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Se il consiglio comunale di Reggio Emilia si trasforma nell’Onu...

Evaristo Sparvieri
Se il consiglio comunale di Reggio Emilia si trasforma nell’Onu...

Dal caso Cesare Battisti alla crisi del Venezuela: i temi internazionali che impegnano i consiglieri nelle sedute in aula

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La richiesta di estradizione del pluricondannato Cesare Battisti, la solidarietà al Venezuela in crisi istituzionale ed economica. Oppure alla Catalogna, che nella sua fase indipendentista ha vissuto giorni di scontri drammatici. E l’abolizione del Comunismo? Perché non parlarne? Così come è lecito discutere della cittadinanza onoraria a Calatrava (negata) piuttosto che a Ocalan (concessa), in segno di riconoscimento e condivisione dei principi di democrazia, uguaglianza e libertà per il popolo curdo. No, non è il Palazzo dell’Onu.

È la nostra bella e cara Sala del Tricolore, dove spesso e volentieri arrivano in aula argomenti di livello internazionale, impegnando il lavoro dei 32 consiglieri che, dietro il modico compenso di 76.50 euro lordi a gettone, si fanno carico di risolvere intrighi mondiali.

L’ultimo consiglio comunale, andato in scena lunedì scorso, si è fatta addirittura una doppietta, in quello che è stato a tutti gli effetti un Claudio Bassi day: cinque mozioni su sei, infatti, sono state firmate dal capogruppo di Forza Italia. Compresa la mozione nella quale si chiede l’estradizione in Italia del pluricondannato all'ergastolo Cesare Battisti. Nel testo, si legge che il consiglio comunale, «quale massima espressione della città di Reggio Emilia», invii una richiesta formale al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Governo Italiano e al Ministero degli affari Esteri «per porre in essere ogni iniziativa atta a condurre alla estradizione in Italia di Cesare Battisti per l’espiazione di ogni pena di legge». Di certo la lettera sarà già partita... E di certo ora il groviglio internazionale, dopo decenni di stallo, sarà finalmente risolto...

Un organo politico. È questo in fondo il consiglio comunale. E, come tale, da sempre è deputato ad affrontare argomenti politici di ogni tipo, spesso scalzando finanche quelli amministrativi. A maggior ragione in un consiglio che, tra ammissioni e mezze confessioni, spesso si sente tagliato fuori dai temi forti della giunta. Insomma, perché parlare di buche nelle strade, di parcheggi cittadini o di degrado e sicurezza urbana quando nessuno ti ascolta e il Venezuela sta vivendo una drammatica crisi a causa di Maduro? È ciò che deve aver pensato la consigliera del gruppo Misto, Roberta Rigon, che fortunatamente ha prontamente portato il caso venezuelano in consiglio. Anche in questo caso, una mozione. E anche in questo caso, il consiglio ha dato il via libera alla richiesta reggiana al Governo italiano di adoperarsi affinché il Governo venezuelano abbia «un atteggiamento costruttivo» per alleviare la crisi umanitaria.

La solidarietà, si sa, non si nega a nessuno. Figurarsi allora alla Catalogna indipendentista del fuggiasco Puigdemont, al cui popolo nella seduta del 9 ottobre scorso hanno espresso vicinanza i consiglieri Rubertelli, Bellentani, Bassi, Caccavo e Rigon. Era la stessa seduta in cui il capogruppo della Lega, Gianluca Vinci, aveva addirittura chiesto la messa al bando dell'ideologia comunista. Mozione respinta. Perché va bene tutto, ma proprio tutto evidentemente no.

Per la verità, di politica anche internazionale il consiglio comunale si è occupato da sempre. Soprattutto in passato, quando le ideologie dietro ai partiti dettavano l’agenda nazionale con immancabili ricadute locali. E i temi di grande politica che finivano all’ordine del giorno in consiglio erano un espediente per fare una prova di forza tra ideologie contrapposte. Ma è proprio la caduta delle ideologie a rendere ora stranianti – se non estemporanee – le più recenti discussioni in Sala Tricolore.

Un discorso populista? Forse sì. Di certo popolare, nel senso di vox populi. A maggior ragione se i temi strettamente cittadini finiscono invece in quel piccolo giochino di politica locale che mette pressochè sistematicamente l’uno contro l’altro i gruppi consiliari di maggioranza e opposizione. Magari a vantaggio di grandi temi internazionali o di solidarietà mondiale, ma con il rischio di finire a discapito dell’interesse dei cittadini. O no? Anzi... Onu.

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