Segalina, si presenti e ci racconti. Quando e come è nata l'idea di questa avventura?

«Abito a Cavriago da 35 anni, ma mi sento coviolese a tutti gli effetti. Per 30 anni sono stato in servizio ai trasporti pubblici di Reggio Emilia e provincia, poi ho avuto una fortuna: nel 1996 sono stato scelto per effettuare un servizio speciale, che ho sempre amato: il trasporto dei disabili e degli anziani, dato poi in completa gestione, nel 2001, alla ditta Til trasporti integrati e logistica, dove ho lavorato fino alla pensione, dopo 42 anni e 10 mesi di lavoro. Per me conoscere loro è stato come vincere una ingente somma al Superenalotto».

Si spieghi meglio.

«E’ un servizio programmato da un ufficio che però, alla sera, ti faceva sentire utile, quasi necessario per i passeggeri trasportati, sia i bambini di 3 o 4 anni, sia gli anziani, anche novantenni. Non mi chiamavano autista, ma semplicemente Marco».

Quali sono i suoi hobby e le sue passioni sportive?

«Con il tempo da dedicare all'attività lavorativa per tutta la settimana, gli hobby sono stati veramente pochi. Ma uno in particolare mi ha sempre affascinato: l'allevamento di uccellini esotici, in particolare della razza australiana Diamante di Gould. Ne ho più di 15 coppie. Dal punto di vista dello sport non amo il calcio, ma mi fa piacere quando la Reggiana vince».

E il Cammino di Santiago di Compostela?

«Subito mi sono detto: parliamone. Io che per andare al bar a 300 metri da casa prendevo l'auto o lo scooter... Mi hanno proposto quasi mille chilometri a piedi in circa 30-35 giorni, con uno zaino da 8 chilogrammi sulle spalle, fra salite e discese, attraverso mesetas infuocate dal sole spagnolo. Con l'aiuto di alcuni colleghi di lavoro, ho cominciato a fare piccoli giri. Poi sono arrivato a fare meravigliosi trekking sui sentieri di Matilde di Canossa, con partenza e rientro da Puianello. Poi, incitato dai colleghi montanari, sono salito sulla cima del Ventasso, sull'Alpe di Succiso e sul Monte Cusna. Così mi sono deciso ad affrontare il Cammino di Santiago de Compostela. In questo viaggio ho trovato tanti amici e, grazie allo spirito di adattamento, solidarietà e tanta tolleranza. L'unica nota negativa è che non conosco due parole di inglese, che è la lingua che si usa negli alberghi ed ostelli, e soprattutto tra i pellegrini. Comunque a tutto c'è stato rimedio».

Quali sono state le difficoltà incontrate?

«Uniche difficoltà incontrate, una fastidiosa tendinite e il repentino passaggio dal caldo delle mesetas al freddo intenso del Nord della Spagna. Però avevo una certezza: quella dell'arrivo a Santiago de Compostela, dopo aver attraversato paesaggi fiabeschi e città ricche di cultura. Pensavo: se sarò in orario con la tabella di marcia, proseguirò fino all'oceano Atlantico, fino a Finisterre. In questo luogo gli antichi spagnoli pensavano finisse il mondo. Un luogo in cui, come da tradizione, bisogna bruciare sugli scogli un'indumento usato durante il cammino, lavarsi nel mare, rivestirsi a nuovo e, pulito, ritornare verso casa come uomo nuovo».

Tornando al mondo della disabilità, che cosa le ha trasmesso?

«Fra i miei grandi e indimenticabili amici, la prima cosa che mi hanno trasmesso, a muso duro, è che io sono stato un uomo fortunato, in piena salute, a differenza di tanti dei miei ragazzi, che sono persone fantastiche. Parlando con alcuni di loro del mio progetto, ho avuto tanti incoraggiamenti e incitamenti. Nella tasca del mio zaino avevo alcune lettere sigillate di alcuni di loro, da mettere in punti ben precisi del cammino. Sono loro desideri che spero vengano accolti. Mi mancano tutti i miei ragazzi, anche quelli che a volte, avendo difficili problematiche psicologiche, mi facevano tribolare. I miei grandi amici però si accontentano di poco: un sorriso, una battutaccia, un rimprovero quando è ora».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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