Centro storico deserto, dopo le 21 chiude tutto
Da via Emilia a piazza Martiri, la sera certe zone della città si svuotano. La Confesercenti: «Ai commercianti non conviene restare aperti»
REGGIO EMILIA. Perché dopo le 21 il centro storico della città, soprattutto in questa stagione, è pressoché deserto? È la domanda che, come Gazzetta di Reggio, ci siamo posti e che vogliamo approfondire nei prossimi giorni. La “desertificazione” di alcune vie centrali è un tema tutt’altro che recente e di complessa soluzione. Presenta diverse sfaccettature, punti di vista, esigenze che talvolta si scontrano. Qualcosa è stato migliorato, qualcos’altro decisamente peggiorato, non riuscendo mai a trovare quella spada in grado di sciogliere una volta per tutto questo nodo gordiano.
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Esistono – escluse le evidenti eccezioni di ricorrenze come appunto Halloween – ancora dei “non luoghi” che dopo le 21 sono frequentati solo dal silenzio e dall’umidità invernale. Uno di questi, forse il più clamoroso, è quello delle due sorelle: via Emilia San Pietro e via Emilia Santo Stefano. Clamoroso perché assieme rappresentano la vera e propria struttura portante della città, l’antico decumano romano.
Durante la settimana, a passarci dopo cena, sembra di stare in un film western prima di un duello fra pistoleri. Serrande sbarrate, passanti che si affrettano verso casa e un vuoto estraniante. Manca solo la salsola, il classico “arbusto rotolante” delle ghost town hollywoodiane.
Ma di zone non vissute dopo le 21, in questa stagione ce ne sono altre. Come ad esempio piazza Martiri del 7 Luglio e l’adiacente piazza della Vittoria, Corso Garibaldi, piazza Roversi, talvolta persino piazza Prampolini. E se ci addentriamo in tutti quei luoghi diversi dall’ormai popolarissima piazza Fontanesi, la lista si allunga a dismisura.
Le motivazioni di questa periodica desertificazione notturna sono però molteplici, spesso intersecate fra loro in un complicato gioco dove è difficile capire se sia nato prima l’uovo o la gallina. Un misto di responsabilità pubbliche, private e caratteristiche culturali tipiche della reggianità. Che in fondo si deve andare a letto a una certa ora perché domani mé vâg a lavurèr.
Locali chiusi troppo presto. Una delle prime cose che salta all’occhio sono quei bar e locali che alle 20 chiudono le serrande. Difficile dire se siano vittime o concause della desertificazione. Quel che è certo è che restare aperti non converrebbe. «Per anni quando c’era una certa frequentazione i commercianti aperto più a lungo – spiega chiaramente Roger Ganassi, direttore generale di Confesercenti Reggio Emilia – ma quando i costi superano i ricavi non conviene più. Avrebbero tutto l’interesse a rendere più vivo il centro ma a lungo andare andrebbero in perdita a queste condizioni».
Taxi troppo cari. Ci sono delle volte che un tassista farebbe veramente comodo. Ad esempio per andare a teatro e non dover parcheggiare in luoghi più cari del biglietto stesso. Oppure quando, dopo una cena fra amici, si è alzato un po’ troppo il gomito. Peccato però che scattata una certa ora subentri il sovrapprezzo della tariffa notturna, rendendo i taxi inaccessibili a molti.
«Stilare un protocollo con i tassisti – prosegue Ganassi – per cui la sera si paga di meno invece che di più, sarebbe un buon contributo alla rivitalizzazione del centro. Una cosa simile era tra l’altro già stata fatta in passato il mercoledì con i cosiddetti “taxi rosa” e aveva riscosso un buon successo. Sarebbe bello replicarla ancora, magari renderla quasi permanente».
Trasporto pubblico. Così come per i taxi, la notte anche gli autobus del trasporto pubblico reggiani viaggiano in misura ridotta. Tanto quelli che si spostano in centro, quanto quelli che collegano la città alla provincia e alle frazioni più marginali. Mettendo in difficoltà una corposa fetta di “clienti”, soprattutto i più giovani, che sono costretti a chiedere passaggi a genitori o amici.
Residenti in calo. La fuga degli storici residenti è un problema che va avanti da anni e se chi è andato a vivere nelle frazioni non è incentivato a tornate in città, almeno la sera, questo diventa un’altra causa del vuoto notturno. «Si deve rendere attrattiva la residenzialità – spiega Ganassi – serve un progetto sul lungo periodo. Da qualche anno si va in questa direzione ma c’è ancora tanto da fare. E i risultati si vedranno col tempo».
Insicurezza e degrado. È il dramma dei tempi moderni. E influenza anche la vivibilità del centro. L’insicurezza di certe zone, o la nomea che si sono fatte, le rende decisamente poco attrattive. «Anche questo incide sulla attrattività – prosegue il direttore di Confesercenti –, è un problema che si riscontra da Rimini a Piacenza. Occorre rendere alcuni luoghi abitabili, con interventi che incentivino questo processo: rendere una città frequentata è il modo migliore per renderla più sicura».
Pochi turisti. Il turismo d’affari storicamente a Reggio è sempre stato presente. Quello vacanziero, al contrario, è pari quasi a zero. E se fosse incentivato, prosegue Ganassi, «attrarrebbe investimenti incentivando i commercianti ad aprire più a lungo».
Dove parcheggiare. Altro tema molto discusso sono i parcheggi. Alcuni troppo cari, altri troppo distanti. Altri ancora troppo antiestetici. E non sono pochi quelli che dicono che, rendendoli più accessibili, si faciliterebbe di molto la vivibilità notturna della città.
Luoghi da riqualificare. In sintesi, però, forse la realtà è che ci sono dei luoghi che vanno riqualificati per intero, dalla viabilità all’arredamento urbano. In questo piazza Fontanesi è un eccellente esempio, ma c’è ancora del lavoro da fare.
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