Reggio Emilia, i volontari di Exit: testamenti biologici e fine vita dignitosa
L’associazione Exit-Italia era presente con un banchetto davanti al cimitero di Coviolo. Obiettivo distribuire materiale informativo
REGGIO EMILIA. Nel giorno di Ognissanti ma anche nella Giornata mondiale del diritto ad una morte dignitosa, l’associazione Exit-Italia era presente con un banchetto davanti al cimitero di Coviolo. Obiettivo distribuire materiale informativo e spiegare ai cittadini cosa significa sottoscrivere un testamento biologico. In Italia sono 3.500 gli iscritti a Exit e l'Emilia-Romagna è al terzo posto per adesioni, con Bologna a far la parte del leone seguita dalle province di Modena, Parma e Reggio Emilia.
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«Siamo Venuti da Torino a Reggio ma anche in altre città – ha spiegato Emilio Coveri fondatore e presidente dell’associazione Exit-Italia – nella ricorrenza della giornata mondiale del diritto ad una morte dignitosa, perché sosteniamo il diritto di sottoscrivere il testamento biolologio, il proprio testamento biologico, che è quel documento che una persona in un momento della vita nelle sue piene facoltà d’intendere e di volere rilascia, e sottoscrive, per lasciare le proprie disposizioni di volontà che riguardano la fine della propria esistenza. Una fine che noi vogliamo possa essere dignitosa ma soprattutto senza inutili e atroci sofferenze».
Tanti i reggiani che si sono fermati al banchetto, hanno consultato il materiale informativo, e si sono intrattenuti confrontandosi con i volontari dell’associazione. Sul delicato tema si è soffermata ieri l’ex deputata Maria Antonietta Farina Coscioni (partito radicale), al termine della visita all’opg di Reggio Emilia: «Non stiamo parlando di una legge sull’eutanasia e inoltre la via non è certo il suicidio assistito in Svizzera. Serve invece una legge che dia garanzie al malato, affinché possa mettere anticipatamente nero su bianco i trattamenti che vuole subire nel caso sia incapace d’intendere e di volere oltre che in estrema sofferenza. Ma se ne parla solo quando vi sono vicende che scuotono l’opinione pubblica».
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