Logistica, secondo giorno di sciopero
Ieri mattina la manifestazione davanti alla sede di Confcooperative in largo Gerra. Cgil: «Senza contratto da 22 mesi»
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REGGIO EMILIA. Duecento persone hanno manifestato ieri mattina, davanti alla sede di Confcooperative in largo Gerra, in occasione del secondo giorno di sciopero del settore Trasporti, merci e logistica, proclamato dai tre sindacati unitari Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti. Il prologo il giorno precedente a Bologna, dove si era svolto il picchetto di lavoratori reggiani e modenesi davanti alla sede della Lega delle Cooperative e dove in un secondo tempo una delegazione era stata ricevuta dall’assessore al Lavoro della Regione.
Un settore, questo dell’autotrasporto, che riguarda 700mila lavoratori in tutta Italia e quasi 70mila in Emilia-Romagna. I dati reggiani non sono disponibili proprio perché si tratta di un settore fluido e difficile da fotografare, comprendente artigiani, autotrasportatori in proprio e cooperative. Un settore privo di contratto, scaduto 22 mesi fa nel dicembre 2015 e mai rinnovato, secondo i sindacati, a causa dell’atteggiamento delle cooperative, che intendono rivedere le condizioni di lavoro al ribasso.
«Poiché sono interessati parecchi soggetti, dopo una serie di incontri avrebbe dovuto avviarsi un tavolo di trattativa unico, che facesse la sintesi tra le diverse esigenze e posizioni – spiega Marco Righi, segretario della Filt-Cgil ieri al presidio in Largo Gerra, definito molto partecipato –. Ma quando si è tentato di andare al tavolo congiunto, alcune associazioni datoriali, in particolar modo le cooperative, hanno posto veti inaccettabili, facendo arenare la trattativa nel settembre scorso».
Secondo i sindacati, tra le proposte irricevibili dei datori di lavoro figurano parecchie questioni: la negazione delle clausole sociali (i sindacati vorrebbero inserire all’interno del contratto vincoli precisi in caso di cambio di appalto, in modo da avere una filiera certificata e certa); il rifiuto di aumenti salariali (come ridurre l’indennità di trasferta e rendere la quattordicesima variabile); l’aumento dell’orario di lavoro, riducendo ferie e permessi; e ancora il congelamento degli scatti di anzianità e il non pagamento dei primi tre giorni di malattia. «C’è un tentativo di ridurre il salario annuo delle persone e non riconoscere il contratto che noi riteniamo molto grave, anche perché nel contratto vorremmo inserire aspetti legati alla legalità dei quali il settore ha bisogno come l’aria – prosegue Righi –. A nostro avviso non è accettabile proseguire in una via al ribasso in un settore di per sé delicato, che vede il dumping contrattuale come un elemento di concorrenza». Intanto ieri pomeriggio si è appreso che a livello nazionale il settore merci, autotrasporti e logistica ha indetto altre due giornate di sciopero per l’11 e 12 dicembre. «L’auspicio – conclude Righi – è che nel frattempo, in questi quaranta giorni, la trattativa si possa sbloccare e le parti esprimano la volontà di ragionare nel merito. Non vogliamo che venga spezzettato il contratto, crediamo nell’importanza di un unico contratto collettivo nazionale che tuteli tutti i lavoratori del settore».
Ambra Prati
Un settore, questo dell’autotrasporto, che riguarda 700mila lavoratori in tutta Italia e quasi 70mila in Emilia-Romagna. I dati reggiani non sono disponibili proprio perché si tratta di un settore fluido e difficile da fotografare, comprendente artigiani, autotrasportatori in proprio e cooperative. Un settore privo di contratto, scaduto 22 mesi fa nel dicembre 2015 e mai rinnovato, secondo i sindacati, a causa dell’atteggiamento delle cooperative, che intendono rivedere le condizioni di lavoro al ribasso.
«Poiché sono interessati parecchi soggetti, dopo una serie di incontri avrebbe dovuto avviarsi un tavolo di trattativa unico, che facesse la sintesi tra le diverse esigenze e posizioni – spiega Marco Righi, segretario della Filt-Cgil ieri al presidio in Largo Gerra, definito molto partecipato –. Ma quando si è tentato di andare al tavolo congiunto, alcune associazioni datoriali, in particolar modo le cooperative, hanno posto veti inaccettabili, facendo arenare la trattativa nel settembre scorso».
Secondo i sindacati, tra le proposte irricevibili dei datori di lavoro figurano parecchie questioni: la negazione delle clausole sociali (i sindacati vorrebbero inserire all’interno del contratto vincoli precisi in caso di cambio di appalto, in modo da avere una filiera certificata e certa); il rifiuto di aumenti salariali (come ridurre l’indennità di trasferta e rendere la quattordicesima variabile); l’aumento dell’orario di lavoro, riducendo ferie e permessi; e ancora il congelamento degli scatti di anzianità e il non pagamento dei primi tre giorni di malattia. «C’è un tentativo di ridurre il salario annuo delle persone e non riconoscere il contratto che noi riteniamo molto grave, anche perché nel contratto vorremmo inserire aspetti legati alla legalità dei quali il settore ha bisogno come l’aria – prosegue Righi –. A nostro avviso non è accettabile proseguire in una via al ribasso in un settore di per sé delicato, che vede il dumping contrattuale come un elemento di concorrenza». Intanto ieri pomeriggio si è appreso che a livello nazionale il settore merci, autotrasporti e logistica ha indetto altre due giornate di sciopero per l’11 e 12 dicembre. «L’auspicio – conclude Righi – è che nel frattempo, in questi quaranta giorni, la trattativa si possa sbloccare e le parti esprimano la volontà di ragionare nel merito. Non vogliamo che venga spezzettato il contratto, crediamo nell’importanza di un unico contratto collettivo nazionale che tuteli tutti i lavoratori del settore».
Ambra Prati
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